Home > Recensioni > Cannes 2016 — Aquarius

Il film probabilmente meno atteso del Concorso di Cannes 2016 ci regala il ruolo femminile più bello e intenso visto finora. Stiamo parlando di “Aquarius” di Kleber Mendonça Filho e della sua meravigliosa protagonista Sonia Braga. Tutto il film poggia sulle sue spalle e su quelle del suo personaggio, e rappresenta il grande rilancio di un’attrice che avevamo francamente dimenticato, protagonista di un pugno di film rimasti nella memoria ma ormai risalenti a tanti anni fa (“Dona Flor e i suoi due mariti”, “Tieta do Brasil”, soprattutto “Il bacio della donna ragno”). Un film brasiliano che sfrutta l’importante vetrina per denunciare sul red carpet con tutta la sua delegazione il colpo di Stato “bianco” in atto in questi giorni ai danni del presidente eletto Dilma Rousseff, avvenuto tra il silenzio generale dei media mondiali (e chi ne ha parlato ha trattato la vicenda come una destituzione quasi obbligata per problemi giudiziari, almeno sui canali d’informazione generalisti italiani). Tra qualche mese il Brasile sarà sotto gli occhi di tutto il pianeta quotidianamente per le Olimpiadi di Rio de Janeiro, aspettiamo approfondimenti e aggiustamenti di tono sulla vicenda che probabilmente non ci saranno mai.

Clara (Sonia Braga) è un critico musicale in pensione ed è rimasta l’unica ad abitare il palazzo “Aquarius”, costruito negli anni Quaranta per l’alta borghesia di Recife. Tutti gli altri inquilini hanno ceduto alle offerte di una società immobiliare che ora possiede l’intero stabile, con l’eccezione dell’interno di Clara. Tra lei e Diego, il giovane incaricato del progetto dalla Società, s’innesca un’aperta guerra fredda, che spinge forzatamente la donna a ripensare al proprio passato così come al futuro che l’aspetta.

Clara è il (Brasile del) secolo scorso, è cultrice del supporto analogico, resiste strenuamente ai cambiamenti in atto, ha superato una brutta malattia e ostenta fieramente la sua corvina chioma fluente, simbolo di resistenza coatta, di difesa della tradizione più che di passatismo fine a se stesso (come il film a un certo punto sembra farci intuire, portandoci volutamente fuori strada). Un film che ha il suo difetto maggiore nella reiterazione dei concetti, che dilatano notevolmente il minutaggio quando una maggiore asciuttezza e concisione avrebbe sicuramente portato ad un risultato complessivo migliore. Ma le sequenze oniriche hanno una forza filmica non comune, i momenti conviviali racchiudono caratteri e generazioni, la sequenza finale aggiunge ad un facile simbolismo una chiave visiva e semantica che chiude mirabilmente i conti.

Politica, umanista, un’opera che crea un personaggio/mondo, che sviluppa ogni corollario partendo dalla coerenza della sua architrave, la Clara di Sonia Braga. Appassionata di musica, centinaia di vinili negli scaffali di casa, non potrete non amarla se siete cultori del bel suono, difensori degli oppressi, resistenti alla corruzione della modernità; se siete, insomma, dei buoni esseri umani.

 

 

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