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Canova: “Se vuoi fare musica devi essere coerente con te stesso” [INTERVISTA]

Spegnete la tv, non fidatevi delle radio commerciali, abbandonate le vie principali dell’informazione. E soprattutto, tornate a girare per i locali della vostra città, perché dal bar di fiducia al locale “teatro” di goliardiche serate passate con gli amici avrete molte più possibilità di imbattervi nella musica propriamente “buona” di quanto potreste mai immaginare. Sappiate che, in quei pochi (ma buoni!) metri quadri, è tornata ormai da tempo a consumarsi veramente la gavetta dell’aspirante musicista, quello disposto a farsi le ossa direttamente sul campo piuttosto che fidarsi della facciata “bugiarda” dei talent o di altre tipologie di vetrine pseudotelevisive. Affidatevi, quindi, alla vostra curiosità, spendetevi quanto basta nello sfrenato zapping online e affinate il vostro “gusto” con lo spirito di chi crede fermamente che quello dedicato alla musica sia alla fine dei conti “tempo dedicato a se stessi”. Con presupposti del genere, potreste persino imbattervi in Matteo Mobrici (voce, chitarra elettrica, piano), Fabio Brando (chitarra elettrica, piano), Federico Laidlaw (basso) e Gabriele Prina (batteria), alias i Canova. Questa band cantautorale dal sapore fortemente indie sa bene cosa significa “giocarsela sul campo” in tempi come questi (portando con sé le proprie canzoni in un bar o in un locale in grado di ospitare centinaia di persone), con la caratteristica peculiare di essere prima di tutto un gruppo di amici con la voglia di affrontare ogni esibizione dal vivo come fosse una festa. “Avete Ragione Tutti” è l’album d’esordio per i Canova (registrato a Milano da Giacomo Jack Garufi, missato da Matteo Cantaluppi e pubblicato lo scorso 21 ottobre per Maciste Dischi), un disco che non ammette presunzione, ma scorre in maniera schietta e semplice come i suoi autori, lasciando un impronta significativa già al primo ascolto. Di questo e altro ancora ce ne ha parlato nell’intervista che segue Matteo Mobrici, per noi di LoudVision.

Che momento è questo per voi? Come vi sentite?

Siamo molto curiosi ed emozionati, nel senso che avendo da poco pubblicato il nostro disco d’esordio (in maniera indipendente, con molta tranquillità) aspettiamo solo di portare in giro le nostre canzoni. Stiamo continuamente aggiornando il cartellone del nostro tour che partirà a gennaio.

Da quale tipo di cantautorato all’italiana vi siete lasciati ispirare finora nelle vostre produzioni?

Siamo praticamente cresciuti con tutta la musica che oggi non va più di moda, ascoltando Lucio Battisti, Lucio Dalla, Rino Gaetano, Francesco De Gregori come se fossero nostri contemporanei. La parte massiccia della nostra ispirazione viene da lì. E in buona parte abbiamo assimilato anche qualcosa sul versante inglese (ad esempio i Beatles), ma il bello è che da quelle parti non si sono mai fermati e per svariati decadi hanno prodotto grandi nomi e grande musica, Anzi, se devo dirti la verità la maggior parte dei concerti cui abbiamo assistito sono proprio quelli stranieri. Solo più recentemente abbiamo approcciato anche al cantautorato italiano contemporaneo.

Quindi, attualmente, c’è qualcosa di “Made in Italy” bello da ascoltare?

Certamente! A noi ad esempio piacciono tantissimo artisti come Baustelle, Brunori Sas, o più emergenti come TheGiornalisti, Calcutta, Motta…sono tra i nostri preferiti! Mi sembra di notare che, da un periodo esclusivamente pop, si sta piano piano tornando a “fare le canzoni” nel senso più stretto del termine, anche perché è proprio il genere di cose che a noi piace di più fare .

“Avete Ragione Tutti” è un album studiato a tavolino oppure nasce di getto?

Innanzitutto siamo una band, cioè classicamente nasciamo in sala prove e speriamo anche di morirci con gli strumenti in mano! Il discorso canzoni poi diventa parallelo, perché per noi avviene tutto in maniera naturale e non premeditata. Per questo nostro disco d’esordio, dando noi sempre molta importanza a ciò che magari può essere pubblicato e restare a vita soprattutto nella rete (che è molto rischioso!), abbiamo prima rodato la band per anni facendo un sacco di gavetta, di concerti ovunque (da marciapiedi ai locali aperitivi), ma sempre facendo canzoni nostre. Ovviamente nel tempo ci siamo migliorati, e ora abbiamo semplicemente avvertito l’esigenza di raccontare delle cose e fare un album vero e proprio, ma niente di pensato o troppo ragionato.

Quindi all’interno della band siete sempre riusciti a gestirvi bene?

