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Cantori del Kalevala

Amorphis in Italia. Una delizia per i rocker amanti del metallo finnico e delle sue mille contaminazioni.

I Magazzini Generali di Milano continuano a lasciare perplessi se usati come sala da concerti. Aprono comunque le danze, di fronte a quattro gatti che se non sono quattro sono cinque, gli Amoral, biondi e coi lunghi capelli al vento, talmente giovani di viso da far sospettare che siano stati illecitamente sottratti alla scuola dell’obbligo finlandese. Innocui, ma hanno tutto il futuro davanti.

Pausa e sotto con i Before The Dawn, dediti ad un death metal ben più roccioso, che alterna cantato pulito e il growl del minaccioso chitarrista-frontman. Ottimo ritmo pestato, i volumi sono a posto e bilanciati, solo la voce potrebbe essere un po’ più alta. Un gruppo comunque da approfondire su disco.

È solo durante la pausa successiva che lo stretto locale si riempie in maniera accettabile per una band di così alto livello. Gli headliner non si fanno attendere. Intorno alle 20.30 i due Tomi, Esa e tutti gli altri salgono sul palco tra le acclamazioni del pubblico e, terminata la breve intro, si parte subito col primo singolo del nuovo nato “Skyforger”, ovvero “Silver Bride”. Il primo pezzo tratto da un lavoro precedente è l’acclamata “Towards And Against”, ma è per “The Smoke” che il pubblico va in visibilio.

La band è abbastanza statica sul palco, molto finlandese in questo, ad eccezione di Tomi Joutsen, che coi suoi dread lunghi ben sotto il sedere catalizza facilmente l’attenzione. La sua voce, a tratti ancora troppo bassa, esegue alla perfezione i brani vecchi e nuovi della band, mette in mostra un growl di prim’ordine, fallisce parzialmente nel rendere le sonorità acide e metalliche che facevano il vanto del vecchio cantante Pasi Koskinen in un pezzo come “Alone”, per esempio.

La dimensione live ben ricorda all’ascoltatore quanto gli Amorphis abbiano perso in impatto frontale col passare degli anni, per guadagnare in estro e melodia. Che stridio fanno “The Castaway” e la nuova “Majestic Beast” avvicinate l’una all’altra! Ma questa è l’offerta, prendere o lasciare. E tutti prendono, vista la forma smagliante della band e della chitarra solista di Esa Holopainen, così esaltata in brani come “Sky Is Mine”. Il lungo medley è aperto e chiuso dalla brutale e memorabile “Against Widows”.

Dopo “Black Winter Day”, con le tastiere non sufficientemente evidenziate, la band si prende il suo break simbolico. Al rientro, spara una dopo l’altra la selvaggia “Sign From The North Side”, direttamente dagli esordi della formazione, la popolare “House Of Sleep” e, prevedibilmente, chiude senza rabbia con “My Kantele”.

Sono appena le 22 ed è l’ora dei saluti. Peccato! Gli Amorphis hanno fatto il loro compitino di routine, ma il loro ingegno musicale per una sera è stato alla portata dei fan italiani. La loro formula musicale è unica e non replicabile. Da vedere.

Fuori, a Milano, comincia a fare freddo…

1. Silver Bride
2. Sampo
3. Towards and Against
4. The Castaway
5. The Smoke
6. Majestic Beast
7. Alone
8. Silent Waters
9. Against Widows/Cares/On Rich and Poor/Against Widows
10. From the Heaven of My Heart
11. Sky Is Mine
12. Black Winter Day
Encore:
16. Sign From the North Side
17. House Of Sleep
18. My Kantele

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