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Carissa’s Wierd: Brutti ma onesti

Hanno i titoli chilometrici come marchio di fabbrica e il successo non sembra essere tra le loro priorità, o per lo meno non è certo la loro ossessione. Originari della Pacific Northwest, sono spirati nel 2003, dopo soli 8 anni di vita. Ma nel 2010 il discorso è ripreso con un raccolta di successi. Così abbiamo raggiunto Jenn Ghetto per conoscere la filosofia della band, scoprendo che, se si hanno determinate caratteristiche, non è poi così difficile diventare uno di loro.
Ecco a voi i Carissa’s Wierd.

A cosa si deve questa raccolta? Quali sono le vostre aspettative per “They’ll Only Miss You When You Leave: Songs 1996-2003″?
Abbiamo cercato di scegliere le canzoni che ci piacevano maggiormente o quelle che pensavamo i fan avrebbero apprezzato di più. Abbiamo finito per lasciare fuori alcuni brani che ci piacevano ma che erano registrati male. Non abbiamo aspettative particolari per l’album, però è davvero fico che qualcuno abbia accettato di distribuire il disco.

Ma riavvolgiamo il nastro, partiamo dall’inizio: 1995, Seattle. Città e periodo storico dicono grunge, voi dite tutt’altro, voi dite slowcore. Come nasce questa scelta?
Non penso che abbiamo mai detto slowcore. Inoltre noi non vivevamo a Seattle nel 1995, e sarei d’accordo con chiunque chiamasse il nostro genere grunge.

Così arriva il primo lavoro, “Ugly But Honest”. Il titolo dell’album può essere considerata una esatta rappresentazione del vostro essere un po’ antidivi?
Credo che questo titolo derivi più da quello che ritenevamo importante come gruppo di amici. Abbiamo pensato suonasse divertente da proporre sulla copertina dell’album.

Con il secondo album, “You Should Be At Home Here”, si assiste ad una produzione più curata, un suono più puro e armonico; il passaggio, per così dire, dalla cantina allo studio di registrazione?
Sì. Inoltre penso che abbiamo scritto la maggior parte delle canzoni come band, rispetto ad “Ugly But Honest”, che per lo più è nato da registrazioni “da camera da letto” poi trasformate in pezzi da band al completo.

Il percorso sembra ormai tracciato, ma c’è qualcosa che manca, un qualcosa che vi impedisce di spiccare il volo. Che cosa secondo te?
Beh, non avevamo idea di cosa stessimo facendo. Ci piaceva bere, scrivere canzoni, andare in tour e rilassarci. Non aveva senso cercare di decollare come band, stavamo già vivendo un periodo davvero felice.

“Songs About Leaving” è l’album della maturità ma, dopo la pubblicazione del live “I Before E”, avviene lo scioglimento. Ci potete spiegare le ragioni, ancora oggi poco chiare, di questa decisione?
Sai, è solo successo. Non credo che volessimo davvero scioglierci ma al momento sembrava la scelta migliore. I tour e tutte le feste iniziavano ad essere davvero usuranti per alcuni di noi.

Quali caratteristiche dovrebbe avere un musicista per entrare nei Carissa’s Wierd?
Se ti piace bere, fumare e rilassarti, sei dentro!

In base alla vostra esperienza, è più importante essere realmente bravi o avere un buon agente e la giusta casa discografica?
Beh, se ti riferisci al diventare famosi, un buon agente è probabilmente più importante dell’essere in grado di suonare uno strumento.

Cosa ne pensate della musica italiana? C’è qualche artista italiano che vi piace o che seguite?
Non ho familiarità con alcun artista italiano. Anche se la musica tradizionale è qualcosa che certamente ci piace!

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