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Cannes 2017 – Pronostici e speranze aspettando il Palmarès

Non è semplice quest’anno, alla fine delle proiezioni del Concorso e in attesa della premiazione di questa sera, entrare nella mente del presidente di Giuria Pedro Almodóvar e dei suoi giurati, cercare di carpirne gusti e idiosincrasie, questa volta ancora più di altre. Perchè i 19 film della Selezione Ufficiale in competizione rappresentano un corpus quantomai variegato, seppur dalla qualità media decisamente inferiore alle attese, o forse che conferma appieno le impressioni che ci avevano attraversato la mente al momento dell’annuncio dei titoli nella conferenza stampa di presentazione. Capita che arrivi un’annata dove molte delle opere più attese sono ancora in lavorazione, specie quando ad accedere alla corsa per la Palma è una “compagnia di giro” numericamente non elevatissima e le scommesse sono ridotte e dettate comuque più dalle case di produzione che dall’intuito del selezionatore emerito (questo è il suo sedicesimo anno) Thierry Frémaux e della sua squadra di lavoro.

Ma qualcosa si può provare ad indovinare, ad incominciare dal premio maggiore, la Palma d’Oro, che ha un solo grande favorito: Robin Campillo con il suo “120 battements par minute”, un buon dramma con una forte tematica sociale alla base dell’assunto, l’epidemia di AIDS scatenatasi nella comunità omosessuale degli Usa nella seconda metà degli anni Ottanta. Un film dall’esattezza drammaturgica incontestabile, seppur un po’ troppo prolisso, pudico nella rappresentazione dei sentimenti e dei dolori, che non farà la storia del cinema ma sarà di sicuro protagonista nella prossima stagione cinematografica. Può piacere tantissimo al presidente Pedro, è abbastanza di facile lettura persino per l’imperscrutabile Will Smith. Due, a naso, i veri competitor del film francese: il bellissimo “Loveless di Andrej Zviagintsev, passato come primo film e non uscito più dai nostri cuori, e “The Killing of a Sacred Deer” del greco Yorgos Lanthimos, sbarco negli States con cast all star, che a noi è piaciuto davvero pochissimo ma ha una forte gilda di estimatori. Entrambi si ripropongono anche per Gran Premio e regia, insieme ad un film dall’accoglienza variegata, che ha fortemente diviso la critica internazionale, “Radiance” di Naomi Kawase.

Per la sceneggiatura potremmo finire in Russia, con il bellissimo “A Gentle Creature” di Sergej Loznitsa oltre che con “Loveless”, dovesse bucare un premio maggiore, o andare ne “La piazza” di Ruben Östlund, satira che potrebbe essere molto affine ai gusti delle giurate Maren Ade e Agnès Jaoui.

Capitolo attori. A contendersi la migliore interpretazione maschile potrebbero essere il Robert Pattinson di “Good Time”Louis Garrel/Godard, buona la prestazione del primo in un film discreto ma che a molti è piaciuto tanto, mentre l’ottima prestazione del secondo era l’unica cosa da salvare di un film ignobile. Premio femminile molto più complicato da prevedere, con la Vasilina Makovtseva del film di Loznitsa forse un passo sopra tutte, e la doppia Nicole Kidman (Lanthimos/“The Beguiled” di Sofia Coppola) che potrebbe tramutare in Palma uno dei due ruoli, ma per noi non lo merita. Un Festival avaro di grandi ruoli femminili, dopo l’abbondanza e l’imbarazzo della scelta dello scorso anno. Qualche speranza anche per Dianne Kruger, per l’intenso ruolo di una madre colpita da un lutto terrificante in “In the Fade” di Fatih Akin.

Abbiamo escluso dai pronostici i film di Bong Joon-hoNoah Baumbach perchè c’aveva pensato il presidente Pedro ad escluderli nella conferenza stampa d’apertura, in una delle uscite più improvvide della storia delle dichiarazioni pubbliche in una competizione ufficiale. Dovessero rientrare in gioco, il film di Baumbach è probabilmente il più serio candidato per la sceneggiatura.

Infine, due battitori liberi: “L’amant double” di François Ozon “You Were Never Really Here” di Lynne Ramsay, fortemente divisivi ma che hanno il loro zoccolo duro di estimatori che potrebbe aver germinato in giuria. I due protagonisti assoluti, Marine VacthJoaquin Phoenix, entrano in gioco come opzioni possibili per lo stesso discorso. Non ci siamo dimenticati dei grossi calibri Michael Haneke e Todd Haynes, semplicemente crediamo che a questo giro rimarranno a bocca asciutta.

MOLTO difficile, come già detto, prevedere qualcosa in un anno senza grosse perle, con una mediocrità generalizzata. Qui sotto, i miei pronostici sul palmarès di questa sera. Tra parentesi, chi vorrei vincesse io.

Palma d”Oro: “120 Battlement par minute” (“Loveless”)

Gran Premio della Giuria: “The Killing of a Sacred Deer” (“Radiance”)

Regia: François Ozon (Kornel Mundruczó)

Sceneggiatura: “A Gentle Creature” (“The Meyerowitz Stories (New and Selected)”)

Miglior attore: Robert Pattinson (Nahuel Pérez Biscayart)

Miglior attrice: Diane Kruger (Marine Vacth)

Premio della Giuria: “Radiance” (“A Gentle Creature”)

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