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Charles Aznavour: 90 anni in musica

Charles Aznavour suonerà al Centrale Live, Roma, il primo luglio 2014, proprio per questa ragione ha presenziato la conferenza di presentazione al Campidoglio della manifestazione. Charles Aznavour era seduto accanto al sindaco di Roma, Marino, che continuava a girarsi a guardarlo tra l’incredulo e l’ammirato, al punto che alla fine del suo intervento ha candidamente ammesso ciò che già avevamo intuito: «A me sembra quasi impossibile essere seduto qui accanto a lui dopo averlo ammirato e ascoltato per tantissimi anni». Poche parole che ben riassumono anche le emozioni degli altri presenti in sala, giornalisti compresi. Armato di traduttrice, ecco cosa ha raccontato nel corso della conferenza e le domande che gli sono state rivolte.

 Charles Aznavour:

Per quanto riguarda le mie canzoni direi che secondo me non ci devono essere tabù. Bisogna raccontare le storie al pubblico così come sono. Magari il pubblico all’inizio non le accetta molto bene però a poco a poco si abitua perché bisogna raccontare la verità. Bisogna parlare di qualsiasi tabù ma è importante evitare la volgarità perché la volgarità uccide tutto ciò che è poetico e tutto ciò che è vero. Voglio molto bene ai miei colleghi di mestiere non sono assolutamente geloso e conosco le loro difficoltà. Dico spesso che se vogliono essere amati dal pubblico devono prima amare il pubblico. Penso che se possiamo insegnare qualcosa agli altri, e soprattutto ai giovani, senza sconvolgerli o dire loro che quello che fanno non va bene, è accettare qualsiasi nuovo movimento quando nasce, e poi aspettare almeno 5 o 6 anni per capire come evolve e dove va. Questo spesso i critici non lo fanno, non hanno questa capacità di aspettare e invece è essenziale farlo senza condannare o osannare. Ecco penso di aver detto l’essenziale, no?

Quando dico che non esistono tabù, intendo dire che bisogna poter parlare di qualsiasi argomento anche a rischio di non piacere al pubblico. È importante parlare anche di argomenti che non piacciono al pubblico, perché il pubblico a volte non è stato formato a questi argomenti nuovi, ha bisogno di un certo tempo per abituarsi.

Uno dei suoi capolavori è “Comme Ils Disent”, com’è nata e a chi si è ispirato per questa canzone? Perché un artista del suo calibro e della sua età non smette di lavorare?

Perché andare in pensione sarebbe per me come un ingresso nella morte e non ho assolutamente voglia di morire! Per quanto riguarda “Comme Ils Disent”, io ho avuto tanti amici omosessuali e quelli che rimpiango di più, oggi scomparsi, sono soprattutto 5 di loro. Avevano una sensibilità diversa, un gusto molto particolare e un grande senso artistico quindi è meglio frequentare persone come loro che non frequentare altre persone che non ti danno niente. Quando ho scritto questa canzone mi è stato chiesto “Chi la canterà?” e ho risposto “Io!”. Mi hanno domandato se avrei fatto un annuncio e io gli ho detto di no. Tutti temevano che fosse una cosa molto difficile perché io non sono omosessuale e invece è stato veramente un successo fin dall’inizio, il che dimostra che il pubblico è molto più intelligente e sensibile di quanto noi non pensiamo. Io credo che sia molto importante che ogni canzone abbia una sua storia. Tutte la canzoni che ho cantato io hanno un motivo per cui le ho cantate. Io per esempio ho cantato una canzone per i non udenti ma prima ho imparato il linguaggio dei segni proprio per presentarla meglio, con un altro linguaggio espressivo perché non basta aprire la bocca e cantare. Non si tratta di portare qualcosa al pubblico e basta, ma di darlo al pubblico.

Cos’ha preparato per il concerto a Roma? Canterà anche “Comme Ils Disent”? E al suo prossimo concerto a Mosca?

Per me non c’è un concerto diverso in ogni posto dove vado, non scelgo le mie canzoni secondo il paese dove canto o la città dove canto, però per esempio ho scelto delle canzoni in Italia che sono state tradotte molto bene in italiano per dare la possibilità al pubblico che non parla francese di capirle meglio. Io capisco abbastanza bene l’italiano, e canto in italiano, in russo no. Ne canterò soltanto una e mezza soltanto perché la lingua è molto più difficile. L’italiano è una lingua latina, che non è vicina all’armeno ma al francese si. Mi piace collaborare con gli autori italiani, con un dizionario in mano. Sulla scaletta preferite che risponda o che vi faccia una sorpresa? (ride, ndr)

A Mosca invece la canterà?

