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Canzoni omeopatiche e dolori post operatori

Per il secondo giorno di festeggiamenti targati Martelabel il primo ingresso sul palco del CAE è riservato a Una. Davanti ad una platea un po’ risicata Marzia Stano introduce con “Come il Mare” una performance decisamente densa, a tratti struggente e di una energia impressionante. UNA ci racconta il suo disco e le sue emozioni attraverso delle pillole di Una, Nessuna e Centomila, disco uscito a maggio con Martelabel. “Si ha la sensazione di essere in una famiglia in cui le decisioni vengono prese a tavola (non a tavolino, proprio a tavola!) tutti assieme, c’è molto rispetto e confronto tra etichetta ed artista, e questo è una cosa molto bella. Poi il fatto che loro abbiano dato vita a questa etichetta dopo l’esperienza del Martelive ha sicuramente il pregio di aver dato loro un approccio molto live e quindi funziona perché il mio disco è uscito a maggio, ho fatto tante date e devo ringraziare anche loro per questa cosa. Il live dovrebbe essere proprio il momento clou della carriera di un artista, in Italia invece si sta perdendo: si fa molta fatica a potersi esibire dal vivo se non hai un grandissimo seguito almeno nella fase iniziale. Quindi sono contenta!”.

La sua voce è in grado di trasmettere ogni minima sfumatura dei sentimenti che canta. Ci tiene a spiegare bene quello che racconta in musica, e a chi ascolta non resta che farsi travolgere da “Qui ed Ora” dedicata alla rivincita, spiega, “per riprendersi il presente e quello che ci spetta “. E poi la sua “Molto Bello”, ovvero il “rimedio naturale contro le sfighe sentimentali: all’interno ha una melodia omeopatica che una volta imparata può essere utilizzata per esorcizzare i rifiuti e quelle cose molto brutte che ci fanno sentire spesso la nausea, a me ha risolto molti problemi“.
Brano curativo che, come ci ha spiegato più tardi, funziona davvero ed è stato anche la spinta alla sua strada da solista: “Sì, Funziona davvero! È un pezzo che ho scritto 6 anni fa, era un b-side del terzo disco degli Jolaurlo che ho scritto quando è finita una storia d’amore molto importante per il quale ho subito un piccolo crollo psicologico molto forte. Mi ha aiutato la musica, in particolar modo quel brano da cui poi è nata l’idea di fare un progetto solista, è stato come uno stimolo nuovo a ricominciare, è stato molto bello, quel brano per me è importantissimo. E quella melodia “la lallalalallalà…” è semplicemente una forma di sdrammatizzazione di quello che ci può piombare sulle spalle come una sconfitta a lavoro, professionale o la fine di una storia d amore molto importante“.

“E poiché siamo molto pochi mi avvicino.” Marzia si siede sul bordo del palco, accompagnata dal buon Gianni Masci e Simone Martorana alle chitarre, e continua la sua intima esibizione con “Contraria” e “Non è colpa delle rose”. Lei ci tiene a dirlo: “Anche se siete pochi siete bellissimi e importantissimi, valete 100 mila!”
Il progetto solista di UNA si pone come obiettivo quello di portare in scena, attraverso una maschera, una persona composta da più strati e mille pensieri. UNA questa sera ne ha avuti diversi di pensieri sul palco e uno ce l’ha anche raccontato: “Si fanno tanti km, si rischia la vita sulla strada, si sacrificano affetti per fare questo lavoro, si sacrificano possibili strade più rassicuranti come scegliere di fare l’avvocato invece che la cantante. E sei su un palco grande, potrebbero esserci 1000-2000 persone ad ascoltare quello che tu stai facendo e ce ne sono 20. All’inizio riflettevo sul fatto che… come siamo tristi certe volte… poi invece pensavo che quelle 20 persone sono bellissime perché sono là, sono appassionate di musica, stanno ascoltando con estrema attenzione quello che sto dicendo e sono fortunata perché sto facendo tutto quello che sto facendo. Quindi in qualche maniera la maschera si è ribaltata e subito dopo è partita l’autentica figura che ha fatto quel concerto. Perché alla fine ho sudato e sono stata molto bene!“.

