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Cannes 2019 — Aperta la 72a edizione del Festival

Con ventiquattr’ore di ritardo, per motivi indipendenti dalla nostra volontà, anche LoudVision, nella persona del sottoscritto, è sbarcato sulla Croisette e può dichiarare il Festival di Cannes 2019 ufficialmente aperto. Vi daremo conto successivamente, ve lo promettiamo, del film che ha aperto manifestazione e Concorso, “The Dead Don’t Die” di Jim Jarmusch (in uscita a metà giugno con i titolo “I morti non muoiono”), ma il piatto rimane decisamente ricco, quasi pantagruelico. Cominciamo questa veloce ricognizione proprio dal Concorso, su cui bisogna porre, inevitabilmente, uno sguardo privilegiato. Ce n’è per tutti i gusti, dal semiautobiografico Pedro Almodóvar di “Dolor y gloria” (in sala da domani, qualcuno di voi lo vedrà prima di me) al ritorno del coreano Bong Joon-ho (dopo “Okja” di due anni fa) con “Parasite”, dal nuovo, attesissimo, “A Hidden Life” di Terrence Malick (un ritorno al cinema “narrativo”? Staremo a vedere …) all’ottava partecipazione dei fratelli Jean-Pierre e Luc Dardenne con “Le jeune Ahmed”. Per chiudere la schiera dei “fedelissimi”, non possiamo non citare Ken Loach (“Sorry We Missed You”), due volte Palma d’Oro in passato (anche recente con “I, Daniel Blake”  ), Arnaud Desplechin (“Roubaix, une lumière”), Xavier Dolan, già “new classic” nonostante la giovanissima età, che presenta “Matthias et Maxime” dopo il megaflop critico della sua precedente esperienza statunitense, presentata a Toronto e poi scomparsa dai radar, e il nostro Marco Bellocchio, unico italiano, con “Il traditore”, incentrato sulla figura del pentito di mafia Tommaso Buscetta.

Un caso a parte è rappresentato da un altro “figlio” del festival, e Palma d’Oro 2013 con “La vita di Adele”, Abdel Kechiche. Il suo “Mektoub, My Love: Intermezzo”, seguito di quel “Canto uno” che ci fece impazzire due anni fa a Venezia e capitolo di mezzo di una ormai quasi certa trilogia, è avvolto dal più fitto mistero. PARE che il regista uscirà dalla sala di montaggio con la copia a poche ore dalla proiezione, PARE che nessuno, nemmeno il comitato selezionatore, abbia vist0 nulla e l’abbia preso a scatola chiusa, il regista ha affermato di aver preteso la proiezione notturna (terminerà qualche minuto prima delle due del mattino, PARE) perché ritiene la sua opera adatta alle tenebre … Una leggenda più che un’opera, siamo naturalmente curiossimi.

Folta rappresentanza femminile, ed era ora, con autrici interessanti come Jessica Hausner (“Little Joe”), Céline Sciamma (“Portrait de la jeune fille en feu”) e “Atlantique” dell’esordiente nel lungo Mati Diop. E poi, last but decisamente not least, sua maestà Quentin Tarantino con “Once Upon a Time in … Hollywood”, per il quale non stiamo più nella pelle.

Fuori Concorso troveremo il ritorno di Dexter Fletcher al biopic musicale con “Rocketman” (su Elton John) a pochi mesi dal colpo “Bohemian Rhapsody” (sì, c’era anche Bryan Singer da quelle parti, ma pare si debba sussurrare), il documentario (si spera) definitivo sul Pibe de Oro “Diego Maradona” di Asif Kapadia, Abel Ferrara con “Tommaso” (ambientazione romana e Willem Dafoe protagonista/alter ego), e poi Patricio Guzmán (“La cordillera de los sueños), Gaspar Noè (Lux Aeterna”) Werner Herzog con “Family Romance, LLC”.

Anche alla Quinzaine des Réalisateurs, festival “altro”, parallelo e competitivo, coraggioso e sperimentale, formatosi nel ’69 proprio in contrapposizione alla paludata selezione ufficiale, c’è soltanto l’imbarazzo della scelta: Lav Diaz (“The Woman Who Left”, il film con cui vinse il Leone d’Oro qualche anno fa, è ancora scandalosamente inedito in Italia), Quentin “Mr.Oizo” DupieuxTakashi MiikeRobert EggersLech Kowalski, Bertrand BonelloRobert Rodriguez e persino il “nostro” Luca Guadagnino con un mediometraggio con cast internazionale, “The Staggering Girl”.

Un elenco che mette paura, e l’unico rammarico sarà quello, probabilmente, di avere poco tempo per le scoperte, per cercare i nuovi nomi su cui puntare per il futuro, per fare una capatina alla Semaine de la Critique, all’ACID (sezione fieramente “indipendente” per costituzione ed obiettivi, quest’anno inglobata, per la prima volta, nel programma ufficiale), a Un Certain Regard (ma almeno Kantemir BalagovAlbert SerraBruno Dumont e il “nostro” Lorenzo Mattotti cercheremo di non farceli scappare). Non ci sarà il tempo per dare uno sguardo alla Storia, al passato restaurato, a Cannes Classics 

La “grandeur” cannense sembra più viva che mai, dopo un paio di anni di appannamento, e il Festival sembra pensare improvvisamente di poter fare a meno della stampa, vessata in quest’edizione in mille modi (ne riparleremo). E invece, e ci rendiamo conto di ribadire l’ovvio, il ponte tra noi qui e il pubblico a casa è la VERA fonte della giovinezza eterna di ogni manifestazione culturale. Seguite LoudVision, si cercherà di portare l’evento cinematografico più prestigioso dell’anno in tutte le vostre case. Non vorrete mica dare ragione al direttore Thierry Frémaux?

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