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Cayne: Il nuovo Caino

È venerdì mattina e LoudVision si preoccupa di tirare giù dal letto Marco Barusso, chitarrista e produttore dei Cayne, band di gothic-hard rock made in Italy recentemente tornata sulla breccia dopo un’interminabile assenza dalle scene. La stanchezza soffoca inizialmente le risposte, ma col passare dei minuti la conversazione diventa sciolta. Si parla di “Cayne”, omonimo e secondo disco della band in uscita il 14 febbraio per l’etichetta Graviton.

È passato più di un anno dall’Ep “Addicted”, ma il nuovo disco ne contiene tutte le tracce. Come mai?
È vero, ma il mixaggio delle stesse tracce è comunque differente.

È casuale la scelta del giorno di San Valentino per la pubblicazione del disco?
No, è un’idea della casa discografica. Volevano uscire con “Together As One” come singolo, il cui testo parla di rapporti di unione, intesi tra persone ma anche all’interno di una band. In ogni modo, il disco sarebbe comunque dovuto uscire in quel periodo.

Quali le influenze sulla musica?
C’è qualche contaminazione dalla new wave degli anni ’80, più che del metal e della musica italiana.

Chi si è occupato dei testi?
I testi sono stati tutti scritti da Giordano, il cantante. Per quello che so io, si tratta in generale del rapporto conflittuale tra uomini e donne, o del rapporto con sé stesso e i propri problemi. Esperienze che attengono alla sua sfera personale, comunque.

Sembra infatti che alcuni brani – per esempio “Like The Stars” – si preoccupino di sollevare il morale di una persona che si sente abbattuta. È così?
Forse. So che quella canzone è stata scritta da una persona in particolare.

Il comunicato stampa dice che «”Cayne” è il disco che salverà la vostra anima, il vostro amore e il vostro mondo»… Un po’ “estrema” come descrizione: vorresti introdurlo dal punto di vista del musicista?
Beh, in realtà è una frase tratta da uno dei brani del disco, anche se al momento non ricordo quale. La nostra idea è che il disco rappresenti un po’ un viaggio, un’esperienza durante la quale accadono le cose più varie. Abbiamo impiegato molto tempo a fare il disco, ci abbiamo lavorato moltissimo ed è stato anche un po’ sofferto.

Come avete ottenuto le partecipazioni di Paul Quinn (Saxon) e Jeff Waters (Annihilator)? Sono venuti in Italia e hanno registrato in studio con voi?
No, hanno registrato da casa loro. Quinn lo abbiamo conosciuto quando abbiamo aperto per i Saxon, due anni fa. Alcuni dei membri della band sono venuti a vedere il nostro soundcheck: non si aspettavano di vedere una band che non suonasse metal classico, né cercasse di scimmiottarli. Così ci siamo scambiati i contatti e, successivamente, abbiamo inviato a Quinn il materiale da ascoltare. Lui stesso si è proposto di fare qualcosa per noi e ci ha dato dei consigli. Jeff l’ho invece conosciuto lavorando come fonico per i Lacuna Coil, durante un festival a Sofia. Il suo contributo è nella canzone “King Of Nothing”, il brano un po’ più tirato, dove proprio non riuscivo a pensare a un bell’assolo. Ci tengo a dire che entrambi hanno voluto collaborare a titolo gratuito.
[PAGEBREAK] La copertina del disco si lega molto alla musica. È stata disegnata da un membro della band?
No. È stata disegnata da Matteo Pederzini, un illustratore con cui lavoro molto spesso. Si è occupato anche del nuovo logo della band e dell’impaginazione.

Cosa ha restituito la vita a una band la cui unica produzione risaliva al 2001?
La rinascita della band si deve principalmente all’incontro tra me e Claudio Leo. Quando Raffaele Zagaria lasciò i Lacuna Coil, Claudio lo aveva seguito. Per questo il resto della band andò incontro a qualche difficoltà per organizzare gli spettacoli dal vivo. Dato che Claudio continuava a scrivere musica, ha messo insieme i Cayne insieme a Raffaele e hanno fatto un po’ di date dal vivo. Anni dopo Claudio ha voluto ricominciare e Marco Coti Zelati dei Lacuna ci ha fatto conoscere. Il materiale mi è piaciuto molto, senza contare che era da tanto che volevo produrre una band simile. Claudio ha scritto le ballad, io i brani più “duri”.

Avendo prodotto il disco, quale elemento apprezzi di più?
Senza dubbio il bilanciamento. Secondo me, molto band sbagliano e fanno dischi in cui i brani pestano tutti allo stesso modo, al punto che alla terza canzone la gente dorme. Un album senza dinamica è noioso. Il nostro disco ha parti forti, lente e brani che si evolvono, cercando di aggiungere sempre qualcosa di nuovo. È una cosa che faccio anche per me stesso.

Nell’epoca della pirateria mediatica, avrete magari pensato che si potesse pubblicare il materiale solo sul web e non su cd, per risparmiare… o no?
No. Il disco esce come cd e su iTunes, in questo secondo caso con una traccia in più. Si intitola “Deep Down And Under” e non siamo riusciti a dargli una collocazione nella scaletta del disco, perché rompeva il bilanciamento tra i pezzi. È una canzone dark e new wave, con delle parti dure.

Dunque, vedremo finalmente i Cayne in formazione completa dal vivo?
Purtroppo non ancora. In questo momento Claudio ha seri problemi di salute, anche se ha detto a noialtri di continuare e andare avanti. Di conseguenza, useremo una base al posto della chitarra di Claudio. Il tour pianificato rimane: saremo in giro la prima metà di marzo insieme ai Viza. Speriamo che il nostro amico ci possa raggiungere al più presto.

I migliori auguri a Claudio allora. Ma cosa ne sarà dei Cayne dopo questo tour?
Il prossimo disco è già quasi pronto! Ci sono circa quindici brani, per certi aspetti più aggressivi, soprattutto a livello di chitarre. I Cayne sono tornati per restare, quando siamo insieme abbiamo la capacità di creare delle cose interessanti. Un brano nuovo lo suoneremo già durante la serata della presentazione del disco, il 26 gennaio al Factory di Milano.

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