Il palco passa al fascino sporco di Giacomo Toni e a quei quattro fenomeni che dividono con lui palco e schizofrenie: Enrico Mao Bocchini (percussioni e batteria), Marcello Jandu Detti (trombone), Roberto Villa (contrabbasso, basso), Alfredo Nuti dal Portone (chitarre).
Languido, ironico, raffinato e arrabbiato. Giacomo si dimena tra congetture, questioni e chiacchiere, le stesse che si è premurato di racchiudere in “Musica per Autoambulanze”, il suo primo disco ufficiale uscito ad aprile. “Il disco è nato soprattutto perché io, Roberto (Villa) e Marcello (Jandu Detti) giriamo insieme da tanti anni per concerti, poi abbiamo incontrato Alfredo (Nuti dal Portone) che è un grande chitarrista, uno che conosce molto di produzione e preproduzione allora abbiamo deciso di fare un disco un po’ più improntato sulla concezione del disco, di studio, una cosa che noi non abbiamo mai avuto il tempo di fare. Quindi per una serie di coincidenze umane ci siamo trovati a lavorare su una preproduzione, sui pezzi, e poi la coincidenza è stata l’incontro con Martelabel e la proposta di fare un disco. Quindi l’ultimo anno abbiamo lavorato su questo, non c’è stato proprio un progetto in sé temporale, era semplicemente un incontro di incontri“.

Giacomo usa il pianoforte come un amante, lo scuote, lo accarezza, ci si incazza, ci trova appiglio e consolazione. Il palco si trasforma in un locale malfamato in cui ci si racconta tra birra e sigarette. E allora passano troppo velocemente “Maledizione”, “Autoambulanze” e un classico, ormai, – “un brano che si augura che a morire prima di tutto siano le persone sane, brave, quelle che nella loro vita non hanno mai avuto la fantasia di violentare un sacerdote” dice Toni – “Il Bevitore Longevo“.
La valenza di un ensemble esplode immediatamente, non occorre essere esperti. La qualità è semplice, concreta e cristallina. C’è tutto sul palco. C’è jazz, brass, folk e swing ma allo stesso tempo niente di tutto ciò. Sferzate ciniche, un sound spietato, teatralità e l’unione di tutto che è immensamente maggiore della somma delle singole parti. Genio, poesia e un’istrionica dialettica cantata e suonata che non può lasciare indifferenti.
Dopo “Vita da Niente”, i toni rallentano con “Se ti vedo” e l’atmosfera diventa più rarefatta. Ma siamo alla fine della mezz’ora che gli spetta. Giacomo chiede un sol minore a caso per finire in grande con “Come una Specie di Mezzo Matto” da cui ogni strumento si dipana, prende il suo spazio e mostra le grandi pennellate di quella tela su cui Toni si diverte a dipingere i suoi schizzi semantici.
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In grandissima forma arrivano sul palco gli Inbred Knuclehead, formazione italo-svedese-californiana conosciutissima nella capitale e pronta a partire alla volta dello Sziget con il loro secondo disco, “Family Album”. Freschissimo di stampa, anzi di più, come ci racconta dopo il live il rapper del gruppo, Marco Vallini: “Family Album è andato in stampa in questi giorni, mentre parliamo stanno cominciando a produrre finalmente le copie, beh forse non adesso che è finesettimana! Però è stato finalmente mandato in stampa e ce lo porteremo probabilmente in Ungheria e poi a settembre sarà il momento di fare una bella festa per presentarlo a Roma“.

