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Carmen Consoli: Dalla mitologia alla tradizione

Ciao Carmen, il tuo ultimo lavoro si intitola “Elettra”, nome che rievoca istanze mitologiche. Cosa ci puoi dire in merito?
Elettra, in quanto personaggio mitologico, è entrata nella storia della letteratura e della cultura occidentale vestendo i panni dell’eroina borghese, della sorellina ideale di Edipo sul lettino dello psicanalista e assumendo tantissime connotazioni diverse. Ho scritto la mia Elettra raccontando alcuni di questi travestimenti per poter farne poi un disco sull’amore, su ogni tipo d’amore: filiale, carnale, sentimentale e anche sul non-amore.

Il titolo dell’album è dedicato a tuo padre, perché?
Tutto il disco è dedicato a mio padre, da poco scomparso. In “Mandaci Una Cartolina”, infatti, racconto di lui, della sua ironia contro la volgarità dei tempi, della sua eleganza composta nell’andare al mare sempre vestito di tutto punto. In particolare, nel titolo ricalco un suo scherzo frequente: quando sarò “Di là – diceva – vi manderò una cartolina”.

Riguardo alla canzone “Sud Est”. Siamo in viaggio, ma dove andiamo?
La protagonista della canzone è ferma, è lì che aspetta sulle sponde il ritorno di un nuovo Odisseo. Lei, giovane Penelope destinata al dolore.

“‘A Finestra”: cosa volevi comunicare?
Racconta di una signora che si affaccia alla finestra di casa e osserva di lì il suo mondo che cambia: un tempo da quella finestra avrebbe visto turchi, ebrei e cristiani stringersi la mano, convivere pacificamente. Con questo brano voglio comunicare ciò che la signora oggi può vedere: liti piccole e grandi che imperano ovunque, egoismi e maldicenze.

In questo tour suoni il basso. Come hai iniziato?
Dopo la scomparsa del mio bassista storico Leandro Misuriello, un amico cui noi tutti eravamo molto affezionati, non riuscivo a immaginare il suono di un basso diverso dal suo. Così ho iniziato a studiare questo strumento e, soprattutto, le partiture di Leandro per poter rifare i pezzi come lui.

Quale musica ti ha accompagnato durante la tua infanzia?
Ascoltavo la musica tradizionale americana: il blues.

E la musica tradizionale siciliana?
Ascoltavo anche quella, ma di rado. Ho recuperato e amato la nostra musica con la maturità e la consapevolezza delle mie radici giunte col passare degli anni.

Quali sono gli altri artisti, italiani e non, con cui ti piacerebbe collaborare?
Tanti, tantissimi. Mi piace credere che le collaborazioni avvengono in modo spontaneo: a un certo punto del percorso artistico di un musicista, la sua strada incrocia quella di altri. A questi incroci ci si arriva pian piano, lungo il cammino. Non credo alla casualità del incontri: ci si incontra quando il momento è propizio, come è accaduto sinora con Battiato, Angelique Kidjo, Goran Bregovich, Ornella Vanoni, Ron, Mario Venuti, Paola Turci, Marina Rei, Max Gazzè, Gianni Maroccolo, Nada e i tanti con cui ho già collaborato.

A giugno hai partecipato ad “Amiche per l’Abruzzo”, il grande concerto allo stadio di San Siro di Milano nato per aiutare le vittime del terremoto per le quali avete raccolto la considerevole cifra di un milione Euro. Cosa ti rimane di questa tua esperienza?
Credo che la musica, come ogni arte, più che parlare alle coscienze, muova dei sentimenti e delle emozioni. Penso sia una forma di comunicazione che vive al di là delle parole, delle necessarie analisi geologiche e delle inchieste sulle attribuzioni di colpe. Ed è per questo che può suscitare la solidarietà e l’empatia necessarie a raccogliere così tanti fondi! E del concerto credo resti, appunto, il ricordo della forte emozione di San Siro, di chiunque fosse lì quel giorno, sul palco, sugli spalti, dietro le quinte.

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