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Viva il teatro

I Carnèigra, gruppo dalle influenze cantautorali nostre compaesane, si trovano al loro secondo album in studio, a tre anni di distanza da “Santinsaldo”.
Mantenuto l’assetto armonico da musica popolare, sono le chitarre pizzicate, il basso-guida, l’organetto da strada e le liriche che finiscono per divenire storie di vita – come accadeva con Fabrizio De Andrè – a dominare i quasi quaranta minuti di ascolto.

Sono tracce quali “Click” e “Mancini”, simili a colonne sonore per furti d’altri tempi, a risollevare i toni smorzati di “L’Acrobata”, quest’ultima perlopiù giocata sulla malinconia di cui è impregnato il pianoforte.
In tutto ciò, la voce si mantiene pulita e cantautorale, al di fuori di un’ottica artefatta.

“Vattene” sembra voler citare Paolo Conte e la sua “Vieni Via Con Me”, visto anche il miscuglio tra lingua italiana ed inglese (nonché il titolo rivisitato).
Le basi del disco sono solide, noti i riferimenti e la perizia nel comunicare, ma la ripetitività degli arrangiamenti ne abbassa l’efficacia.

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Contro

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