Incontenibili come al solito. “Siamo gli Inbred Knucklehead, suoniamo inbred music” apre Mike prima di attaccare “Remember When”, di cui Marco di lì a poco ci racconterà la storia del videoclip girato in un parco giochi: “Eravamo in tour in Sicilia, una mattina eravamo a Siracusa perché avevamo una serata lì. Avevamo un po’ di tempo libero e abbiamo detto “vabbè dai regà, troviamo tipo un parco giochi e andiamo a fare gli scemi così”. Siamo arrivati che avevamo sonno, non avevamo voglia di fare niente, c’era un amico nostro siciliano che ha suonato pure con noi qualche volta perché lui è dj, Pucci Costa aka Dj Orthega, che ci ha portato ad un baretto, ha detto “va beh ragazzi, facciamo intanto colazione magari così vi ripigliate” perché stavamo proprio scazzatissimi. Ci siamo fatti questa bella granita con una pasta tipica loro, dopo di quella siamo partiti e ehhhhiiiii, abbiamo ritrovato tutte le energie e abbiamo cominciato a saltare come dei deficienti da una parte all’altra e lui faceva le riprese. E insomma ha documentato questo momento di follia sobria. E da lì abbiamo fatto il video, abbiamo detto dai via, facciamolo uscire.

Avendo sostituito gli zuccheri con l’alcool l’effetto sul palco non cambia: Marco Vallini scalpita e saltella senza sosta su tutto il palco nei suoi scintillanti strobocchiali (“Sono miope quindi anche senza occhiali non c’avrei visto niente. Anzi con quelli quasi ci vedevo meglio. Era tipo impressionismo, arte allo stato puro!”).
Dario Sacco è irrefrenabile: si alza, si siede, lancia cose, sputa. Lo sgabello dietro la batteria è decisamente troppo limitante. Una scarica di energia e un ritmo a cui non si può sfuggire richiama gruppi di persone stese sulle sdraio che si catapultano a ballare sotto al palco. Il pogo, ovviamente, era compreso nel prezzo.

Sudore e follia tra ska, rock,folk, versi, divertimento fischiettii e risate. È lo stile Inbred, quello che nasce dall’incesto musicale. Non c’è voglia di cambiare la musica, dare lezioni di stile, non c’è qualcosa di calcolato: se ci divertiamo è ok. C’è baldoria e ci si diverte sia sopra che sotto il palco. “Not Very Rock & Roll”, “Dune People”. L’energia è incontenibile, è sputata fuori a sorpresa dagli ottimi momenti in cui la chitarra indiavolata di Kristian Mellergaard Hansen diventa hardcore, quando il basso, con fare di sfida, parte con assoli che ci fanno ricordare che Mike Botula ha imparato bene la lezione di Les Claypool. E il pubblico proprio non riesce a stare fermo. Momenti esilaranti e vorticosi durante “Hit the Power” e “Viking Thing”. “One more, one more!” chiedono da sotto al palco, Mike la butta lì e gli altri per fortuna gli vanno dietro per l’ultima “Trasform”, un’ultima scarica adrenalinica che Kristian scalda e impreziosisce fino all’epilogo.

Ogni serata è irripetibile” ci dice dopo il live Marco “Stasera è stato bello vedere tanta gente nuova, devo dire che non c’era quasi nessuno delle persone che ci seguono di solito anche perché probabilmente essendoci molti altri gruppi sono venuti anche molti di altri gruppi, però abbiamo visto comunque una bella risposta, insomma siamo riusciti in un certo senso a connettere con quelle persone che erano li.

Inconfondibili. Partono con “Nei Palazzi” gli ultimi 60 minuti di live di questo MarteLabel Fest, firmati e impressi nel fuoco dagli headliner della serata, i Management del Dolore Post Operatorio. E bastano davvero pochi secondi, infatti, per infuocare il palco. Luca Romagnoli crea un live che è molto più che carnale e fisico. E il motivo ce lo spiegherà più tardi: “Oggi ho sofferto tanto di queste specie di attacchi di panico, avevo proprio bisogno di sfogarmi, avevamo bisogno di sfogarci, e del pubblico. Era proprio come una specie di… hai presente Lexotan? Quegli antidepressivi, ansiolitici? Ogni persona è una goccia di ansiolitico e mi fanno stare bene. Non vedevo l’ora di salire sul palco perché stavo male e sapevo che il palco mi avrebbe fatto sentire meglio. È la nostra salvezza! È una sorta di terapia, appunto il management del dolore post operatorio. Saliamo sul palco e facciamo questa analisi. Ce la facciamo vicendevolmente, noi il pubblico e il pubblico e noi, volta per volta guariamo. Poi la vita presenta sempre delle mazzate ma si risolvono pian piano, di palco in palco.

