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Intervista a Cassandra Raffaele: Chagall tra sperimentazione e leggerezza

È uscito il 30 ottobre 2015 “Chagall”, secondo album di Cassandra Raffaele.

Neanche il tempo di collocare nella teca la Targa Tenco 2014 come Miglior Opera Prima, conquistata da “La Valigia Con Le Scarpe”, che la cantora indipendente era già al lavoro, impegnata nella sua bottega musicale a mescolare nuovi ingredienti per creare un disco dal sound completamente differente rispetto al precedente, nel quale tuttavia ritrova vecchi compagni di viaggio come Elio, suo mentore ai tempi della partecipazione ad X-Factor nel 2010. Abbiamo raggiunta Cassandra telefonicamente perché ci parlasse di “Chagall”, dei suoi progetti e di altro ancora.

Parlaci del tuo ultimissimo album, “Chagall”, nel quale incontri importanti artisti come Brunori Sas, Nico & The Red Shoes, ma soprattutto Elio, tuo mentore ad X-Factor.

“Chagall” è nato in un momento nel quale ho raccolto tutta l’energia possibile e immaginabile dei live. Questa adrenalina mi è servita per trasferire in dieci canzoni una bella quantità di elettricità. Poi, i brani sono nati anche facendoli, utilizzando strumenti che finora non avevo provato, come i sintetizzatori: ho avuto la possibilità di testarli con le mie mani, sono stati di grande ispirazione per creare quei mondi e quelle cornici che potrete sentire nell’album.

Possiamo dire che ti sei divertita anche a sperimentare?

Sì, assolutamente. Diciamo che “Chagall” è proprio la sintesi di questo gioco nel quale molte cose sono nate proprio facendole. Ad esempio, un loop di basso sintetico mi ha ispirato la canzone “Chagall”, che fa da apripista all’album. C’è veramente una commistione tra l’ispirazione, il suono e anche le parole.

Le collaborazioni sono nate grazie alla conoscenza diretta che avevo di questi artisti che, fra l’altro, stimo molto anche per la loro ironia, per il loro carisma: sento di avere un comune denominatore con loro.

Scrivendo le canzoni, lavorando alla produzione dell’album, ho trovato dei brani che ho pensato potessero essere come dei salottini accoglienti per riceverli musicalmente, e così è stato. Ho proposto loro l’idea, ho fatto ascoltare i miei brani e a loro sono piaciuti, sia a Elio che a Dario Brunori, ma anche a Nico & The Red Shoes. Poco tempo dopo ci siamo ritrovati a registrarli e a cantarli insieme.

Ma come mai questo titolo? È un omaggio a Chagall?

Sì, questo album è proprio un omaggio a Marc Jacob Chagall, che è stato un pioniere del surrealismo e dell’arte contemporanea. Mi ha sempre affascinato la sua pittura, la sua visione della vita, dell’amore, così fluttuante. È un po’ il mio modo di vedere la musica: quando faccio musica mi sento come fluttuare nell’aria. La vedo così, come un quid che ti dà leggerezza, come qualcosa che ti può sollevare, piena di colore.

Ecco perché sei così fluttuante sulla copertina dell’album?

Sì, esatto, la copertina sintetizza quello che è il mio stato d’animo in questo momento, quello che voglio sia anche il fine della mia musica: portare leggerezza.

In una intervista precedente ci hai confessato di aver utilizzato del materiale autobiografico. Ora, in “Chagall”, quanto c’è di Cassandra Raffaele?

È ovvio che c’è sempre una parte mia, che però è assolutamente integrata dalla raccolta di emozioni e di storie che interessano altre persone. Ogni canzone è filtrata, ogni storia raccontata nelle mie canzoni è sempre filtrata attraverso me stessa, attraverso il mio modo di vedere le cose e di emozionarmi davanti a ciò che accade. Per cui dirò sempre che c’è una parte di me, anche nella modalità che uso nel dire le cose, però è ovvio che non c’entra l’autobiografismo. Più che altro, spesso scrivo una canzone sulla base di una storia che ho sentito o anche di una emozione che ho provato davanti a certi eventi.

Ascoltando le tracce di “Chagall” abbiamo notato una Cassandra diversa rispetto all’album precedente, nello stile musicale ma anche nel look (per esempio, nel video di “Cane che abbaia morde” hai un aspetto molto aggressivo). Anche le tracce hanno degli stili diversi tra di loro, l’una rispetto all’altra. È un cambiamento il tuo che dobbiamo considerare come acquisito, o Cassandra ci stupirà ad ogni nuovo album, come una Tom Waits italiana, producendo ogni volta una cosa nuova?

