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Cannes 2015, uno sguardo al Fuori Concorso

Continuiamo l’analisi del programma della 68esima edizione del Festival di Cannes, al via il 13 maggio, occupandoci, dopo il Concorso, delle opere presentate fuori da ogni competizione.

Il Fuori Concorso è il regno del “glamour”, dei film più attesi dal pubblico che spadroneggeranno nelle sale durante tutta l’annata cinematografica (e proprio i più validi, spesso, dovranno sottoporsi invece a carbonare uscite agostane senza alcun senso). Questa è la categoria degli “ospiti”, che accoglie grandi maestri con poca voglia di competere, megaproduzioni di genere che difficilmente riescono ad entrare in Concorso e piccoli, potenziali “midnight cult” che spesso iniziano da qui il vorticoso passaparola che poi li porterà sugli schermi (spesso casalinghi purtroppo) dei cinefili di tutto il mondo.

Iniziamo dalle proiezioni “speciali”, per poi chiudere con i grossi calibri. Desta interesse l’esordio dietro la macchina da presa dell’attrice Natalie Portman, dalla doppia cittadinanza israeliano/americana, che si cimenta con l’impegnativa riduzione dell’autobiografia del premio Nobel Amos Oz “A Tale of Love and Darkness”, che ne racconta gli anni della giovinezza dopo l’istituzione dello Stato d’Israele. Polemiche assicurate, con la Portman che interpreta oltre a dirigere.

Nell’anno del centenario del genocidio armeno da parte dell’esercito turco, uno degli episodi storici più rimossi e insieme tragici della storia umana (sull’argomento, a Venezia 2014, abbiamo visto “Il padre – The Cut” di Fatih Akin), da segnalare la nuova opera del francese di origini armene Robert Guédiguian, “Une histoire de fou”, che attualizza l’annoso e irrisolto tema raccontando di un giovane armeno che attenta alla vita dell’ambasciatore turco in Francia nel 1981.

Non c’è alcun bisogno (forse) di spiegarvi chi sia Barbet Schroeder, autore che tra alti e bassi ha pur sempre realizzato nella sua lunga carriera veri e propri cult come “More” (con una magnifica colonna sonora dei Pink Floyd diventata un disco di successo indipendentemente dalla pellicola di riferimento), “Il mistero Von Bulow” (Oscar a Jeremy Irons) e “Barfly”, forse il miglior film tratto da Bukowski con uno strepitoso Mickey Rourke. A Cannes porta la sua nuova fatica, “Amnesia”, che mette curiosamente al centro degli avvenimenti la stessa discoteca di Ibiza “protagonista” dell’omonimo film di Gabriele Salvatores.

Tra le proiezioni di mezzanotte, da segnalare il documentario “Amy” di Asif Kapadia, dedicato alla recentemente scomparsa Amy Winehouse, e il nuovo film di Gaspar Noè, “Love”, che già si annuncia come il film-scandalo del Festival.

Chiudiamo questa breve presentazione con i grossi calibri. Dopo trent’anni esatti dall’ultima volta, George Miller rimette mano alla saga di “Mad” Max Rockatansky con “Mad Max: Fury Road” (nella foto in alto), un sequel (pare, più che un reboot) con Tom Hardy che prende il posto di Mel Gibson nel ruolo principale: ancora il post apocalittico “outback” australiano, ancora il mondo violento e brutale da “day after” che abbiamo imparato a conoscere ed amare anche in alcuni celebri anime come “Ken il guerriero”. E Charlize Teron ad accompagnare, nel ruolo di Furiosa, i tormenti e le battaglie nell’atteso ritorno di Max, soltanto atteso, stranamente, e non contestato dai fan della vecchia trilogia, forse anche per la credibilità totale conquistata da Tom Hardy agli occhi del pubblico. Staremo a vedere.

L’habitué della Croisette Woody Allen presenta “Irrational Man”, la sua nuova commedia con protagonisti Joaquin Phoenix ed Emma Stone (confermata nel ruolo di musa alleniana dopo la ragazza veggente del precedente “Magic in the Moonlight”) nei ruoli di un professore e di una studentessa innamorati sullo sfondo del Rhode Island. Non si conosce molto altro del progetto, la segretezza della trama è ormai parte preponderante della strategia promozionale del maestro Woody, noi da fan sfegatati saremo in prima fila per celebrare ancora una volta la longevità e la prolificità artistica di un maestro assoluto, di cinema e di pensiero.

Dopo gli ultimi sequel non proprio ispiratissimi (“Monsters University” su tutti, davvero al di sotto dello standard abituale) la Pixar sforna “Inside Out”, diretto dal veterano dello studio Pete Docter (coregista di “Monsters & Co.” e regista “Up”). All’interno del cervello di Riley, ragazzina in procinto di trasferirsi dal Midwest a San Francisco, le emozioni primarie (Gioia, Paura, Rabbia, Disgusto e Tristezza) sono cinque creaturine perennemente in contrasto. Le loro interazioni influiranno sui comportamenti di Riley nel mondo “reale”. Ci sono davvero tutte le premesse per una nuova pietra miliare, che potrebbe insidiare il trono dei (finora) inavvicinabili “Up” e “WALL•E”.

Ce n’è per tutti i gusti e per ogni tipologia di pubblico, in sintesi. LoudVision sarà lì per farvi vivere la manifestazione cinematografica più importante al mondo minuto per minuto.

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