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Cannes 2016 — Auspici e previsioni in attesa della premiazione di stasera

Ed eccoci arrivati al momento dei verdetti anche per l’edizione 2016 del Festival di Cannes, il momento in cui la ridda di ipotesi, previsioni, soppesamenti e tifo da stadio lascerà (finalmente) lo spazio ai verdetti decisi dalla Giuria presieduta dal Presidente George Miller e che annovera, tra i componenti, anche i registi Arnaud Desplechin e szló Nemes, gli attori Mads Mikkelsen, Vanessa ParadisDonald ShuterlandKirsten Dunst e la nostra Valeria Golino, e la produttrice Katayoon Shahabi, tanto per sapere con chi prendervela se il palmarès dovesse vedere premiati cineasti a voi sgraditi.

Il Concorso di quest’anno è uno dei più imperscrutabili degli ultimi anni, composto da film dalla qualità media molto buona ma con poche punte incontestabili, e qualche grande delusione. Un’unica certezza: “The Last Face” di Sean Penn non vincerà nulla, se non la Palma come film più sbeffeggiato e vilipeso di sempre. Non l’abbiamo nemmeno recensito perchè non ci piace sparare sulla Croce Rossa, tantomeno su Medici Senza Frontiere, meglio stendere un velo pietoso.

Partiamo dal massimo premio, sul quale restringerei la rosa di papabili a due/tre film: Bacalaureat” di Cristian Mungiu e American Honey di Andrea Arnold (con Toni Erdmann” della Ade battitore libero per ogni premio). La mia preferenza cadrebbe in maniera assolutamente incontrastata su Paterson di Jim Jarmusch, ma probabilmente il regista americano non riuscirà mai a mettere d’accordo tutti in una giuria composita e dai gusti totalmente imperscrutabili come poche altre volte. Grande outsider, The Salesman” di Ashgar Farhadi, buono per tutto, dalla sceneggiatura all’attore protagonista.

Occupiamoci quindi del comparto attoriale. La sfida tra le donne è sostanzialmente ristretta a due opzioni: la Sonia Braga di “Aquarius” e l’Isabelle Huppert di “Elle“, due film che difficilmente concorreranno per altri premi dovessero mancare questo. Difficile che entrino in competizione anche le pur meritevoli Sandra Hüller di “Toni Erdmann”, Kristen Stewart di “Personal Shopper” (la mia preferita del cuore anche se la Braga è una spanna sopra) e Ruth Negga di “Loving“.

Dall’altra parte, invece, il nulla o quasi. I personaggi maschili sono i grandi assenti dal Concorso di quest’anno. Ma qualcuno bisognerà pur premiare, e allora la scelta potrebbe essere “proletaria”, il Dave Johns di “I, Daniel Blake“, o inutilmente divistica con il Joel Edgerton di “Loving”. Io premierei, e potrebbe anche accadere, l’Adrian Titieni di “Bacalaureat”.

Per la sceneggiatura, non si dovrebbe uscire dalla Romania: oltre a “Bacalaureat”, qui rispunta potenzialmente anche “Sieranevada” e occhio al premio di consolazione potenziale per Ken Loach. Potrebbe rappresentare anche il contentino per Xavier Dolan, a meno che non rientri in gioco prepotentemente per la miglior regia. Qui io punterei sulla sorpresona: il filippino Brillante Mendoza di “Ma’Rosa” e la sua macchina a mano dispersa per gli “slums” di Manila.

Premi e Gran Premi li trovate qui sotto. Prima quelli che credo vincano, tra parentesi quelli che vorrei vincessero. Ancora qualche ora, e sapremo tutto (non ci siamo dimenticati di Olivier Assayas Nicolas Winding Refn, semplicemente crediamo che rimarranno a bocca asciutta).

Palma d’Oro: “Bacalaureat” (“Paterson”)

Gran Premio della Giuria: “The Salesman”/”American Honey” (“American Honey”)

Regia: Brillante Mendoza (Olivier Assayas)

Sceneggiatura: “I, Daniel Blake” (“Bacalaureat”)

Miglior attore: Joel Edgerton (Adrian Titieni)

Miglior attrice: Isabelle Huppert (Sonia Braga)

Premio della Giuria: “Juste la fin du mond” (“Rester vertical”)

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