Home > Rubriche > Ritratti > Cate Blanchett, dal teatro all’Oscar (e ritorno)

Cate Blanchett, dal teatro all’Oscar (e ritorno)

«Vorrei dire grazie a ogni singolo membro della Sydney Theatre Company: “Blue Jasmine” rappresenta per me una sintesi del lavoro svolto negli ultimi anni in teatro e al cinema».
– Cate Blanchettacceptance speech Academy Awards 2014

L’Oscar vinto domenica da Cate Blanchett come miglior protagonista dell’ultimo film di Woody Allen arriva a conclusione di un periodo molto particolare per l’attrice australiana: dal 2008 al 2013, a fianco del marito drammaturgo Andrew Upton, è stata infatti direttrice artistica della più importante compagnia teatrale del suo paese.

Il riferimento al teatro nel discorso di ringraziamento pronunciato sul palco degli Academy Awards non è casuale: in molti avranno notato, nella sceneggiatura di “Blue Jasmine“, più di un rimando a “Un tram che si chiama desiderio“. E proprio nei panni di Blanche, la protagonista del dramma scritto da Tennessee Williams nel 1947, Blanchett ha recitato tra il 2008 e il 2009 in una produzione diretta da Liv Ullmann e a cura della sua Sydney Theatre Company (STC).

Ma il percorso della Blanchett sui palcoscenici della STC comincia molto prima, all’inizio degli anni 90, quando poco più che ventenne recita in “Top Girls” di Caryll Churchill, “Kafka Dances” di Tim Daly e “Oleanna” di David Mamet con Geoffrey Rush. E poi, in tempi più recenti, “Hedda Gabler” di Henrik Ibsen, l’imponente “The War of the Roses” che mette insieme otto tragedie di Shakespeare e vede Blanchett impegnata nel doppio ruolo di Richard II e Lady Anne; e ancora “Zio Vanja” di Cechov, “Gross und Klein” di Botho Strauss e “Le serve” di Jean Genet dove divide la scena con Isabelle Huppert. Nel 2007 si cimenta anche con la regia, dirigendo la pièce di David Harrower “Blackbird” (ne avevamo parlato qui in occasione della messa in scena italiana di Lluís Pasqual).

Tra uno spettacolo e l’altro, Cate e Andrew hanno apportato alcuni rinnovamenti strutturali agli spazi della STC, compresa l’installazione di 1906 pannelli solari, perché «il teatro deve promuovere consapevolezza sociale e impegno attivo, altrimenti rischia di diventare irrilevante». E Giorgio Armani, che ha vestito Cate alla notte degli Oscar, è stato per un lungo periodo patron della compagnia.

Gli impegni teatrali l’hanno tenuta per un po’ lontana dal cinema — dal 2010 al 2013 ha preso parte solo a “Hanna” di Joe Wright e allo “Hobbit” — e “Blue Jasmine” le ha fornito l’occasione per tornare ad imporsi con un ruolo di straordinaria completezza che le ha fatto vincere tutti i premi della stagione e che riconferma, come scriveva Ferdinando Schiavone a fine dicembre nella nostra top ten, «la qualità più preziosa della Blanchett, la sua capacità di afferrare quel difficile equilibrio tra spettacolo pirotecnico dell’attrice e assoluta verità del personaggio. […] Signori, questa è arte».

Scroll To Top