(Ride, ndr) Ti ringrazio per l’accostamento. Posso dire che, per come sono io, concepisco gli album come delle storie a sé: secondo me ogni album deve avere un suo concept di base, una sua identità. Racconti delle storie e quando si parla di storie si parla di personaggi e di ambientazioni. E quindi per me è necessario il cambiamento, dal punto di vista dell’ambientazione è fondamentale. Pensa alla noia che sarebbe raccontare le fiabe sempre con la stessa location.

Partendo da questo presupposto, sicuramente ci sono delle cose di base che rimangono: lo stile delle mie canzoni dal punto di vista dei modi, delle attitudini, del linguaggio, non è cambiato di una virgola, anche perché sono sempre cose scritte di mio pugno. Sono cambiati i colori, proprio per una esigenza didascalica alla storia e a quello che racconto. Il terzo album poi sicuramente sarà qualcosa di diverso, non posso ripetere le stesse cose perché mi annoierei.

“Siamo noi che abbiamo tutte le risposte”, canti in “Chagall”. Quindi siamo un po’ padroni del nostro destino. Ma allora, chi è questo cane al quale dobbiamo stare attenti perché “se abbaia poi ci morde”?

Il cane è la vita; il cane è la vita stessa che non può avere una sola chiave di lettura; il cane è la saggezza che si nasconde dentro la fragilità dell’uomo, che dice una cosa e poi si comporta in maniera diversa; il cane è tutto quello da cui dobbiamo diffidare, tutti quei modi di dire, quelle frasi fatte che ormai trovano una quotidiana smentita. Viviamo un momento politico-sociale che è il trionfo delle contraddizioni, del tutto e del contrario di tutto. Il cane è tutto questo e sicuramente è una evoluzione della vita e dell’esistenza dell’uomo, che stenta a trovare delle fondamenta salde su cui poggiarsi.

È molto interessante. Tra l’altro, queste frasi fatte tu le hai tutte ribaltate, ti sei divertita in questo brano a ribaltarle…

Sì, sì, esattamente. Se vuoi c’è un po’ di cinismo in tutto questo: effettivamente non riusciamo ormai a trovare un monito in una frase caduta dal cielo, la verità assoluta. La verità la dobbiamo vivere tutti i giorni, la dobbiamo testare sulla nostra pelle. È questo il senso.

Hai partecipato anche all’ideazione e alla regia delle clip dell’ultimo album?

Sì, sono stata un po’, diciamo, la direttrice d’orchestra. Ho lavorato insieme a Carlo Longo, che è un arrangiatore siciliano di Catania, con il quale avevo già fatto il primo album. Però in questa occasione ho avuto il ruolo di direttrice, quindi ho dato l’input, il “la”, alla produzione.

Ecco, parliamo di questo aspetto: partecipare anche alla produzione degli album ha effetti sulla parte strettamente musicale? Ritieni ti possa concedere una maggiore libertà di azione, di sperimentazione, oppure no?

Sicuramente. Io faccio tutto quello che faccio perché mi ritengo una donna libera e pratico questa libertà quotidianamente, non solo nella vita ma soprattutto nella musica. Questa libertà mi dà veramente la possibilità di godere al massimo della mia creatività, senza pormi degli obiettivi o degli schemi. La musica è libera, penso che non debba essere per forza etichettata o confezionata all’interno di una scatoletta con la parola “genere”, e questa cosa sicuramente mi dà tantissime soddisfazioni.

In un determinato periodo, il singolo “Your Lady“ è stato disponibile al download gratuito dal tuo sito personale. Ora l’intero album “Chagall” è acquistabile in formato digitale. Come produttrice, ritieni che sia questo il futuro della distribuzione, che sia necessario un cambiamento in questo settore?

È necessario un dialogo, un dialogo con la tecnologia, che ormai vede il trionfo in ogni caso delle piattaforme digitali. È aumentata la sensibilità alla musica: prima c’erano minori canali per accedervi, adesso c’è maggiore accessibilità e per certi versi è una cosa buona, ma bisogna anche dialogare con le difficoltà che questo meccanismo ha indotto, bisogna cercare di stare al pari, di viaggiare di pari passo con la tecnologia, senza doversi ferire, senza ferirsi di questa tecnologia. Occorre stare attenti comunque a dare il giusto peso alle cose che si fanno, soprattutto all’arte: anche l’arte ha un valore che deve essere difeso e che deve essere riconosciuto, proprio in un momento come questo nel quale la gente ormai non compra musica, non compra dischi.

