Home > Recensioni > Charlie Boyer and The Voyeurs: Clarietta

Scopofilia DOC

A vederli sembrano un po’ i cugini bravetti e placidi degli Horrors, a sentirli farebbero comunella con i colleghi altrettanto giovani e debuttanti Palma Violets. Quanto si capisce dall’ascolto di “Clarietta” è che il quintetto stabile a Londra ha passato molti dei suoi pomeriggi (probabilmente quelli della tarda adolescenza) in compagnia dei dischi dei Velvet Underground e dei Television.

I riff di chitarra che si concedono al garage rock, l’uso dell’organo a mo’ di Spider Webb- ma con meno depressione- e la voce del titolare, Charlie Boyer, che si confonde tra le righe di un Tom Verlaine e di un Gaz Coombes (Supergrass): troverete tutto questo in un disco che sembra firmato più da una band matura che da cinque ragazzetti.

Nel mondo anglosassone sono arrivati a definirli come i Velvet londinesi. Orgoglio nazionale o pura verità? Lasciamo decidere agli intenditori di Reed e soci, non ci vogliamo immischiare.
L’unica certezza dell’LP è che le undici canzoni scorrono che è ‘na meraviglia, come se i cinque fossero totalmente noncuranti del senso che la parola “esordiente” riveste per la critica. Tutto a vantaggio loro, s’intende.

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Contro

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