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Il cinema di genere sbarca sulla Croisette con il terzo film del concorso ufficiale di Cannes 2014, “Captives“, del navigato autore Atom Egoyan (“Il dolce domani”, “Il viaggio di Felicia”). È un arrivo atteso con ansia solitamente, almeno per me, ma questa volta non si può far altro che rimanere perplessi.

Un convenzionale thriller con maniaco assassino vittima di devianza (qui, la pedofilia). Cast hollywoodiano con Ryan Reynolds e Rosario Dawson tra i protagonisti.

Una ragazzina viene rapita mentre il padre sta comprando una torta in un emporio. La narrazione procede per piani temporali sfalsati, un trucchetto narrativo che forse comincia a stancare ma che serve comunque a tenere desta l’attenzione per tutta la prima parte. Squadra di polizia anti-pedofili alla ricerca, madre e padre distrutti, e il maniaco, di cui conosciamo l’identità fin dalla prima scena, che spia la famiglia devastata con telecamere nascoste da un “misterioso” sotterraneo. Le premesse sono anche buone, la regia di Egoyan è sempre superlativa, emotiva, attenta al dettaglio. Ma i problemi qui risiedono in una sceneggiatura irrisolta e pretenziosa. Nel terzo atto, quando lo spettatore capisce la scansione temporale e mette tutti i tasselli al loro posto, si rende palese la vacuità dell’assunto.

Troppi punti interrogativi che non trovano risposta, troppa carne al fuoco quando sarebbe il momento di tirare le fila, una fastidiosa discrepanza tra la molteplicità dei fatti e la totale assenza di motivazioni ben delineate. Rimane il regista, che è di solido mestiere: con le sue carrellate avvolgenti, con gli studiati primi piani, Egoyan ci tiene comunque dentro una storia che, probabilmente, non meriterebbe la nostra attenzione.

La prima grande delusione del concorso. È proprio la sua presenza in competizione che ci porta ad essere più severi. Visto in altri contesti, poteva anche essere preso come un esercizietto di stile senza troppe pretese. E invece il film vorrebbe essere autoriale, un misto di denuncia appassionata e solida struttura di genere. Ma non è nessuna di queste cose, è un tributo di Cannes ad un autore che è stato importante ma che oggi, forse, non lo è più. La buona forma cinematografica non permette a noi formalisti di bocciarlo in toto: ma l’insufficienza rimane.

Pro

Contro

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