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Chattiamo? Un’intervista comoda comoda a Divano

Divano, il nuovo progetto musicale di Francesco Pizzinelli (ex Jocelyn Pulsar), debutta oggi, mercoledì 28 gennaio col disco “Rimedi per ulcere in bocca, piaghe nelle gambe, rogna, magrezza, stitichezza e malinconia”.  Noi di Loudvision abbiamo potuto ascoltarlo in antemprima (qui, potete leggere le nostre impressioni); “Rimedi” (d’ora in poi lo scriviamo così per comodità) ci ha talmente impressionato che abbiamo deciso di contattare Francesco per farci raccontare qualche curiosità e indiscrezione attorno al disco e – perché no? – anche sulla sua vita.

Nb: quest’intervista è la trascrizione integrale di un’appassionata chat (non erotica, ma di Facebook) realizzata qualche giorno fa. Abbiamo volutamente apportato poche modifiche a quanto già scritto.

 

Ciao Francesco, benvenuto su Loudvision! Inizio chiedendoti quali sono le tue riflessioni su questo anno passato? Se non ricordo male, il 27 gennaio dell’anno scorso usciva la prima delle quattro canzoni inedite con cui davi l’ultimo saluto – oddio che espressione infelice! – ai fan in veste di Jocelyn Pulsar (“Frutta Fresca nel backstage”, n.d.r). Non ti fa strano che il tuo nuovo disco, con la nuova formazione, esca ad un anno di distanza esatto?

Ciao Laura, no, non ci avevo assolutamente pensato: mi fa in effetti un po’ strano uscire senza il nome Jocelyn Pulsar, a cui ero ormai abituato…mi sento un pochino, diciamo nudo….però mi abituerò. L’anno che è passato è stato personalmente importante (ho anche iniziato una convivenza, per dire…) e “artisticamente” di transizione, nel senso che ho lavorato al disco di Divano senza sapere bene che cosa sarebbe successo.

Un’altra cosa che mi aveva incuriosito sempre a proposito dell’ep “Frutta fresca nel backstage”, era la decisione di far uscire le canzoni sui blog dei tuoi fan. Come mai? Hai mai avuto un tuo blog? Cosa pensi dei social/che rapporto hai con la tecnologia?

Io non ho mai avuto un blog, perché penso che a nessuno interesserebbe leggerlo… però vedo che molti ce l’hanno e parlano di musica in modo anche molto interessante: spesso proprio grazie ai blogger, più che alle riviste ufficiali, il nome di Jocelyn Pulsar aveva girato, e allora ho pensato che poteva essere un modo per ringraziarli. Con Divano ho ricominciato facendo la stessa cosa: ai blogger per primi ho inviato il disco da ascoltare ed eventualmente recensire (il disco è disponibile in streaming su sette blog diversi – uno per ogni traccia- : Offtopic, Troublezine, (S)controblog, Priski,Indipendent Reviews, Magmusic, Dafenproject, non è stata inserita “Il pezzo è bello se lo canta mia nonna”, pubblicata già da tempo, n.d.r).

I social mi piacciono, bisogna stare attenti a non esagerare, lo dico a me stesso in primis. Sai, un po’ mi spaventa che ognuno possa scrivere in tempo reale quello che gli passa per la testa, a volte anche su temi importanti. Una volta l’impossibilità di farlo ti dava il tempo di riflettere meglio prima di esprimerti.

Ti va di raccontarci com’è nata l’idea di Divano e perché avete scelto proprio questo nome? Fra l’altro leggevo in un’intervista che tu fino a qualche tempo fa eri proprio… senza divano, a casa tua!

Divano è nato quasi per scherzo, cercando un nome impossibile da pronunciare male, dopo anni in cui nessuno riusciva a capire “Jocelyn Pulsar” al primo colpo (e avevano ragione, mi sa): mi uscì la frase “mi serve un nome comodo”, e allora, ecco Divano. Si è vero, quando ho deciso il nome in casa il divano ancora non ce l avevo: lo comprai qualche giorno dopo, a metà prezzo, in una di quelle promozioni di cui fa pubblicità la Ferilli in televisione.

Ogni pezzo del vostro album ha la particolarità di avere la propria impronta, la propria sonorità, quasi si trattasse di otto pezzi distinti. È stata una scelta voluta o vi siete accorti che il disco prendeva questa piega solo nel corso della lavorazione? Scherzando, nel clip del vostro singolo “Il pezzo è bello se lo canta mia nonna”, scrivevi che è stato il vostro discografico a suggerirvi l’arrangiamento reggae, perché è giovane.