Potremmo quindi riuscire, con i portali digitali, a trovare e a dare sempre più giustizia. Se riuscissimo, dando valore a qualcosa che si sta ormai perdendo materialmente, sarebbe proprio il modo giusto per convivere con questa evoluzione. Se invece la subiamo, allora dobbiamo preoccuparci: se non siamo capaci di gestire questo progresso, rischiamo di cadere nel regresso… ho fatto la rima, ma non era voluta! (ride, ndr).

Parlando del “valore dell’arte”, tu le hai conferito un peso molto grande: forse non tutti sanno che Cassandra Raffaele è anche laureata in Tecniche Neurofisiologiche, se non erro la denominazione…

Sì, sì, Neurofisiopatologiche.

Tuttavia, sei partita dalla Sicilia per intraprendere la tua carriera musicale, quindi hai dovuto affrontare tutte le difficoltà che una scelta del genere può comportare. Cosa ti ha spinto a questo cambiamento?

Ho avuto la fortuna di laurearmi e di iniziare a lavorare subito, ho fatto un corso di tre anni. La cosa che tutti vorrebbero, soprattutto i propri genitori, è quella di vedere una figlia realizzata. Io tutte queste cose le avevo raggiunte, pur facendo musica e vivendo sempre circondata dalla musica, perché cantavo. Prima cantavo per “hobby”, tra virgolette, mi limitavo a vivere la musica in alcuni momenti. Però sono arrivata in un periodo della mia vita nel quale ho avuto l’esigenza di fermarmi e di capire se quello che stavo facendo era la cosa che mi poteva appagare pienamente.

E per questo motivo, curiosando — perché in realtà non sapevo neanche bene cosa fosse X-Factor, erano state realizzate solo poche edizioni — mi sono avventurata nella trasmissione. Ho fatto i provini e mi hanno presa. Quindi mi sono ritrovata in una condizione molto surreale: un programma televisivo, che però dal punto di vista esistenziale, personale, mi ha dato la possibilità di virare, di cambiare rotta, di lasciare il posto sicuro per un altro posto che invece mi sto costruendo con la musica, con tutte le difficoltà che appunto dicevi, proprio perché iniziando a scrivere mi sono resa conto che posso anche fare della mia passione, che ormai è ampiamente superata, la mia vita, la mia bottega d’artigianato, se vogliamo. La passione penso sia superata perché per fare questo lavoro non è più sufficiente, o comunque non è la cosa che muove, che mi ha mosso ad una scelta simile: una scelta a mossa anche da una dose di follia mista a coraggio, tantissimo coraggio. Ed eccomi qua, adesso, a fare questo.

Penso che la follia sia una grande componente dell’arte, comunque…

(Ride, ndr)

Quindi ne è valsa la pena? Consiglieresti ai tuoi giovani fan di provarci, di inseguire i propri sogni, in questo momento che tu stessa hai ammesso prima essere non proprio felicissimo economicamente?

(Sospira, ndr) Guarda, quello che mi sento di consigliare a tutti è di scegliere, di avere il coraggio di fare una scelta nella propria vita. Una scelta, sì, come puntare tutto. Anche rischiare. Perché ormai la cosa brutta, dall’altro lato, è che per paura nessuno rischia più. Ma non solo chi fa musica, anche chi sta attorno alla musica non si sente più di rischiare, con il cambiamento, con la novità. Si cercano sempre cose rassicuranti e spesso, per stare tutti sereni e contenti, non facciamo più passi e viviamo la vita in maniera passiva.

Quindi, qualsiasi cosa sia, qualsiasi scelta si voglia fare, consiglio di vivere una vita in attività, in piena attività, una vita facendo da pieni protagonisti e non da spettatori. Poi i sogni, è ovvio, bisogna inseguirli, ma bisogna avere sempre anche le tasche piene di terra e di sassi, perché bisogna sì volare, ma essere anche in grado di costruirlo, il sogno, non per via eterea, ma in maniera proprio concreta.

Tu suoni la chitarra, l’ukulele, la batteria, il basso, le tastiere; scrivi e arrangi i tuoi brani che, tra l’altro, contengono una straordinaria mescolanza di generi pur mantenendosi omogenei ed originali. Dove hai imparato?

