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  • Carinou: Bound

    Carinou

    Data di uscita: 08-04-2004

    Loudvision:
    Lettori:

Monotematici ed opinabili nelle scelte

I Carinou sono un neonato progetto svedese di Fredrik Soderlund e Maggie Elfving. Il primo ha militato in gruppi della scena underground scandinava (Puissance, Octinomos e Algaion), la seconda ha coperto ruoli di produttrice e vocalist per i The Ark, band pop-rock abbastanza sofisticata. Si dice di lei che sia una delle più capaci dietro una console come electro-music programmer.
Venendo al disco, “Bound” ha un sound molto electro-rock, dalla vena poco commerciale, dal gusto che può essere discutibile ma che può piacere. Qui non c’è industrial né crudeltà, ma elaborazione sofisticata di melodie semplici con effetti elettronici che influiscono sia sulla produzione generale (composita e dilatata) sia sul massiccio apporto di sample ed effetti per infittire gli arrangiamenti. L’inizio vuole decisamente essere trascinante e intrigante, “Vivid” e “Whore” usano entrambe la tecnica di una voce piuttosto nasale nel contesto di ballad metal distorte e sinuose. Il fatto è che proprio questa tecnica vocale può rischiare di dispiacere l’ascoltatore, non essendo per forza gradevole come in realtà lo è la musica. In questi due casi troviamo il classico pattern strofa-ritornello, completi di mobili tastiere che sottolineano le melodie di accompagnamento introducendo anche qualche piccola variazione. “Alone” segna un cambio di passo: batteria lenta, chitarra elettrica melodica come in una rock-ballad, quasi crossover, voce pulita. La seguente “Trust” riparte da questo mood per poi sancire il ritorno al sound etereo e malato sottolineato da screams distorte e la solita voce dal timbro nasale e sinuoso. L’unica vera sorpresa a seguire è la canzone che dà nome al gruppo, “Carinou”, che gioca con un duetto piano-voce dall’umore inizialmente vago, poi nostalgico. Gioca bene con il dualismo tra suono opaco e riverbero che genera maggiore calore, cosa di cui “Bound” nella sua completezza difetta forse anche troppo.
In definitiva un discreto disco di electro-metal con piccole parentesi anche più piacevoli, sebbene un po’ troppo monotematico; presenta alcune scelte stilistiche discutibili, come l’uso della voce in certi pezzi, ma non è questo il problema. Il limite più grande è forse la scarsa rilevanza sul piano musicale: i brani, ridotti a pura melodia, non sono pregnanti. “Bound” è un compagno di un viaggio, una parentesi atmosferica, il supporto a determinati stati d’animo, ma non un disco trainante.

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