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Cannes 2019 — Bilancio e pronostici

In un’edizione dalla qualità media altissima, il Festival di Cannes conferma tutto quello per cui si è guadagnato il riconoscimento di kermesse cinematografica più importante al mondo, dopo qualche anno di (apparente) appannamento: autori importanti, film importanti, nuove tendenze e vecchie conferme, il concetto di cinema d’essai in progressiva trasformazione, con la contaminazione tra i generi come caratteristica comune di molti dei film della selezione. Generi traditi, parodiati, citati, inseriti come strutture guida in narrazioni raggrumate intorno a personaggi e tematiche, più che a mere successioni di eventi. Il cinema combatte lo strapotere della serialità (non più solo) televisiva accentuando le sue specifiche, tecniche e stilistiche, e si dimostra vivo e in continua mutazione; i selezionatori dei festival, e Cannes l’ha capito subito, non possono far altro che registrare, assecondare e promuovere. Cannes si conferma anche un continuo paradosso: istanze sociali e messaggi interclassisti c’investono dallo schermo, rigida divisione in censo e caste per accedervi, con una tutela e un rispetto per il lavoro svolto qui in loco sempre minore man mano che si discendono i gradini dei colori dei badge. A voi questo interessa poco, ne facciamo cenno soltanto per evidenziare il paradosso.

E diamo uno sguardo alla selezione, dunque, con la giuria capitanata da Alejandro G. Iñarritu chiamata a un compito gravoso, vista la gran quantità di opere notevoli, che segneranno l’annata nelle sale nei mesi a venire. Due film del Concorso potete già trovarli in sala in Italia, e vi consigliamo di non farveli scappare: “Dolor y gloria” di Pedro Almodóvar è il grande favorito, l’opera che mette (forse) il punto fermo ad una carriera dolorosa y gloriosa e celebrerebbe un autore mai insignito con Palme o Leoni, non è il nostro preferito ma sarebbe tutt’altro che uno scandalo; e “Il traditore” di Marco Bellocchio, l’unico rapppresentante italico, un potente biopic della mente, dell’anima e della storia, su un uomo e un Paese, sulle famiglie, sui sistemi valoriali e sulla loro applicazione. Puro Bellocchio insomma, nonostante si parli di Tommaso Buscetta, e con un Pierfrancesco Favino statuario che si candida al ruolo di miglior attore. Non crediamo il film possa aspirare ad altro, ma ci piacerebbe molto venire smentiti.

I preferiti di chi scrive compongono un terzetto variegato, con un’unica linea guida comune, la contaminazione tra generi di cui parlavamo più sopra: Quentin Tarantino “Once Upon a Time … in Hollywood” (già intenzionato, pare, a cambiare il montaggio visto qui in Croisette, potremmo aver assistito ad una sorta di “Gronchi rosa” della filmografia tarantiniana) non crediamo possa ambire più che a un contentino, magari il solito premio alla sceneggiatura. “La Gomera” di Corneliu Porumboiu è la conferma di una cinematografia, quella rumena, non più ormai in vertiginosa ascesa ma in sostanziale conferma, un gioco colto, cinefilo e insieme estremamente divertente, che scardina i cliché per poi ricombinarli e riutilizzarli, TUTTI: difficile venga premiato, se non, ancora una volta, col contentino alla sceneggiatura. “Parasite” di Bong Joon-ho è invece cinema allo stato puro, regia magnifica e funzionale alla materia narrata, attori in parte, stili e toni che cambiano continuamente, un messaggio politico semplice, universale e profondissimo. Quasi impossibile fare di meglio, speriamo in una qualche menzione nel palmarés.

Il film di Céline Sciamma“Portrait de la jeune fille en feu”, era molto in alto nel borsino critico appena dopo il passaggio e la proiezione ufficiale, con i giorni se ne sono un po’ perse le tracce. Ma questo dramma in costume raggelato ed estetizzante potrebbe davvero tornare a casa con un premio importante. Stesso discorso per Terrence Malick e il suo ” A Hidden Life”, che qui ha diviso molto ma che, dovesse venir premiata la regia, non avrebbe davvero troppe contestazioni di sorta.

Il resto del Concorso dovrebbe rimanere fuori dai giochi, ma ci sta di estrarre dal cilindro ancora qualcuno dei nostri preferiti. Per esempio la lunare e straniante comicità di Elia Suleiman e il suo magnifico “It Must Be Heaven”, o il noir urbano “The Wild Goose Lake” di Diao Yinan. Il film che, di sicuro, crediamo non porterà a casa nulla è il più sperimentale di tutti, rifiutato in blocco per i motivi sbagliati, vittima di un moralismo pruriginoso che nel 2019 ha davvero poco senso. Parliamo di “Mektoub, My Love: Intermezzo” di Abdellatif Kechiche, costretto a scusarsi (???) per aver montato nella sua fluviale opera una lunga scena di cunnilingus, che parrebbe aver causato la fuga in massa degli spettatori dalla proiezione ufficiale e aver fatto indignare, pensate un po’, il sindaco di Cannes! Velo pietoso su tutta la faccenda, speriamo soltanto che tutto questo non renda invisibile il film. Noi premieremmo, per risarcirla dal dileggio immeritato, la carnale Ophélie Bau. Ci è piaciuto tantissimo anche Ken Loach con “Sorry, We Missed You” ma crediamo che, con due Palme all’attivo, questa volta potrebbe anche saltare il giro. Come potrebbe (e dovrebbe) saltarlo Xavier Dolan e il suo, per noi, modestissimo “Matthias et Maxime”, ma temiamo che lasciare l’enfant prodige (sempre meno, l’una e l’altra cosa) a bocca asciutta sia proprio contrario al protocollo cannense. Per finire, in un’annata drammaticamente priva di ruoli femminili forti, il mediocre “Frankie” di Ira Sachs potrebbe comunque regalare a Isabelle Huppert, protagonista assoluta attorno alla quale ruota una “ronde” di (troppi) personaggi, il premio per l’interpretazione: almeno così ci spiegheremmo la selezione del film.

Appuntamento a stasera per i commenti a bocce ferme e a premi consegnati. Qui sotto intanto, come da tradizione, i pronostici (tra parentesi, invece, quelli che vorremmo vincessero noi):

Palma d’Oro: “Dolor y gloria” (“The Parasite”)

Gran Premio della Giuria: “Portrait de la jeune fille en feu” (“Once Upon a Time … in Hollywood)

Regia: Terrence Malick per “A Hidden Life” (Diao Yinan per “The Wild Goose Lake”)

Sceneggiatura: “Once Upon a Time … in Hollywood” (“La Gomera”)

Miglior attore: Pierfrancesco Favino per “Il traditore”

Miglior attrice: Isabelle Huppert per “Frankie” (Ophélie Bau per “Mektoub, My Love: Intermezzo”)

Premio della Giuria: “Matthias et Maxime” (“It Must be Heaven”)

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