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Cantami, o Musa, del Semidivo Perseo…

Cimentarsi con un peplum è sempre un’impresa ardua, ed era da alcuni anni che non ne usciva uno decente, dai tempi del “Gladiatore” di Ridley Scott, 2000 e di “300″ di Zack Snyder (2007), che però sono soprattutto film storici.

“Scontro Tra Titani” sembra proprio una di queste buone, robuste pellicole, che mette in scena la ribellione dell’uomo contro gli dei, la sua (in)capacità a gestire il potere, e soprattutto la sua forza. E, considerando la pellicola a tutto tondo,si potrebbe dire che lo fa in due modi diversi.
Il primo, la forza fisica dei protagonisti (grazie alla fotografia che esalta complice la bellezza del protagonista Perseo/Sam Worthington), e mentale, la lotta per liberarsi dalla tirannia degli dei, l’eterno dubbio sulla capacità umana di governarsi da soli e la liceità del tirannicidio (divino, in questo caso).
Secondo, la forza degli effetti speciali, sottolineati dalla tecnica in 3D. Il fatto che la Weta Workshop di Peter Jackson non c’entri nulla è già di per sé notevole.
Poi, certe scene del film sono semplicemente spettacolari, come l’apparizione di Ade/Ralph Fiennes che si materializza da una nube di corvi neri, o la rappresentazione dantesca di Caronte, così calato nel suo personaggio di traghettatore infernale da essere un tutt’uno con la sua imbarcazione. Strabiliante anche la sequenza nel tempio della Gorgone, che il regista ha voluto (intelligentemente) rappresentare come un mostro dall’aspetto di serpente, certo molto più credibile della Uma Thurman di “Percy Jackson…” che viene uccisa dal suo stesso riflesso nell’ipod del protagonista!

Altro aspetto notevole è l’impianto narrativo del film, dato che, come nell’epos greco, l’eroe deve affrontare una serie di gesta minori prima di arrivare alla grande impresa finale. Allo stesso modo, Perseo, prima di distruggere il famigerato Kraken, deve affrontare il cammino faticoso per raggiungere i Giardini di Stigia e consultare le Streghe, e per raggiungere il loro covo deve sconfiggere un branco di mostruosi scorpioni al comando dei temibili Djinn, gli stregoni del deserto. Terminate tali imprese minori, il protagonista solca il fiume Stige per raggiungere il tempio di Medusa, la cui testa sarà l’arma di distruzione del Kraken.

Il fulcro del film è quindi la lotta dell’uomo contro gli dei, ragione che spiegherebbe certe incongruenze rispetto al mito originale, ma rispecchia la visione moderna della mitologia, che vede gli dei indossare armature scintillanti come carrozzerie di Mercedes, o gli uomini che smantellano la statua di Zeus come se fosse quella di Saddam Hussein.

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