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Cassandra Raffaele: valigie, scarpe e donne tappetino

Cassandra Raffaele ha pubblicato “La Valigia Con Le Scarpe, il suo primo disco, lo scorso 14 gennaio. Pur essendo questo il primo disco di Cassandra è tutt’altro che un’esordiente: dalla partecipazione a X Factor nel 2010 nella squadra di Elio a Musicultura nel 2013 le esperienze non mancano alla cantora indipendente, come ama definirsi. L’abbiamo incontrata in un bar di Roma, dove ci ha raccontato di lei, del suo disco e molte altre cose.

Hai partecipato a X Factor nel 2010, vinto il premio Bianca d’Aponte e Musicultura (2013), come mai solo adesso il primo disco?
Semplicemente prima non scrivevo. Ho cantato tanto ma sempre per hobby e proprio così ho fatto tante cose sia come vocalist che in piccole produzioni e anche con la mia band blues swing. Tutto questo sempre dedicando alla musica il tempo che una persona qualsiasi dedica al suo hobby e nonostante ciò ho fatto cose carine. Poi c’è stata anche l’esperienza di X Factor, dove mi sono presentata come interprete. All’inizio credevo finisse lì invece è stato l’inizio di un percorso che mi ha portato a scrivere e poi a fare una cernita per il disco. Prima mi sono testata con i premi. Man mano che scrivevo presentavo le canzoni a Bianca d’Aponte, al Bindi fino a Musicultura l’anno scorso. Poi finalmente si è chiuso il cerchio ed è nato questo disco, “La Valigia Con Le Scarpe”. Diciamo che era in fase di incubazione da due anni perché io già sapevo che ci sarebbe stato un progetto con questo titolo.

Le scarpe sappiamo quanto sono importanti per le donne, ma cosa rappresenta invece la valigia?
La valigia per me rappresenta quello che ognuno è. Ognuno di noi è una valigia di contenuti più o meno disordinati. Nel mio caso la valigia è anche una canzone, perché le valigie sono canzoni trasportabili, ognuno le prende, le sente e le vive a modo suo. Ci sono delle emozioni che te le rendono speciali e te le fanno vivere in maniera unica. La valigia quindi sono le persone ma sono anche le canzoni e i viaggi, che iniziano prima di tutto nella testa di ognuno. Già nel momento in cui si inizia a preparare la valigia, scegliendo cosa portare, inizia il viaggio.

Definisci le tracce che compongono il disco “transizioni emotive in movimento“, cosa intendi?
Pensa a una valigia con le scarpe: è la stessa cosa che viene detta in maniera più sontuosa (ride, ndr). Penso sempre a questa transizione che le canzoni possono avere. Scrivere una canzone di per se è un trasporto quindi c’è un fattore dinamico dentro che la fa nascere. Poi chi ti ascolta a sua volta la vive con la propria sfera emotiva. E poi ogni canzone segue il tempo, altra variabile che fa si che ci sia evoluzione nella vita. La musica in funzione del tempo permeata da emozioni, una valigia con le scarpe insomma.

“L’Ultimo Bicchiere” è il primo singolo estratto dal disco, come nasce il video e perché hai scelto proprio questo brano?
L’idea è quella di far vedere un aspetto un po’ più intimo e malinconico di quello che chi mi conosce è abituato a vedere. Avevo questo brano un po’ autobiografico che parla della fine di una storia difficile che viene rievocata come fosse un ricordo ipnotico. Per cui ci sono io seduta in questo bar un po’ bohemien un po’ parigino che rievoco questo ricordo ma poi finisce lì. Da una parte volevo raccontarlo mantenendo questo mood ipnotico, dall’altra volevo dargli un tocco di sogno dal sapore cinematografico cosi che la gente si potesse anche appassionare a questo racconto.

Scriverla è stata anche un po’ liberatorio?
Assolutamente si! Ma un po’ tutto l’album è stato liberatorio, ma non perché ho vissuto tutto ciò di cui parlo in prima persona. Quando scrivi è come se facessi un’istantanea, fissi il momento e quella canzone ha motivo di esistere proprio in quel momento. Una volta che lo fai, vai avanti e pensi a nuove strade.

Mi ha colpito in “L’Occasione” quando canti “Vacillo alla ricerca di un’idea di seduzione che riesca a trasformarmi nella donna che vuoi“. Anche perpetuare lo stereotipo della donna sempre perfetta che si sveglia truccata e ama camminare con tacchi alti è in qualche modo da donna tappetino?
Si, assolutamente si. C’è un legame stretto tra chi cerca di piacere e la donna tappetino. Anche chi cerca di piacere, anche se non vuole ammetterlo, non è se stessa, ma cerca solo di piacere a una determinata persona. È tutto un lavoro che poi ti porta a costruirti una maschera. Nella mia canzone la donna tappetino ha la maschera, ma io la vedo più come un’acrobata che oscilla tra la lucidità e questa follia perenne che è la ricerca ossessiva della perfezione, che è un po’ anche il leitmotiv presente nel mio album, l’inquietudine di cercare la perfezione anche nei rapporti umani. Questo ti porta a vivere la vita in maniera alienante perché se tu ti sforzi di essere qualcosa che non sei, soprattutto all’interno di un rapporto d’amore, dopo un po’ il gioco finisce e crolli. Non puoi reggere, quanto può durare? In “L’Occasione” c’è proprio la presa in giro di chi cerca di fare tutto come un acrobata, invece bisogna essere crudamente se stessi, nelle belle e nelle brutte cose.