Noi siamo amici da sempre, siamo una band vecchio stile! Non so se esistano gruppi dove i componenti sono semplicemente colleghi di lavoro (probabilmente si), ma non è il nostro caso. Tra di noi abbiamo grossomodo gli stessi gusti a livello musicale (in fatto di donne fortunatamente no!), e inoltre condividiamo da sempre un sacco di cose. Il fatto di andare a suonare insieme ci ha solo uniti più di quanto già non lo fossimo prima. Qualunque cosa facciamo per noi è una festa, perché stiamo bene insieme.

Oserei dire che il progetto “Canova” è nato praticamente tra i tavolini del bar…

Hai ragione! Ci siamo spesso ritrovati seduti a un tavolino senza darci appuntamento con gli strumenti in mano e dove io magari facevo ascoltare agli altri una canzone che avevo registrato. Stando molto tempo insieme, tra un caffè e un altro, finivamo spesso col discutere anche di come arrangiare un brano, e di conseguenza poi, appena si entrava in sala prove, ci rendevamo conto che il pezzo era praticamente già fatto. C’è una sorta di rito, di formula semplice ma efficace “da gruppo”! Poi è ovvio che adesso non siamo più solo noi 4 (c’è anche l’etichetta di mezzo), ma continuiamo comunque a lavorare in grande armonia con tutti.

E come stanno reagendo gli ascoltatori (vecchi e nuovi) a questo vostro album d’esordio?

Dal nostro punto di vista ci sono arrivati finora solo feedback positivi, ma sicuramente c’è a chi questo disco non piace. E’ uscito da poco, quindi ogni giorno arrivano persone nuove con pareri diversi, perciò ancora non abbiamo capito benissimo come è stato recepito.

Beh, anche il vostro prossimo tour credo vi aiuterà a capirlo…

Sicuramente con i concerti avremo le idee più chiare. Già nelle nostre serate di presentazione dell’album, come è accaduto il 4 novembre scorso al “Wishlist Club” di Roma, abbiamo riscontrato molta partecipazione da parte di coloro che sono venuti appositamente ad ascoltarci. Siamo rimasti molto contenti e scuramente ci torneremo (magari dopo qualche mese di promozione in più). Anche perché a un disco serve tempo per essere assimilato, all’inizio può non prenderti subito.

Vi siete mai confrontati con altri artisti emergenti?

Non ancora, in effetti. Siamo sempre felici di confrontarci con artisti che fanno generi diversi dal nostro o sono nel giro da più tempo di noi. Probabilmente con la promozione dell’album nei prossimi mesi e con i vari festival ci sarà maggiore occasione di venire in contatto con altre band.

Esistono ancora secondo voi delle “vetrine” in grado di poter avviare una carriera musicale o comunque portarla avanti?

Sicuramente NON i talent, assolutamente! Ormai lo avranno capito tutti che non lanciano carriere, o se lo fanno le lasciano schiantare subito. Noi personalmente abbiamo scelto un tipo di percorso certamente più lento rispetto a uno propriamente televisivo, però crediamo sia quello che dà più soddisfazione: te la giochi direttamente sul campo e scopri giorno per giorno cosa succede in maniera genuina. E poi è tutto nelle tue mani! E’ il percorso classico, quello che c’è sempre stato, e penso che in Italia sia l’unico veramente fattibile per chi vuole fare questo mestiere. Devo dire poi che ora è un bel momento, perché abbiamo visto gente venire dal basso arrivare a grandi livelli senza sputtanarsi, quindi è davvero possibile farcela! L’importante è essere coerenti con se stessi: se si scrivono canzoni è giusto farle ascoltare al baretto con 10 persone o in un locale dove ce ne entrano 3000.

Mi sembra di capire che non volete semplicemente divertirvi a fare musica…

Divertirsi a suonare è sempre il primo obiettivo! Poi chiaramente quando ti ritrovi per molto tempo ad affittare una saletta a 20 euro all’ora vuoi anche realizzare qualcosa di concreto, sennò tanto vale andare a giocare a calcetto. E’ importante divertirsi, però bisogna saperlo fare con metodo, con un briciolo di serietà se si vuole durare più di una settimana. E’ chiaro che questo non è un lavoro “spezza schiena”, ma bisogna saperlo fare comunque con la giusta serietà.

Esiste ancora la musica “italiana” di qualità secondo voi?

Esiste, anzi c’è sempre stata! La differenza è che oggi la trovi più sui giornali e nelle radio che non nei dischi. Siamo sempre stati un popolo di “canzonettari” e poeti di grande qualità. Io personalmente (nella mia ricerca musicale) la radio la tengo spenta, e preferisco mettere su un disco o utilizzare internet. Oggi come oggi il passaparola è diventato fondamentale: Spotify, Youtube, persino “voi” giornalisti indipendenti ci mettete nella condizione di fidarci del vostro gusto e invogliarci ad ascoltare qualcosa che magari non conosciamo ancora. Naturalmente tutto questo senza denigrare i gusti degli altri, che possono essere diversi dai tuoi.

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