Adesso la dico grossa: prima di iniziare a registrare il disco di Divano ho ascoltato molto “Ok Computer” dei Radiohead e l’ispirazione mi è venuta da li, nel senso che ogni brano appunto ha una sonorità completamente diversa, a partire dalle batterie; se qualcuno, dopo questa affermazione, ha fatto una pernacchia, la accetto, ci sta; il mio ovviamente non voleva essere neanche lontanamente un paragone con un discone del genere, anzi, quando lo sento mi viene voglia da una parte di registrare, dall’altra di smettere definitivamente (ride, n.d.r) . Beh, la ragione più terra-terra è che il disco lo abbiamo registrato da soli, autoproducendolo completamente a livello “artistico”; questo naturalmente lo fa suonare un po’ lo-fi, lontano forse da alcuni standard a cui pare essere ormai legata anche la musica indipendente.

A parte “Ok Computer”, ci sono stati altri dischi che hanno influenzato il tuo lavoro? Cos’hai ascoltato/cosa ti ha colpito in questo anno passato?

In quest’ultimo anno ho ascoltato poche cose (ma ascolto poca musica in generale…): nella mia macchina ci sono anche “Siamese Dream” degli Smashing Pumpkins  – che a suo modo mi ha anch’esso ispirato una canzone! –(ride, n.d.r. Francesco si riferisce alla canzone “Smashing Pumpkins” contenuta nel disco), “There’ s Nothing Left to Loose” dei Foo Fighters, “Superunknown” dei Soundgarden, “La favola di Adamo ed Eva” di Max Gazzè, un disco di qualche anno fa di Neffa (che avevo comprato proprio per ascoltare i suoni che usava, perché mi piacciono, le canzoni – se devo essere sincero – invece meno…), e l ultimo dei Subsonica, dove ci sono un paio di pezzi niente male, anche se sono lontanissimi da quello che faccio io.

Ascoltiamo cose simili, sai? Comunque devo dire che “Smashing Pumpkins” mi ha spiazzato, perché pensavo di trovarci delle sonorità simili al gruppo e invece sotto le orecchie avevo un piccolo spaccato degli anni 90!

(ride, n.d.r) No “Smashing Pumpkins” è quasi una presa in giro, cioè è una citazione di una leggenda metropolitana che girava intorno a Billy Corgan anni fa, non so se te la ricordi.

L’ho scoperta grazie alla tua canzone e…  grazie a Wikipedia! (cito integralmente dalla pagina di Wikipedia su Billy Corgan: “da molto tempo circola una leggenda metropolitana secondo la quale, da bambino, Billy Corgan avesse interpretato il ruolo di Ricky Stratton nella serie televisiva Il mio amico Ricky (Silver Spoons, in lingua originale). Il giovane attore che recitava tale ruolo era Rick Schroder, talmente somigliante nei lineamenti a Corgan da scatenare un passaparola globale. È stato anche identificato con l’attore Jerry Supiran, il piccolo Jamie Lawson del telefilm Super Vicki (Small Wonder, in lingua originale), complice lo stesso periodo di programmazione del telefilm in Italia (primi anni novanta) con i primi successi degli Smashing Pumpkins.”) Mi viene spontaneo domandartelo, con di Divano è cambiato anche il tuo approccio con la musica? Mi spiego: se Jocelyn Pulsar era un progetto che ti impegnava in prima persona, qui sei membro di un gruppo. Come ti trovi a lavorare insieme ad altri musicisti? Sei sempre tu che scrivi i pezzi, o collabora anche qualcuno di loro (o se non lo fa ora, pensi potrebbe, in futuro)?

I pezzi li scrivo sempre io, ma quando li proviamo, in saletta, a volte prendono delle direzioni inaspettate, appunto perché c’è l’intervento anche degli altri: questo è successo, ad esempio con “Dino Valdi” – che inizialmente aveva una ritmica completamente diversa – o in “Premiato Cinema Sorriso”, dove il giro di basso che si è inventato Davide (Ponti, n.d.r) praticamente sostiene il pezzo da solo. Inoltre, senza Mario (Ingrassia, n.d.r) non avrei mai potuto registrare il disco, lui è il “tecnico”, io da solo non so fare praticamente nulla, sono un musicista del Medioevo!

Le canzoni “Don Paolo” e “Dino Valdi” (che hai citato poco fa in merito all’arrangiamento) trattano di personaggi della storia recente/passata di cui nessuno – o quasi- sa nulla: Paolina Leopardi, la sorella di Giacomo, e Dino Valdi, controfigura di Totò. Perché li hai/li avete scelti?

Paolina Leopardi l’ho scoperta visitando (come fanno tutti) la casa di Recanati un anno e mezzo fa, da un libro della loro biblioteca (da cui, tra l’altro ho tratto anche il titolo del disco), mentre Dino Valdi l’ho scoperto preparando una serie di serate sul cinema italiano e le sue colonne sonore, che ho tenuto in un circolo Arci di Ravenna poco tempo fa: soffermandomi dalla commedia all’italiana, sono passato necessariamente da Totò e mi sono imbattuto nel Wikipedia di questo personaggio di cui davvero non avevo mai sentito parlare; questo mi ha dato la voglia di tornare su un’ idea che avevo da tempo, cioè scrivere una canzone sulla figura della controfigura, che trovo molto malinconica.

