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  • Carrick: Nasty Affair

    Carrick

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Bel brit-pop dalla provincia milanese

L’anima british della band si evince già dal nome: Carrick, come Michael Carrick, celebre centrocampista del Manchester Utd e della nazionale britannica. Il sound del gruppo lombardo prende a piene mani dal brit-pop, attingendo qua e là da Oasis, Blur, Starsailor e Stereophonics, solo per dirne alcuni.
L’originalità non è certamente il punto forte, ma il loro stile sbarazzino, le melodie orecchiabili, le chitarre graffianti e la grancassa spesso incalzante rendono l’ascolto molto piacevole. Per tutta la durata del disco si nota un suono leggermente più acido in stile Oasis/Blur, mostrando un’anima più rock e meno pop rispetto alle band che hanno spopolato in UK nel decennio passato. Nulla di eccezionale ma un buon esordio per un trio che dimostra di saperci fare.

L’intro schitarrato di “Cigarette” richiama molto gli ultimi Starsailor, passando poi ad un pop più “da stadio”. “Back One Step” è ispiratissima alla prima produzione degli Stereophonics, con chitarre molto leggere e voce più pulita di quella di Kelly Jones ma allo stesso tempo grintosa. L’episodio migliore è sicuramente “Nasty Affair”. Trascinante, melodica, incredibilmente british. Quasi tutti gli assoli, semplici ma d’effetto, hanno come modello un solo nome: Noel Gallagher. Un album che si lascia ascoltare, che non sconvolgerà la musica italiana ma che dimostra come la voglia di suonare e i giusti gusti musicali possano essere premiati attraverso l’uscita di un buon lavoro.

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Contro

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