Qual è la canzone che ti rappresenta di più di “La Valigia Con Le Scarpe”?

Devo dire che ce ne sono diverse. “Forse Ci Siamo” mi rappresenta dal punto di vista musicale perché c’è la fluttuazione, c’è il cambio di atmosfera, l’immaginazione e il mio modo di fare musica cioè il raccontare delle storie e, con l’aiuto della musica, aiutare chi le ascolta a immaginare ciò che racconto. Mi rappresenta molto anche “Io Non Mi Abbatto Perché Non Sono un Albero”, che col suo street-style arriva diritto nel cuore delle persone che ti ascoltano, o almeno così immagino.

Sei stata una concorrente della quarta edizione di X Factor, in squadra con Elio. Cosa ti ha insegnato quell’esperienza e lui come coach?

Lui mi ha insegnato il senso dello spettacolo perché quando sale sul palcoscenico è uno show a 360 gradi, dal costume alla musica. Ha una grande cura del dettaglio. Ti fa capire che oggi chi fa musica deve pensare a tutto. Va bene essere acqua e sapone, è importante essere se stessi però lo spettacolo va rispettato e ricercato anche nella proposta proprio per non essere banale e catturare l’attenzione di un pubblico stanco di sentire sempre le stesse cose. La gente ha voglia di godersi una canzone non solo per il modo in cui la canti ma anche per come la racconti.

Forse dipende anche dall’affermarsi oggi di una cultura del visivo…
Si, se pensi a quanto l’immagine sui vari social network si sposa col contenuto. Io mi ricordo che noi ascoltavamo spesso dei brani in radio e non avevamo idea di che faccia avesse il cantante, adesso è il contrario: ora prima conosci il volto di un cantante, poi cosa canta. Questo ti fa riflettere su quanto l’immagine oggi vada di pari passo col contenuto.

Tra l’altro so che tu hai un ottimo rapporto con le nuove tecnologie!
Si, con Buzz tour. È una cosa che ci siamo inventati un po’ per farci conoscere. Oggi è inflazionato ma all’epoca, tre anni fa, non era così. Ha il pregio di riuscire a farti arrivare in contesti che non ti aspetti. Ad esempio ti trovi in una pescheria, riprendi e poi lo lanci in rete cose se fosse una data di un tour. Mi è capitato di esibirmi in un negozio di ceramica come in un centro di pop art.

I reality in genere dividono i musicisti tra i contrarissimi e gli entusiasti. In che squadra sei e perché?
Io sono nella squadra di chi riesce a prendere una certa distanza da tutto. Ho la mia opinione ma non attacco i talent. Questo format viene dagli Stati Uniti come mentalità, per noi era impensabile fare una cosa del genere. I talent vanno presi con la giusta considerazione. Più che lamentarsi dei talent la gente dovrebbe comprare i dischi così che non bisognerebbe ricorrere al mondo televisivo per avere un introito. Se la gente comprasse i dischi si creerebbe un introito in un mercato che, ormai è noto, ha subito un tracollo. Se la gente tornasse a comprare i dischi si ridarebbe una certa dignità a una figura come quella del discografico che oggi purtroppo stenta a esistere per mancanza di introiti, e quindi diventa difficile anche produrre delle cose per mancanza di fondi. La musica indipendente prima c’era da satellite e ora sta trovando molte più risposte: essendo una musica autoprodotta resiste meglio alle difficoltà. È quella musica che si fa nelle cantine, nelle proprie case e che nessuno potrà mettere in discussione perché è l’artista stesso a investire sulla propria musica. Il talent fa da satellite al periodo che stiamo vivendo, in cui bisogna apparire e farsi conoscere in qualche modo.

Non è la morte della musica insomma…
Non credo. La morte della musica sono le persone che non ci credono più, chi non compra più dischi, chi non la diffonde., chi non la condivide in maniera produttiva. È la morte di chi non ha più voglia di innamorarsi ed emozionarsi per quello che c’è intorno e quindi si siede magari alla tv e accetta un po’ passivamente quello che vede. La morte della musica inizia proprio quando viene a mancare la curiosità verso quello che accade nello schermo.

Oggi vedi i talent? C’è un concorrente col quale ti piacerebbe esibirti?
Mi piace moltissimo Noemi, per la sua voce e le sue attitudini blues. Anche i The Bastard Sons of Dioniso sono una band molto forte.

Ti definisci una cantora indipendente, visti i diversi artisti della scena indie arrivati all’Ariston quest’anno, ti ci vedremo un giorno?
Quando accadrà te lo farò Sapere! Mi piacerebbe, è un palco bellissimo, un sogno.

 

Queste le prossime date del tour:

22 Maggio – MILANO – 75Beat con gli Swing The Blues
24 Maggio – CREMA – Il Paniere – In Solo
25 Maggio – VARESE – Twiggy – In Solo
29 Maggio – ROMA – Teatro Quarticciolo – con gli Swing The Blues
30 Maggio – RIETI – Be’er Sheva con gli Swing The Blues
12 Giugno – ALCAMO (TP) – Living Room – con gli Swing The Blues
19 Giugno – MOLFETTA (BA) – Eremo Club – In Solo
20 Giugno – Torre Santa Susanna (BR) – Barcollo – In Solo

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