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Tra i film in programma alla 24esima edizione di Sguardi Altrove International Film Festival, rassegna milanese che il mese scorso ha portato una piccola selezione di opere anche alla Casa del Cinema di Roma (con tanto di premio alla carriera a Liliana Cavani), c’era “Certain Women” di Kelly Reichardt; la regista statunitense ha avuto finora poca fortuna con la distribuzione italiana, ma gli appassionati più attenti – e che hanno la possibilità di frequentare i festival – la conoscono per “Wendy and Lucy” (Cannes 2008), “Meek’s Cutoff” e “Night Moves” (entrambi a Venezia, nel 2010 e nel 2013).

Alla base della sceneggiatura di “Certain Women”, curata dalla stessa Reichardt, c’è la raccolta di racconti “Half in Love and Both Ways Is the Only Way I Want It” che la scrittrice Maile Meloy ha ambientato nel suo Stato americano d’origine, il Montana.

Come i precedenti film di Reichardt, anche “Certain Women” ha avuto una buona accoglienza festivaliera (e di critica, tanti i premi ricevuti dalle varie associazioni americane di film critics), iniziando il suo percorso al Sundance 2016 e arrivando a vincere il premio maggiore del London Film Festival lo scorso ottobre.

Sono tre le storie che compongono “Certain Women”, collocate in altrettanti episodi ben distinti dal punto di vista narrativo (gli incroci di trama sono minimi) ma dai confini emotivi, e tematici, delicatamente sfumati.

I primi due episodi sono (apparentemente?) più freddi e ci fanno faticare un po’ per entrare nel film: Laura (Laura Dern) è un avvocato alle prese con il caso di un uomo (Jared Harris) vittima di incidente sul lavoro; Gina (Michelle Williams) vuole a tutti i costi convincere un anziano conoscente a venderle dell’arenaria che le servirà per costruire la nuova casa di famiglia.

È marcato il contrasto tra la regia rarefatta di Reichardt, che sembra volersi tenere sempre a distanza, e la concretezza di queste microstorie, dove i personaggi (femminili, è un dettaglio importante — ce lo dice anche il titolo) fanno con fatica il proprio lavoro, o banalmente vogliono comprare un carico di pietra, ma ogni passo, ogni tentativo di perseguire un obiettivo, porta con sé errori, incomprensioni, dubbi nei confronti di se stesse e delle proprie azioni.

E arriviamo al terzo episodio, il più emotivo, dove il cuore della silenziosa, quieta Jamie (la quasi-esordiente Lily Gladstone) batte improvvisamente per l’inesperta insegnante Beth (Kristen Stewart), incontrata per caso a un corso serale di diritto.

Attraverso la messa in scena di una delle tragedie più banali e dolorose, l’amore non corrisposto, “Certain Women” riflette sul valore esistenziale dell’innamoramento, che può diventare la ragione unica per restare in vita, e sul suo valore sociale, perché ci sono innamoramenti che, pure nel 21esimo secolo, non trovano un contesto ambientale nel quale manifestarsi. Ci sono persone delle quali non possiamo innamorarci, perché da queste persone ci separano differenze – culturali, economiche, potremmo dire anche di classe, insormontabili – e se lo facciamo ne paghiamo le conseguenze. Ci sono solitudini condannate a restare tali. E questo vale tanto per Jamie, quanto per Beth.

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