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Caos e quiete

Discendenti diretti dei Piranhas, uno dei gruppi più atipici ed inclassificabili dei primi anni 2000, ecco a voi i Druid Perfume, ensemble che fa della trasgressione la propria principale nota espressiva. Figli naturali di una Detroit differente da quella rappresentata nelle banali storiografie del rock, i Druid Perfume escono dagli schemi non per un semplice vezzo, quanto perché non ne hanno trovato uno in grado di racchiudere tutte le suggestioni di un universo musicale e mentale pressoché sconfinato.

Mentre i Piranhas aggredivano la materia sonora con furore punk ma con sensibilità e gusto di stampo art-rock, i Druid Perfume si muovono in un’altra direzione, sacrificando a numi tutelari quali Frank Zappa o ancor meglio Captain Beefheart, lo stanco corpo dell’art-noise. Il risultato è il ritorno a forme più composte ed elementari, ma percorse da vibrazioni che lasciano ben comprendere a quale sorta di operazione si stia assistendo. I Druid Perfume non attaccano la loro preda in modo diretto ed incisivo: preferiscono girarle attorno, renderla nervosa, sfinirla e poi farne ciò che vogliono.

“Tin Boat To Tuna Town” è il titolo del secondo disco dei DP, dieci tracce per trentacinque minuti. Un lavoro complesso, che gioca con i generi e provoca l’ascoltatore, qui blandendolo con carezzevoli suggestioni jazzy, lì attaccandolo con ostiche deviazioni psichedeliche. Sulle linee nervose e discontinue tracciate dal sassofono, si stagliano le corde ed il cantato, in un’alternanza perfettamente composta nella sua irrazionalità, nel suo delirio. Un lavoro essenziale, oscuro, esatta rappresentazione delle tante anime di uno dei gruppi che in questo momento ha più da dire nel panorama underground.

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