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  • Cavity: On The Lam

    Cavity

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Stoner di buona fattura

Tempo fa, leggevo da qualche parte di come, da alcuni anni, non si sentisse più il buon vecchio “feedback” delle chitarre, sia in sede di album sia, soprattutto, in sede di performance dal vivo. Vi ricordate invece, quando ad un concerto le chitarre venivano saturate all’inverosimile e si creava quella dissonanza che riempiva il locale, in costante mutazione, sempre in perfetto equilibrio tra rumore e espressione pura dell’istinto della musica? Effettivamente oramai anche i concerti hanno raggiunto in molti casi, una qualità di suono molto elevata e, anche i musicisti, tendono a non far “fischiare” i propri strumenti se non strettamente necessario, lasciando un perfetto, quanto freddo, silenzio a fare da contorno tra una canzone e l’altra. Ora vi chiederete cosa c’entrano le mie solite farneticazioni con il disco in questione: bene, in questo disco potrete riscoprire e fare vostre quelle sensazioni (sempre che le abbiate mai provate, naturalmente). I Cavity non sono altro che un grande gruppo stoner proveniente dalla sempre iper attiva Hydrahead (che lo stoner/hardcore sia il trend del futuro, viste le numerose uscite in questa direzione?) e che nelle 9 tracce di questo “On The Lam” propone cinquanta minuti di suoni grassi, pesanti e sporchi come solo lo stoner sa fare. Dunque distorsioni al limite, Marshall in costante overdrive e poca attenzione per la pulizia di esecuzione, a vantaggio di una attitudine selvaggia quanto intelligente. Certo, il lavoro è molto compatto e magari un po’ indigesto a ci solitamente non è molto affine a certe sonorità, ma se scoperto volta per volta questo disco può regalare piacevoli sorprese in quanto depositario di una cultura rock dalle radici lontane ma che guarda dritto avanti a se, elaborando il proprio suono e la propria attitudine in direzione post hardcore.

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