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Capossela e la giraffa giramondo

In occasione dell’uscita del film d’animazione “Le avventure di Zarafa – Giraffa giramondo“, la Casa del Cinema di Roma ha ospitato i due registi francesi Rémi Bezançon e Jean-Christophe Lie insieme al cantautore Vinicio Capossela, compositore della colonna sonora. La pellicola, uscita in Francia lo scorso anno, arriverà nelle sale italiane il 4 aprile. È una storia che unisce la realtà all’immaginazione, con scene a tratti violente che solitamente non si trovano in un cartone animato.

I due registi ci spiegano come ha avuto origine il lungometraggio: «In realtà la storia di Zarafa — racconta Bezançon — nasce qualche anno fa da un’idea mia e di Alexander Abela (sceneggiatore e regista inglese, ndr) ma poi decisi di metterla da parte poiché non avevo grandi esperienze per i lungometraggi. Solo dopo, ho incontrato il produttore di Prima Linea Productions, Valérie Schermann, la quale rimase molto entusiasta e colpita dalla sceneggiatura. Fu lei stessa a presentarmi a Jean-Christophe, registra esperto in film d’animazione, che da subito ha sposato il mio progetto, collaborando per la realizzazione».

«Zarafa l’ho amata fin da subito – afferma Lie. Ho apprezzato molto la collaborazione con Rémi, la sua determinazione e il suo stile così diverso dal mio. Inoltre, una delle prime cose che mi ha detto è stata “il film si fa in Cinemascope o non lo facciamo per niente”, cosa per cui mi trovavo perfettamente d’accordo. Le mie aspettative erano meno ambiziose di quelle che poi si son rivelate, lasciandoci molto soddisfatti».

Zarafa è una storia per bambini ma ispirata ad alcuni temi storici e reali senza vincoli precisi. Zarafa, infatti, è realmente esistita, poiché fu un dono per il Re di Francia Carlo X da parte del sultano Muhammad Alli, al fine di migliorare i rapporti con il governo francese. Nel film d’animazione i registi hanno voluto apportare alcune modifiche per rendere la storia più coinvolgente. «Il viaggio di Zarafa è avvenuto, in verità, in nave. Abbiamo inventato il viaggio in mongolfiera per marcare ancora di più lo spirito di avventura. Avevamo intenzione di realizzare un film rivolto prettamente a un pubblico giovane, ma senza immedesimarci negli occhi di un bambino, e abbiamo deciso di proseguire nell’idea di affrontare temi come la morte, la schiavitù. Alcune cose sono state cambiate perché ci rendevamo conto che magari erano più difficili da digerire, ma ci è piaciuto alternare toni e temi diversi tra loro, passando dall’umorismo al dramma. A volte, i bambini adorano essere spaventati. Speriamo di non aver esagerato».

Capossela non è solo l’autore della colonna sonora del film ma lo troviamo come voce del vecchio saggio: «Sono sempre stato attratto da tutto quello che è il fantastico. La mia è stata anche un’esperienza di scoperta nei confronti dei grandi maestri del doppiaggio, come Rodolfo Bianchi. È stato stimolante confrontarsi con una figura del genere. Tutta l’attenzione per la pronuncia invece mi ha un po’ innervosito, ma è affascinante scoprire in quanti modi si possa pronunciare le parole, facendo attenzione alle vocali e agli accenti. Credo anche che quando si ha una voce molto riconoscibile, non si debba anteporre la voce al personaggio, ma far risaltare il personaggio. Spero di esserci riuscito».

Bezançon si ritiene soddisfatto della collaborazione con il musicista: «la versione musicale italiana è bella tanto quanto quella francese. Ero già a conoscenza dello stile di Capossela e apprezzo molto il suo lavoro. Per me il suono è un elemento molto importante nella realizzazione di un film, poiché rappresenta il 50% del successo».
Capossela nei panni del vecchio saggio, si è sentito molto a suo agio ma ha precisato: «Mi piace diventare vecchio, ma sulla saggezza non conto, credo che diventerò solo più infermo. Mi piace l’idea di raccontare. Il fine del racconto è la meraviglia, ed è quello che vorrei ottenere. Ovviamente il racconto non vive solo di chi narra la storia, ma anche di chi la ascolta. Raccontare a dei bambini vuol dire raccontare a degli uomini che sono ancora propensi a sospendere l’incredulità, quindi questo rende le storie più belle».

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