Home > Recensioni > Cannes 2018 — Les filles du soleil

L’argomento giusto, il momento giusto per presentarlo ad un festival, un film COMPLETAMENTE sbagliato. Parliamo di Les filles du soleil” di Eva Husson, che è arrivato sulla Croisette preceduto dalla manifestazione della fondazione Time’s Up con ottantadue registe e cineaste a rappresentare l’esiguo numero di donne selezionate per i concorsi cannensi a fronte degli oltre milleduecento uomini, e che è apparso da subito come uno dei favoriti, sulla carta, per i premi del Concorso di Cannes 2018. Speriamo vivamente non lo rimanga dopo averlo visionato. Un film che racconta di combattenti curde contrapposte all”Isis, di donne che imbracciano il fucile fronteggiando la discriminazione e la segregazione, della prima linea di una guerra che si sta combattendo, in modi differenti, in molte parti del mondo. Se oggi la forza del sedicente stato islamico e il suo impatto economico e militare sono in netto arretramento, il merito è (anche) di queste donne coraggiose, che avrebbero meritato un’opera cinematografica di livello, non l’equivalente di una fiction di Rai1 con più budget.

In Kurdistan, Bahar (Golshifteh Farahani), comandante del battaglione “Le figlie del sole”, si prepara a liberare la sua città dagli “uomini in nero”, con la speranza di ritrovare anche il figlio piccolo da loro rapito. Una giornalista francese, Mathilde (Emmanuelle Bercot), segue l’offensiva per testimoniare la storia di queste eccezionali guerriere. Tutte si battono per la medesima causa: le donne, la vita, la libertà.

Questa che abbiamo proposto qui sopra è la sinossi ufficiale tradotta dal catalogo del Festival, e vorrei focalizzare la vostra attenzione su quel “uomini in nero”. Nel film non sono nulla più che questo, uno sparuto gruppo di tagligole armati chiamati “i fondamentalisti”, trattati nelle pur buone scene action come la carne da macello di un videogioco. Corrono da una parte all’altra con il preciso intento di farsi eliminare, non hanno approfondimento, non c’è contesto geopolitico, nulla di nulla.

All’inizio del film siamo con la giornalista, che sfoggia una benda su un occhio ferito in un reportage precedente: l’occhio singolo come simbolo della versione inevitabilmente parziale degli accadimenti da cui anche la miglior giornalista non può esimersi? Nulla di tutto questo, per tutta la corposa parte centrale il personaggio scompare per poi riapparire solo negli assalti finali. La comandante Bahar, una Farahani che ce la mette davvero tutta, ha delle incongruenze di comportamento inaccettabili, passando dalla fragilità alla durezza nell’arco della stessa scena. È davvero inutile comporre un elenco dettagliato degli elementi che non funzionano, perché qui non funziona quasi niente: l’overdose di primi piani, l’insopportabile e perenne musica a commento (con effetti, a tratti, involontariamente comici, come un pernicioso ralenty sulle guerriere che danzano intorno al fuoco la sera prima di una battaglia), i flashback nel passato mal distribuiti, le manifestazioni di affetto tra commilitoni finte oltre ogni tolleranza.

Qualcosa da salvare? La perizia tecnica delle scene di battaglia, con la camera in mezzo all’inferno (la modalità di messa in scena, perchè le coreografie non funzionano), l’intento di comporre un grande racconto popolare su delle eroine troppo poco celebrate (ancora) dalla storia, il magnetismo della Farahani, un’attrice che vorremmo vedere protagonista di un film a cadenza almeno bimestrale. Null’altro. Se non siete di bocca buona e non sopportate le emozioni ricattatorie, non arriverete probabilmente al termine delle due ore abbondanti di proiezione. Perché queste due donne, ognuna sul campo con un ruolo diverso, hanno bisogno di essere definite come compagne e madri prima di ogni altra cosa. La Bercot vuole dimenticare il fidanzato morto in un’azione precedente, la Farahani vuole (soprattutto) ritrovare suo figlio. Velo pietoso, e speriamo lo stenda anche la giuria, la credibilità di un festival passa anche dall’ignorare roba come questa, se già si è commesso l’errore di selezionarla per il Concorso.

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