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Caparezza in concerto a Napoli, report live e scaletta

Ci siamo, l’attesissimo concerto-evento dell’anno è arrivato, e così il Prisoner 709 Caparezza è giunto a Napoli ieri sera, 28 novembre, al Palapartenope, per regalare al popolo campano due ore di meraviglia.

Sold out da diversi giorni, una fila ai cancelli che rasentava l’attesa di una band internazionale e un pubblico variegatissimo. Giovani, giovanissimi e adulti ad interagire durante l’attesa all’ingresso, controlli serratissimi, a sottolineare che il pericolo esiste, il “cattivo” là fuori è sempre dietro l’angolo, ma che l’entusiasmo no, quello nessuno potrà frenarlo.  Questo è il potere della musica.
Un introduzione non a caso “politicante” la mia, lo si sa che Capa si è sempre speso per le questioni politico sociali, a partire dall’Ilva di Taranto fino alla questione migranti, sarà che chi vive al sud, in zone di mare, queste cose le vive sempre da vicino e non solo attraverso i tweet di Salvini. Eppure Caparezza ci ha spiazzati. Che fosse un concerto diverso lo si poteva immaginare, che il rap di Caparezza abbia ormai trasceso la nicchia dei fedelissimi e del popolo del Concertone era chiaro già dall’uscita dell’album. Milioni di visualizzazioni e condivisioni, una conoscenza discografica maggiore rispetto al passato di molti suoi pezzi e la ricerca anche di capolavori dei primi anni da parte di insospettabili non-fans (trasparsa dai social essenzialmente) hanno finalmente consacrato Caparezza al mainstream.

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Un arrivo quasi puntualissimo, dalle 21 della cartellonistica il nostro beniamino fa il suo ingresso alle 21,12 incatenato, come un vero Prigioniero. Un Palapartenope gremitissimo invoca a gran voce le note di “Prosopagnosia” , ma si infiamma davvero soltanto con la successiva “Prisoner 709”.  A questo punto Capa saluta il pubblico introducendo il prossimo pezzo “Lava i peccati, purifica le anime” ed è la volta di “Confusianesimo”. In un via vai di patologie e di ipocondrie di una generazione così affetta dal mal di vivere, Capa sembra aver trovato un compromesso “Lasciami stare almeno una sera.. acufene” ed è subito “Larsen”.  Lo show  continua con i brani promozionali dell’ultimo album finchè – dopo una doverosa presentazione della band – Caparezza sveste i panni mainstream e indossa quelli dei pezzi di un tempo,  e così tutti a ballare “Fuori dal Tunnel”, “Jodellavitanonhocapitouncazzo” e “Vieni a ballare in Puglia”. È il momento di un corposo bis, quattro brani, “Avrai ragione tu”, “Vengo dalla luna”, e una “Abiura” di me introdotta da un monito “Spesso si incolpa gli altri dei propri errori, iniziamo ad analizzare prima noi stessi…”, “Sogno di potere” solo base con inchino dei prigionieri.
Nessun commento in politichese, e questo mi ha sorpresa e non poco. Se non fosse per l’anima ribelle che da sempre lo contraddistingue potremmo pensare che il pugliese abbia deciso di vendere la sua arte alle logiche del mercato, di mettersi in panciolle e diventare commerciale, perdendo così un brand di fabbrica che da  sempre lo caratterizza.

SCALETTA:
PROSOPAGNOSIA
PRISONER 709
CONFUSIANESIMO
UNA CHIAVE
TI FA STARE BENE
MIGLIORA LA TUA MEMORIA CON UN CLICK
LARSEN
L’UOMO CHE PERMETTE
MINIMO (solo Intro)
AUTOIPNOTICA
FUORI DAL TUNNEL
LEGALIZE THE PREMIER
NON ME LO POSSO PERMETTERE
JODELLAVITANONHOCAPITOUNCAZZO
GOODBYE MALINCONIA
CHINA TOWN
LA FINE DI GAIA
VIENI A BALLARE IN PUGLIA
MICA VAN GOGH
—-
AVRAI RAGIONE TU
VENGO DALLA LUNA
ABIURA DI ME
SOGNO DI POTERE (base)

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