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  • Celestia: Frigidiis Apotheosia

    Celestia

    Data di uscita: 25-02-2008

    Loudvision:
    Lettori:

The re-awakening of the dormant fiancée

Il flusso magmatico sotterraneo del black metal più oltranzista ha mutato il suo corso durante gli anni. Se la Scandinavia può essere vista come la terra dei padri è pur vero che l’idea ha poi trovato modo di espandersi e radicarsi in altre zone, dando vita a movimenti che in alcuni casi hanno saputo rivisitare il paradigma originario modellandolo in qualcosa di diverso. In questa transizione la Francia ha avuto un ruolo particolare, con lo sviluppo/declino di una sorta di Inner Circle transalpino a nome Les Legions Noires, versione ideologicamente e musicalmente estremizzata, quasi del tutto autarchica, degli scenari Norvegesi dei primi anni ’90. Oggi di quell’ondata poco sopravvive; nel panorama odierno un trait d’union lo si può trovare nei lavori dei Celestia che lambirono quella scena e musicalmente ne ereditarono influenze e attitudine. Un codice genetico che si è evoluto in una numerosa seria di split e demo fino al primo, fenomenale, full length a titolo “Apparitia”, dopo il quale il progetto di Noktu andò in stato di ibernazione per 5 lunghi anni.
Il 2008 è l’anno del risveglio con il nuovo “Frigidiis Apotheosia”, lavoro che segna un salto evolutivo pur nel segno della tradizione, in grado di sviluppare un discorso nuovo pur continuando ad incanalare verso l’ascoltatore lo stesso senso di malinconica devastazione. Coadiuvato da Malefic, iperprolifico mastermind degli statunitensi Xasthur, questo disco introduce elementi più atmosferici, chitarre acustiche e stacchi decadenti sono più presenti, sottolineati da un massiccio uso di tastiere, riviste ed adattate ad un background musicale come quello dei Celestia. Il black metal lento ed ipnotico, da sempre trademark del gruppo francese, è qui impreziosito e portato ad un diverso stadio, meno immediato e più elaborato: un brano come “A Regrettable Misinterpretation of Mournfulness” non avrebbe potuto trovarsi sul precedente lavoro. La produzione ed il sound sono più puliti, sinonimo di una progressione tecnica e compositiva ben contestualizzata, lontana da un approccio baracconesco e gotico disimpegnato, anzi, fortemente debitrice di un sound minimale e grezzo tipico della frangia più estrema del genere. Il primo passo di un nuovo tragitto.

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