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Charli XCX: intervista all’antidiva del pop

Charli XCX è giovane ma di certo non è passata inosservata nel mondo della musica. Alzi la mano chi non ha sentito una volta “Fancy” con Iggy Azalea o “Boom Clap”, anche nella colonna sonora del film “Colpa delle Stelle”. Proprio per presentare il suo lavoro e il suo prossimo disco, “Sucker”, in uscita in autunno, Charli XCX è venuta a Milano per raccontare qualcosa di lei al pubblico italiano.

Charli XCX arriva con la canonica mezz’ora di ritardo, dopo una settimana frenetica che l’ha vista anche alla sfilate di moda di Londra. Giubbotto di pelle nera, sottoveste verde scuro e scarponcini: la sua immagine è il riassunto più immediato del suo modo d’essere e delle sue influenze musicali, che spaziano dai gruppi musicali punk apprezzati dal padre alle Spice Girl.

 

Sei andata in Svezia per lavorare sul tuo nuovo album “Sucker”, che descrivi come molto punk. Com’è stato incidere lì?

Il mio terzo lavoro non vuole essere semplicemente “punk pop”, vuole rimanere nel solco pop ma con influenze punk tra le più distintive, dai Sex Pistols ai The Vibrators. Ho sentito che mi avrebbe fatto bene lavorare lì, aprirmi alle loro influenze.

L’album l’ho realizzato con Patrik Berger ed è formato da tracce brevi, sintesi e risposta alla stanchezza che io e lui sentivamo verso il mondo pop e la sua incessante richiesta di sfornare un’altra “I Love It”.

 

Data la tua età e la tua nazionalità, questa tua influenza punk è abbastanza sorprendente. Da dove deriva il tuo interesse verso questo genere?

Mio padre era molto interessato alla musica punk, gestiva un club nella piccola cittadina in cui sono cresciuta e non riuscì mai ad avere i Sex Pistols. Una volta il club si riempì perché disse di avercela fatta e poi si scusò dicendo che avevano disdetto; intanto però aveva riempito il locale. Grazie all’influenza paterna sono sempre stata un’ammiratrice del genere e infatti quando i Sex Pistols hanno fatto la réunion sono andata a sentirli dal vivo.

 

Il punk per te però non sembra essere solo un’influenza musicale.

No, è anche una mia caratteristica a livello di stile. Amo Vivienne Westwood, anche se sono al di fuori dalle logiche della moda e dei suoi trend. Per me è importante essere me stessa e vestirmi nel modo che mi fa sentire più a mio agio, per dire, oggi non indosso nemmeno il reggiseno (ride,ndr). Prima di cominciare ad esibirmi nei club londinesi non avevo il benché minimo interesse per il trucco o la moda.

 

Il tuo background è figlio degli anni ’00, di Myspace ma anche di tanta gavetta. Pensi che esperienze tanto diverse ti abbiano un po’ rallentato la carriera?

No, anzi, Myspace è stata un’opportunità fantastica, senza cui non sarei mai riuscita ad esibirmi nei club londinesi, dove però finivo più per concentrarmi sull’immagine che sulla mia musica. L’arrivo del primo contratto è stato provvidenziale, perché mi sentivo un po’ persa e confusa.

 

Con il primo contratto è arrivato anche il tempo di dedicarsi alla musica con più dedizione. Come ti approcci alla scrittura e alla registrazione dei tuoi pezzi?

Onestamente, non ho un vero e proprio metodo e tendo ad entrare nella sala di registrazione e seguire l’ispirazione del momento. In realtà mi piace prendermi tutto il tempo necessario per la mia musica, per me è importante. Credo sia una delle regole dell’attuale panorama pop che ho infranto.

 

Infatti al New York Times hai detto di considerarti una sorta di anti-icona pop, lontana dalle logiche della sua cultura, specialmente di quella femminile.

Sì. Voglio dire, io sono un disastro, sono del tutto negata per sostenere un certo tipo di promozione ed immagine che ormai sono la norma in questo ambiente. Sotto questo aspetto, fallisco miseramente.

 

Mi viene quasi da chiederti se sei femminista.

Certo, ma per me il femminismo non deve essere inteso e vissuto ‘in a box’, se segui queste regole sei femminista altrimenti no. No, per me è importante essere in controllo del mio corpo e di ciò che faccio, essere libera di dire ciò che voglio e vestirmi come mi pare. Questo è il tipo di parità di genere che vorrei fosse disponibile ovunque, per tutti. Questo è quello che tento di trasmettere con canzoni come “Break the Rules”.

 

Come performance sei in continua ascesa, prima i Coldplay, ora Katy Perry…

Sì, l’ho incontrata un paio di volte, è una persona molto divertente, mi piace. Sono sicura che insieme scateneremo molto pussy power! (ride, ndr)

 

Non bisogna dimenticare che sei anche la compositrice di hit estive come “I Love It” e “Fancy”. “Boom Clap”, il brano inserito nella colonna sonora del film “Colpa Delle Stelle” non l’avevi scritta per te in origine, vero?

Sì, originariamente avevo scritto il pezzo dopo aver sentito parlare dell’album di ritorno sulle scene di Hillary Duff, una cantante che apprezzo. Speravo che scegliesse la mia canzone, ma secondo quanto ha scritto su twitter non l’ha nemmeno sentita e non è stata lei a scartarla.

 

Il singolo sta avendo molto successo.

Sono contenta di averla potuta cantare io!

 

Hai visto anche il film?

Sì, mi ha fatto piangere. Penso sia bello far parte di una pellicola importante per le giovani generazioni come lo sono stati per lei alcuni dischi. É questo che voglio fare, creare dischi pop non sterili, che magari possano ispirare le emozioni che quegli album suscitarono a me.

 

E il tuo film adolescenziale?

“Spice World”, ovvio! Da ragazzina volevo essere amica delle Spice Girl e adoravo le loro canzoni e i loro video.

 

Adesso devo chiedertelo: qual era la tua Spice Girls preferita?

Emma “Baby” Button.

 

Scrivi canzoni di successo per tante artiste con una carriera simile alla tua. Per Madonna una canzone la scriveresti?

No, una canzone per Madonna non la scriverei, anche se spero per lei che il nuovo album sia qualcosa d’incisivo come “Like a Prayer”. Anche se adesso sono in pochi ad ammetterlo, lei ha realizzato almeno un paio di album davvero rilevanti per il pop. Questo è quello che voglio fare nei prossimi dieci anni, tentare di cambiare il pop con il mio lavoro.

 

Puoi dirci cosa dobbiamo aspettarci da “Sucker”?

Mhhh, lo definirei sicuramente pop ma con forti influenze punk, meno elettronico dei miei pezzi precedenti e molto più diretto nel parlare nell’ascoltatore. Sai, dico spesso di percepire la musica a colori (una condizione nota col nome di sinestesia) e secondo me “Sucker” è più sulle tonalità del rosa brillante rispetto al precedente album, che era decisamente sul viola.

 

E la musica che non ti piace, quella che colore ha?

Non mi piace la musica nei toni del marrone, del verde, del giallo…giallo Pitbull.

 

I Sex Pistols e Baby Spice, questa è Charli XCX, l’autoproclamata antidiva del pop in ascesa che si annoia a replicare quanto già inciso (“non è ancora uscito il terzo album e sto già pensando alla realizzazione del prossimo”) e non ha intenzione di dire sì sulla scia dei fasti passati.

 

di Elisa G.

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