Si, perché ho sentito dire che Putin è contro gli omosessuali e credo che condannare una popolazione per questo motivo non sia una cosa giusta. Se mi dovessero chiedere di non cantarla, forse non la canterò perché ho uno status di ambasciatore di un paese vicino, che è molto aiutato dalla Russia, per cui potrebbe essere un errore non politico ma diplomatico il fatto di cantarla. Ad ogni modo deciderò all’ultimo. Forse si dimenticheranno di chiedermi di non cantarla! (ride, ndr)

Che rapporto ha con l’Italia? Qualche anno fa si è lamentato di aver un po’ allentato i rapporti col nostro Paese…

Non bisogna leggere troppi giornali. Non ho mai detto che non avrei più cantato in Italia, assolutamente no! I nostri legami non si sono mai allentati, in realtà ho sempre collaborato con gli italiani e se ci fossero stati dei problemi l’avrei detto davvero ad alta voce. In Francia mi definirebbero una “grande voce”, dico veramente tutto quello che penso. Quando non sono stato contento della critica l’ho detto e ho scritto anche una canzone sulla critica.

Da diplomatico come vede la Turchia nell’Unione Europea?

Prima cosa importante da dire è che io non sono assolutamente un nemico della Turchia. Non sono d’accordo con l’atteggiamento di Ankara ma ho un pubblico immenso in Turchia che sogna addirittura di vedermi cantare lì. Erdogan ha presentato delle scuse, ma queste non bastano, vogliamo delle parole vere. È questo che ci aspettiamo. Ho molta fiducia nel pubblico, solo con un forte movimento del pubblico l’Unione Europea potrà esaminare con attenzione la domanda di ammissione della Turchia, non credo che lo debba fare prima.

Lei è una vita che canta e ha conosciuto tantissimi artisti, com’è cambiato il mondo dello spettacolo dal punto di vista umano?

Effettivamente la televisione, la radio e internet hanno cambiato moltissimo il mondo dello spettacolo soprattutto per i giovani. Noi facevano il giro di tutti i paesini ogni volta per farci conoscere. Adesso devo ammettere che per i giovani è molto più difficile perchè hanno così tante possibilità attraverso internet che non è facile ritrovarvisici. Noi invece cosa facevamo? Affittavamo una sala vuota in un paesino e poi la dovevamo riempire.

Visto che in scaletta ci saranno molte canzoni in italiano, ha un ricordo particolare legato a un cantante italiano che ha interpretato una sua canzone, o uno dei tanti duetti, o a un’esperienza in una Rai che al’epoca viveva anche di censura?

Io preferisco non rispondere a questa domanda. Ho capito che è meglio non parlare troppo degli artisti perché ho paura di dimenticarne alcuni e non vorrei offenderli in nessun modo. Preferisco non parlare di nessuno per non dimenticarne qualcuno. Se ho cantato così tante canzoni in italiano è proprio perché mi piacevano le traduzioni in italiano. Ero veramente un rompiscatole, col dizionario in mano mentre continuavo a dire “questo non mi piace, questo non è così”. È stato un lavoro difficile ma molto divertente. Ho cantato in italiano 74 canzoni, tradotte da circa 4 o 5 autori italiani, tutti estremamente bravi, altrimenti non avrei registrato con loro.

Massimo Ranieri ha cantato con lei alle Olimpiadi di Parigi. Ritiene che Massimo Ranieri possa essere vicino a lei come sensibilità, interpretazione a livello artistico?

Si, effettivamente Massimo ha una sensibilità molto vicina alla mia e a quello che abbiamo l’abitudine di fare in Francia. È quello che definirei un artista completo: balla, canta ed è anche un bravo attore. Ho conosciuto molti artisti, ma di artisti completi veramente pochi. C’è chi sa cantare molto bene, ma magari non sa ballare. Gli artisti bisogna prenderli così come son e chiedersi “Mi piace si o no?”, è quello che conta di più. Anche quando un artista non mi piace, non è detto che io abbia ragione, magari ho torto. Magari non sono capace di vederci qualcosa che gli altri vedono. Bisogna voler bene alla propria professione quindi aiutarli, difenderli perché così facendo difendete voi stessi.

Visto che è a Roma voleva incontrare Papa Francesco o c’è un luogo che vorrebbe visitare e che non ha già visto?

Ho già chiesto di vedere Papa Francesco in realtà. Ho incontrato il Papa precedente in due occasioni ed è stato meraviglioso il dialogo che abbiamo avuto. Io non faccio differenza tra le religioni, quando sono in una città posso entrare in una moschea come in una sinagoga o in una chiesa cattolica. Per me c’è un unico Dio, uno solo.

 

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