Home > Report Live > Chaplin, quello easy

Chaplin, quello easy

Una tranquilla domenica sera al Circolo degli Artisti, una mostra, aperitivo e quando meno te l’aspetti ti entra nelle orecchie una voce calda, profonda e un po’ roca che ti costringe a guardare sul palco per vedere a chi appartiene. Ed eccolo là, Dola J Chaplin, in tutta la sua imponenza con chitarra in mano e barba d’ordinanza. D’impatto incute timore, ascoltando le parole delle sue canzoni non ci si può che sciogliere in preda alla dolcezza che esprime in musica.

La prima cosa che mi viene in mente è quella di mettere i suoi pezzi in una seratina romantica a due con chi so io, ma poi mi ritrovo a muovermi sulla sedia a ritmo delle sue canzoni. Penso che se un artista ha come scopo quello di suscitare delle emozioni, Dola ci riesce benissimo.

I pezzi sono tutti in lingua inglese, che in Italia fa sempre il suo effetto, e l’esoticità del personaggio ti fa credere che venga da chissà che cittadina americana, mentre in realtà è italianissimo, e non può farmi che piacere scoprirlo. Cappello, camicia, cardigan e jeans: look very easy che però porta con disinvoltura e lo fa sembrare un artista sicuro di sé nonostante sia agli inizi.

L’esibizione inizia subito con Go Wild, per poi continuare con You’re On My Mind, Dyin’ Every Day, Fall Back Down, To The Tremendous Road (che poi è anche il titolo del suo primo album d’esordio appena uscito) e conclude con Summerdays, scelta azzeccata vista l’imminenza della stagione calda. Si scusa più di una volta per la voce “che manca”, ma i più non se ne sono nemmeno accorti perché sono stati rapiti dal mood creatosi appena ha aperto bocca e ha messo le dita sulla tastiera della chitarra.

Peccato che abbia fatto solo poche canzoni, ascoltarlo è un piacere.

Scroll To Top