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Charlie: “Ruins of Memories” è l’esordio che vi raccontiamo track by track

Si intitola “Ruins of Memories” l’esordio della cantautrice genovese Charlie – all’anagrafe Carlotta Risso. Un disco intenso e fuori dal tempo che dalle origini dei primi anni del ’900 della musica Appalachiana, tra banjo e andamenti country, arriva ad oggi con una produzione che ha molto rispetto di quel sound e che con altrettanto rispetto cerca di contaminarlo in attualità beatlessiane o sapori alla Radiohead. Da brani assolutamente traditional come “Ash and Arrow” a sperimentazioni che appena sfociano in psichedelie d’autore come nella splendida “The road” ispirata dal celebre romanzo di Cormac McCarthy. In rete poi troviamo i due video di lancio che seguono il tutto con stile, gusto e coerenza. Insomma, un disco da ascoltare…fino all’ultima traccia!!!! Occhio alla ghost-track…

Charlie, “Ruins of Memories” brano per brano

The Strength
Il primo brano dell’album dice di come niente valga più, nonostante gli anni e le esperienze, della passione per le cose che si ama davvero fare.

Superior
Un ottovolante emotivo, sonorità che si alternano tra morbidezze e incisive asperità. È un brano che parla di un cerchio mai chiuso.

Rosemary
Un quadretto che racconta di una casalinga frustrata e del suo mondo interiore, un contrasto tra il sogno beatlesiano del sound e la prosaica quotidianità della storia.

Ash and Arrow
Il brano più traditional del disco, con banjo di Marco Ferretti e violino fiddle (un po’ alla Scarlet Rivera) suonato da Antonio Capelli. Quasi la parodia di un western.

Ruins of memories

Un viaggio che conduce, attraverso sonorità proprie di uno scenario americano alla “True detective”, ad un agrodolce racconto di ricordi svelati in chiaroscuro.

I’d be Glad
Quando il sentimento di un’amicizia o di una storia d’amore non si esaurisce, nonostante pause, lontananze, bivi di vita imboccati.

Leave
Uno dei brani più potenti del disco, è un inno all’indipendenza, un invito a separarsi dalle figure che ci imprigionano nel limbo dell’apatia.

Innocent Sweet
Una storia d’amore mai sbocciata né dichiarata che riporta subito alla mente la gioventù, coi suoi buffi e drammatici tormenti d’amore. L’arrangiamento fa eco al testo alludendo a quei sixties in cui anche il pop era giovane e ingenuo.

Bed Time
Ninna nanna per una domenica casalinga, una giornata di fine inverno che si affaccia alla primavera. La melodia è semplice, come le lullaby più tradizionali, ma trasporta in un magico torpore.

Cigarette
La storia di una sigaretta che vuole dominare il mondo e che in qualche modo tiene in pugno il povero malcapitato.

The Road
Ispirato a “La Strada” di Cormac McCarthy: come l’America post-apocalittica del libro qui l’iniziale stesura folk del brano vira verso una pseudo-psichedelia, al tempo stesso acustica/elettrica/elettronic a.

She
ghost track (per chi ancora si ostinasse ad ascoltare i CD) sul respiro, quello che ci mantiene in vita e quello che rende possibile il canto. Più che una canzone, un talismano.

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