Dopo “Marilyn Monroe” c’è tempo per un particolare omaggio a Modugno (“Megaschifoso, ma come non ti accorgi di quanto il mondo sia megaschifoso”) e si riparte con “Macedonia”. “Abbiamo bisogno del vostro calore, del calore di corpi” così Luca introduce “Porno Bisogno” e comincia a simulare simpatiche cosacce con Marco Di Nardo e con il microfono.
Batteria e chitarre immobili mentre Luca si sdraierà a terra, salirà su una cassa, proverà ad arrampicarsi sulle impalcature, si prenderà anche a schiaffi durante “Irreversibile”. Scende dal palco e va tra i fan per poi tornare subito al suo posto, ma nel frattempo i fan scalpitano e alla prima occasione scavalcano le transenne per andare davanti al palco ad abbracciare e gridare stretti intorno a Luca. Scorre tutto “Auff!”, fino a “La Pillola Blu”, anticipazione del nuovo disco in uscita a novembre.

Chi non ha letto il Piccolo Principe è una persona cattiva“. Nell’introdurre “Il Numero 8″ Luca Romagnoli ci fa anche una lezione: ci parla del Piccolo Principe, di passioni e di sogni (sta bene anche nel suo discorso in versione Braveheart) ma poi, sceso dal palco, ci tiene a precisare: “Il paradosso è quello: se insegna uno che non sa un cazzo come me, figurati chi ne sa qualcosa. Faccio finta di insegnare, questo è il bello, proprio contro l’insegnamento, la scuola borghese dell’obbligo: noi insegniamo le cose sbagliate, consapevoli che sono sbagliate però!
L’ultimo saluto sul palco è inequivocabile: “Vi salutiamo con tutto lo stomaco… che è la versione underground del cuore. E vi lasciamo con “Auff!!” che è la canzone della letteratura sul cesso, laddove le nostre vite sono cambiate quando abbiamo capito che la merda non ci usciva dal corpo attraverso il culo ma ci entrava dal culo e ci arrivava nel cervello. Grazie.

Mentre Luca è ancora col fiatone dopo il live, prova a raccontarci un loro concerto, rendendo palpabile e concreto qualcosa di indescrivibile: “Io non lo so tra me o il pubblico, noi e il pubblico, se qualcuno ha provato qualcosa, noi proviamo sempre delle cose… Guarda guarda (mi indica delle persone che lo aspettano vicino le transenne che si intravedono dal backstage) quei tizi là meravigliosi che sono due amici miei… È quando le persone ti amano, quando non si annoiano mai. Non c’è una cosa nello specifico, io non riesco a capire, è una cosa meravigliosa del palco, della musica. Non riesco a capire perché le persone ti vogliono bene, perché ti vengono ad ascoltare, non lo so è una magia. Io non me lo sarei mai aspettato nella vita mia che qualcuno volesse ascoltare le stronzate che dico, mai…

Una bella soffiata sulle candeline, insomma.

Marzia Stano aka UNA
– Come il mare
– Qui ed Ora
– Molto bello
– Contraria
– Non è colpa delle rose
– Una nessuna centomila

Giacomo Toni

– Maledizione
– Autoambulanze
– Il bevitore longevo
– Vita da Niente
– Se ti vedo
– Come una specie di mezzo matto

Inbred Knucklehead
– Remembere when
– Not Very Rock and Roll
– Dune people
– Hit the power
– Viking thing
– Transform

Management del dolore post operatorio
– Nei Palazzi
– Marilyn Monroe
– Macedonia
– Porno Bisogno
– Irreversibile
– Amore Borghese
– Signor Poliziotto
– La Pillola Blu
– Il numero 8
– Norman
– Auff!!

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