In “Il pezzo è bello se lo canta mia nonna” dici che musica commerciale e musica da discoteca vogliono un pubblico #giovane (ci metto l’hashtag per rendere meglio l’idea). Te lo immagini mai il pubblico per la musica che suoni tu? È #giovane o no?

No, personalmente non scrivo pensando ad un pubblico giovane. Mi piace l’idea che le mie canzoni le ascoltino quelli della mia età, o più grandi. Ai giovanissimi ci pensano, mi pare, tutti gli altri gruppi indie del momento.

Posso farti una domanda un po’ scomoda?                                

Vai!

Grazie. Nella tua vita discografica sei stato (anche) prodotto da un’etichetta #giovane, come Garrincha Dischi di Matteo Costa. Dalle sue scuderie escono L’Orso, Lo Stato Sociale e tutte quelle band che piacciono ai ragazzetti, ma a suo tempo uscivate anche tu ed Elli De Mon. Che cosa ti ha lasciato questa esperienza e, se posso saperlo, quali sono stati i motivi della rottura?

Sì, ecco, mi aspettavo appunto questa domanda. Diciamo che con il trend che aveva preso l’etichetta non mi sentivo più a mio agio: in quel momento, avevo delle canzoni pronte e avrei voluto farle uscire, ma mi ero accorto che ci sarebbe voluto molto tempo. Inoltre la situazione era diventata, come dire, troppo professionale per come sono fatto io, mentre tutto era partito in maniera informale e amichevole. Comunque devo dire che non ci sono stati problemi e ringrazio la Garrincha perché quel disco mi ha fatto conoscere molto di più.

Sì personalmente ti ho conosciuto proprio grazie a loro, ormai quattro anni fa, per via di una particolare promozione che permetteva di scaricare gratuitamente i dischi di tutto il catalogo.

Sì certo, me lo ricordo.

Avete già qualche data per il tour di “Rimedi”?

Insomma, tour… il tour lo fa Ligabue, non noi!

Troviamogli un sinonimo allora!

Qualche data qua e la c’è, non molte, non sono molto conosciuto (neanche con Jocelyn suonavo tanto, eh!) poi…vediamo…non ho un booking e neanche un ufficio stampa, faccio tutto da solo, quindi viene fuori tutto con calma. Posso assicurarti però che per febbraio e marzo 6 -7 date ci sono. Le annuncerò poi sulla mia pagina Facebook.

Mi sembrano già parecchie! Conosci il Re Tarantola? È un musicista delle mie parti che ragiona con la tua stessa ottica: si autoproduce, fa tutto in casa, fino a qualche tempo fa non aveva un booking, ma si arrangiava da solo.

Di nome mi sembra…io esco con la Cabezon perché è un amico. E una premessa importante: io non è che disdegno il “successo”, è solo che non arriva (ride, n.d.r)! No, a parte gli scherzi, ho sicuramente un carattere strano, voglio fare le cose a modo mio e, se ho un etichetta che mi obbliga a comportarmi in un certo modo, mi agito, e poi me ne vado. A me piacerebbe avere un po’ più di successo, ma facendo quello che faccio, non cambiando. L’indie, a mio modo di vedere, si è un po’… venduto, per usare un parolone, nel senso che ha sentito il profumo del successo e non è più lui, si è adattato. Non credo a chi dice che il pubblico giovane ascolta l’indie e quindi questo genere si è emancipato, secondo me è accaduto proprio il contrario: è l’indie che si è adattato ai gusti del grande pubblico, non viceversa. Pensa, una volta la produzione del mio disco nell’indie sarebbe stata normale, proprio perché lo-fi, mentre oggi alcuni storcono il naso. Ma sinceramente, a questo punto mi interessa poco.

Speriamo che questo sia davvero l’anno di Divano! Sì, ti do ragione perché è vero, ormai l’alternativo è il primo modaiolo. Più che “ musica alternativa” – come alternativa a alla musica commerciale –  io vedo piuttosto tanta omologazione.

Speriamo davvero! Mi raccomando pubblica pure quello che vuoi di quello che ci siam detti, non è neanche la prima volta che parlo di queste cose.

Ok, grazie, tranquillo non censurerò nulla, anzi menzionerò anche gli gnocchi al ragù che ho cucinato e mangiato nel frattempo con la nonna. A presto Francesco, grazie ancora per la chiacchierata!

Ottimo. Ciao Laura, a presto!

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