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Carol, il cinema e la fotografia: citazioni e modelli

Presentato al Festival di Cannes a maggio 2015, “Carol” di Todd Haynes è arrivato finalmente nelle nostre sale il 5 gennaio 2016, dopo la proiezione in anteprima italiana alla Festa del Cinema di Roma lo scorso ottobre.

Il film, tratto dal romanzo giovanile di Patricia Highsmith “The Price of Salt” — qui il nostro approfondimento dedicato all’ottimo adattamento del libro a cura di Phyllis Nagy —, racconta la storia d’amore tra la giovane e timida Therese (Rooney Mara, premiata a Cannes) e la più matura Carol (Cate Blanchett), in procinto di divorziare dal marito, sullo sfondo della New York dei primi anni 50.

La regia di Todd Haynes, come sempre raffinatissima e impressionante per capacità di sintesi, si nutre ancora una volta (pensiamo ai precedenti “Lontano dal Paradiso”, “I’m not There”, alla miniserie “Mildred Pierce”) di citazioni e riferimenti che guardano a grandi film del passato ma anche alle altre arti.

“BREVE INCONTRO” di DAVID LEAN 

La struttura narrativa circolare che Todd Haynes ha voluto per “Carol” (la sceneggiatura è di Phyllis Nagy ma quest’idea in particolare arriva dal regista) e l’ammaliante prima sequenza (con un personaggio sconosciuto e, scopriremo poi, secondario, che ci conduce per caso nelle vite dei protagonisti) vengono direttamente dallo struggente “Breve incontro“, il film che David Lean diresse nel 1945 dalla sceneggiatura di Noël Coward, basata a sua volta sulla pièce teatrale “Still Life” dello stesso autore.

«All comes full circle» (come dire «tutto si chiude»), dice Carol: guardarsi indietro, ripensare alle esperienze passate con sguardo nuovo e più consapevole, comprendere ciò che prima non si poteva capire, e infine andare avanti. È quello che fa Therese nel film, è quello che siamo chiamati a fare noi spettatori, è quello che fa Todd Haynes con i suoi amati modelli.

Oltre a “Breve incontro”, Todd Haynes cita anche “Sugarland Express” (1974) tra le fonti di ispirazione per “Carol”, e in particolare per il lungo segmento che mostra il viaggio in macchina delle due protagoniste attraverso varie città americane. Dal film di Steven Spielberg il regista ha amato la fotografia curata da Vilmos Zsigmond (morto di recente): «Una bellissima fotografia, con quelle focali lunghe… Ho voluto sperimentare questo tipo di inquadrature, it’s cool».

Ulteriori riferimenti per “Carol” sono stati “Un posto al sole” di Geroge Stevens (1951, fotografia di William C. Mellor) e “La notte” (1961) e “L’eclisse” (1962) di Michelangelo Antonioni (fotografia di Gianni Di Venanzo). Nel corso dell’incontro con il pubblico alla Festa di Roma, Todd Haynes ha spiegato inoltre che proprio la figura di Monica Vitti in “L’eclisse” è stata fondamentale per dar vita al personaggio di Carol interpretato da Cate Blanchett.

LE FOTOGRAFIE di SAUL LEITER

Todd Haynes e il fidato direttore della fotografia Edward Lachman hanno scelto di girare “Carol” in pellicola Super 16mm, particolarmente sensibile al magenta e al verde, che sono infatti i colori dominanti in molte scene, e capace di reagire alla luce in maniera sufficientemente simile alle pellicole degli anni 50: uno spettro cromatico più limitato rispetto a quello a cui siamo abituati oggi ma dotato di grande profondità (a questo proposito troviamo un approfondimento interessante sul sito dell’American Society of Cinematographers).

«Non volevamo dare al periodo storico in cui si svolge il film — spiega Lachman in un contributo scritto per Indiewire — un aspetto romantico. Todd richiedeva piuttosto un approccio naturalistico. Così abbiamo guardato a quegli anni non attraverso il cinema ma attraverso i fotografi che hanno documentato la vita newyorkese».

E tra questi fotografi c’è Saul Leiter: «Un fotografo di strada, ma lo definirei quasi un pittore. Le fotografie di Leiter creano composizioni a più livelli […]: facendo riferimento al suo stile, creiamo una visione del mondo che ha a che fare con la rappresentazione ma che è prima di tutto psicologica. I personaggi sono nascosti, li vediamo attraverso tessiture sensuali, riflessi, finestrini appannati».

La macchina da presa, in “Carol”, è lo sguardo di una mente innamorata. Come ci diceva Todd Haynes a Roma: «Quando non c’è un filtro, l’atto della visione risulta immediato, e il desiderio di vedere non è frustrato. Nel film ho cercato di ottenere proprio l’effetto opposto. Perché l’atto della visione passa in primo piano quando, come spettatore, devi concentrarti per capire chi sta guardando chi, e chi si trova da una parte o dall’altra dell’obiettivo».

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SAUL LEITER

LE FOTOGRAFIE di VIVIAN MAIER, RUTH ORKIN, HELEN LEVITT, ESTHER BUBLEY, LISETTE MODEL E BERENICE ABBOTT

Il personaggio di Therese, che nel romanzo di Patricia Highsmith era un’aspirante scenografa, nel film diventa invece una giovane fotografa che deve imparare a vedere il mondo, gli altri esseri umani, la donna che ama e dalla quale si sente attratta, e infine se stessa.

Tra le fotografe che, in particolare con i loro scatti a colori, sono state fonte di ispirazione per Haynes e Lachman citiamo Vivian Maier, Helen Levitt, Esther Bubley, Lisette Model e Berenice Abbott: «Donne che documentavano il paesaggio urbano stando in equilibrio tra il giornalismo fotografico e la fotografia artistica», dice ancora Lachman.

E le fotografie scattate da Therese di chi sono? Le prime di Brian Blauser e risalgono agli anni 60, mentre quelle che hanno come soggetto Carol/Blanchett sono opera del fotografo di scena Wilson Webb.

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RUTH ORKIN

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HELEN LEVITT

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VIVIAN MAIER

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