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  • Cannes 2019 — Bacurau

    Diretto da Kleber Mendonça Filho, Juliano Dornelles

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Regista apertamente “politico” come pochi altri nel panorama del cinema mondiale contemporaneo, quantomeno nelle intenzioni, il brasiliano Kleber Mendonça Filho torna in Concorso a Cannes 2019 a tre anni dal precedente “Aquarius” che, rivisto oggi, prefigurava la deriva sociale del Paese che avrebbe poi portato all’elezione di Jair Bolsonaro alla presidenza. Proprio sul tappeto rosso dell’anteprima ufficiale di quel film, da ricordare soprattutto per la monumentale interpretazione di Sonia Braga, i membri della delegazione denunciavano apertamente la condizione di sospensione democratica in cui versava il Brasile, e gli eventi sono poi precipitati fino all’elezione di un presidente accomodante e non critico verso le dittature militari che si sono alternate nel corso del Novecento, in maniera più o meno continuativa dal 1964 al 1985. Questa volta si alza ancora la posta, e “Bacurau” è l’ambizioso tentativo di saldare passato, presente e (prossimo) futuro di una nazione ferita dalle ingerenze violente del vicino gigante statunitense, che qui diventa una squadra di “turisti” che compra, letteralmente, la vita degli abitanti dello sperduto villaggio che da il titolo all’opera, firmata a quattro mani con il produttore/regista/art director Juliano Dornelles.

La vicenda, a suggello di quel che dicevamo qualche riga fa, è ambientata “tra qualche anno” …Bacurau (un uccello notturno molto abile nel mimetizzarsi e, in una dizione locale, anche l’ultima corsa di un mezzo di trasporto pubblico) è un piccolo villaggio situato nel nordest del Brasile nello stato di Pernambuco. Vi si piange la morte della novantaquattrenne matriarca Carmelita. Qualche giorno dopo gli abitanti scoprono che il villaggio è scomparso dalle carte geografiche e che un misterioso gruppo di “turisti” (capitanati da Udo Kier) americani è arrivato nella zona …

Ci sono almeno tre film dentro quest’opera che, se sbaglia, lo fa per eccesso, per comunicare l’urgenza espressiva e insieme il grido d’aiuto di un intero popolo, rappresentato per sineddoche dalla comunità di paesani. La quotidianità di una comunità abituata all’autosostentamento, alla mancanza di acqua potabile, a riunirsi nel culto dei morti e delle tradizioni, vittima delle ingerenze di un leader politico disinteressato al bene comune e vittima solo di una smodata ambizione; eventi inspiegabili che si succedono senza apparente spiegazione, come l’apparizione di un piccolo disco volante nel cielo; americani armati fino ai denti (e totalmente idioti) si avvicinano sempre più agli abitanti, mettendone progressivamente a rischio l’incolumità. Il film si sviluppa con l’interazione di tutti questi elementi che, purtroppo, non riescono a trovare equilibrio di toni e compattezza all’interno della narrazione.

La regia inanella sequenze indimenticabili (il prologo, gli effetti di un misterioso stupefacente prodotto da sempre dalla comunità, tutto il segmento finale di anarchica follia visiva e performativa) ad altre squilibrate che mal s’integrano con il resto. Il povero Udo Kier (americano emigrato dalla Germania che rappresenta, abbastanza didascalicamente, ogni male possibile) è quello che ne esce peggio di tutti, sballottato da un copione che sembra non comprendere fino in fondo.

In sintesi, una visione consigliata nonostante la piccola insufficienza che vedete nel voto sopra (ricordiamo che, in un Concorso di un grande festival, i voti gradano le opere solo per comporre una gerarchia all’interno della selezione, non tanto in generale), un film che si perde e si ritrova, che si ama e si odia, ammirevole per programmaticità, criticabile per l’ambizione onnicomprensiva. Ma in Brasile l’atmosfera è questa, e la voglia di Mendonça Filho di renderci partecipi, ancorandosi anche stilisticamente a quel “cinema novo” che diede lustro al Paese verdeoro, fa sì che l’opera continui a crescere nella testa ogni giorno che passa. Bacurau viene fatta scomparire dalla cartine geografiche, il cinema ha anche l’obiettivo di riportarcela: quel futuro prossimo prefigurato in cui a San Paolo si succedono sommarie esecuzioni di piazza ci fa davvero paura.

 

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Contro

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