Sono stata fortunata perché sono nata in una famiglia di musicisti. Mio padre è un batterista, anche lui compositore, appassionato di musica. Mio fratello è musicista, anche se poi nella vita ha scelto di fare altro… quindi, avendo tanta musica e tanti strumenti fisicamente presenti a casa, diciamo che per me è stato facile. È ovvio che, quando ero piccola, li vivevo come gioco: per me erano dei giocattoli. Prendere una chitarra e suonarla era proprio un momento ludico-ricreativo. Adesso invece sono i miei strumenti di lavoro e quindi li vivo veramente in un altro modo, ma mantengo sempre quell’idea di gioco che avevo da piccola, lo spirito è sempre quello del gioco, ma nella pratica poi cerco di realizzare, di costruire questi sogni concreti di cui ti parlavo.

Come ci hai raccontato, sei partita da X-Factor. Hai seguito l’ultima edizione? Pensi che X-Factor rappresenti il futuro rispetto al Festival di Sanremo?

No, io penso che X-Factor sia il presente, il presente di quello che accade in Italia, così come accade in altre parti del mondo. La gente non compra più dischi e quindi sono nate trasmissioni per aiutare gli interpreti, gli interpreti che cantano canzoni di altri, fondamentalmente. Ed è, di base, un programma televisivo che accompagna la nostra quotidianità. E, come tutti i programmi televisivi, sono delle cose destinate ad avere un inizio e una fine. Non è il futuro della musica, perché il futuro della musica risiede all’interno di chi la fa la musica, che deve essere capace di trovare sempre spazi diversi per proporsi e per condividerla. È un momento di spettacolo forte, molto forte, che non potrà sostituirsi a Sanremo. Sanremo invece rischia di diventare una trasmissione televisiva, perché ha perso l’essenza stessa con la quale invece è nato: è nato come un festival della canzone, adesso è diventato un festival di cantanti e una trasmissione puramente televisiva.

Hai visto la lista dei Big? C’è qualcuno per cui farai il tifo? Parteciperanno anche Elio e le Storie Tese, tra l’altro.

Farò il tifo per Noemi, per Elio e le Storie Tese, anche per Morgan: sono curiosa di rivederlo insieme ai Blu Vertigo.

Conosci qualcuno tra le nuove proposte che pensi possa essere interessante?

Non ricordo bene chi c’era, purtroppo non ho seguito tanto le nuove proposte. Un grande in bocca al lupo a chiunque sia stato scelto: spero che anche i nomi nuovi si possano veramente fare strada e sfruttare questa vetrina televisiva — perché Sanremo è comunque una importantissima vetrina televisiva — ma per costruire qualcosa di solido e di concreto.

A proposito di strada, tu in poco tempo ne hai fatta tantissima: sei cantante, polistrumentista, componi, arrangi, produci, segui anche le clip, hai vinto il premio Musicultura 2013 e la Targa Tenco 2014 come migliore opera prima, e mi fermo qui con l’elenco altrimenti potremmo continuare per ore. Tutto ciò dopo esser partita per il tuo viaggio musicale armata solo della “valigia con le scarpe” e “con le toppe” che “pesa quanto le tue brame”. Oggi hai finalmente soddisfatto tali brame? O agogni ancora ad altri traguardi? A cosa punti ancora?

La valigia c’è sempre ed è piena di sogni da realizzare, obiettivi da raggiungere. Ne sto raggiungendo tanti, ne ho raggiunti tanti, ma non mancano quelli ancora daraggiungere. Quindi è una strada che si scopre anche, come si dice, mattone dietro mattone. La cosa per cui mi ritengo una persona fortunata è che le energie e la grinta non mi mancano, ma so benissimo che è una strada spesso in salita e quindi bisogna essere molto forti e soprattutto perseveranti. Oggi più che avere passione nella vita devi avere perseveranza, ma in ogni ambito.

Non ci vuoi rivelare quale sarà il tuo prossimo “mattone”, il prossimo passo che vorresti fare?

Il mio prossimo passo è quello che sto compiendo in itinere: adesso voglio fare un grande show, e una cosa che voglio raggiungere è la possibilità di suonare all’interno di un palazzetto pieno di gente che canta le mie canzoni. Questo è il mio più grande obiettivo.

E noi ti auguriamo di raggiungerlo presto. Quindi… la “valigia con le corde” continua a “portare dentro la tua sorte”?
Sì, esatto, sì, sì, è così.

Cassandra, noi ti ringraziamo davvero per il tempo che ci hai concesso e ti auguriamo un grandissimo in bocca al lupo per “Chagall” e per tutta la tua carriera.

Grazie ragazzi!

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