Home > Recensioni > Chad VanGaalen: Soft Airplane

Canti chiaroscuri di mondi paralleli

Se VanGaalen fosse davvero un aeroplano sarebbe di certo leggero e toccante come la sua musica suggerisce. Lui, schivo abitante di Calgary, artista fuori dagli schemi ed eterogeneo, che a guardarlo in faccia l’aria dello sfigatino borderline se la cuce addosso quasi con orgoglio.
Lui che, dopo due dischi interessanti (“Infiniheart” e “Skelliconnection”), si affaccia al 2008 con una nuova fatica in studio, “Soft Airplane” per l’appunto, che tanto sa di sperimentazione quanto di ricerca tematica e melodica.

Un po’ indie rock, un po’ twee-folk, un po’ elettronico, il folletto canadese gioca con sofisticata attenzione su scorci da fratelli Grimm incontrando sul suo cammino il Neil Young di “On The Beach” (si veda l’opening track “Willow Tree”) e il Beck più outsider.
Struttura canzone quasi sempre rispettata, i brani dell’album si dividono in due macroaree, una tradizionalmente autorale, l’altra decisamente sperimentale con ripetuti e non sempre riusciti inserti elettronico-rumoristici. Un’opera sobria e al tempo stesso profonda, tanto allegra all’apparenza quanto destabilizzante nella sostanza, sorta di prolungata litania sulla morte in salsa satirica. E poi la voce di Chad, leggera e sognante, a metà tra Devendra Banhart e il già citato Young, talvolta sghemba sulla falsariga delle sonorità impresse al disco.

Il dubbio resta piuttosto sulla resa del risultato finale. Se è vero infatti che “Soft Airplane” suona multiforme e colorato come un viaggio alla scoperta di un mondo parallelo, va altresì detto che spesso non convince nel suo mix quasi improponibile di indie folk e synth-etismi di varia natura.
Di idee ce ne sono fin troppe, quel che si perde lungo il cammino, piuttosto, è la scelta di una direzione artistica precisa cui l’elettronica, ad esempio, finisce per non giovare affatto.

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