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Che gran pezzo di polmoni

In Inghilterra è il caso musicale dell’anno. Durante l’estate appena trascorsa si è affermata come la novità più interessante della scena pop. Tutti pazzi per la rossa. Stiamo parlando di Florence and the Machine, al secolo Florence Leontine Mary Welch, il cui album “Lungs” è in vetta alle classifiche britanniche da mesi. E anche a non saperlo, c’era da immaginarlo venerdi sera, ai Magazzini Generali di Milano, dove c’è da giurare che quasi la metà del pubblico, accorso copioso, fosse inglese.

Per il suo esordio davanti alla platea italiana, la bella e ventiduenne cantante londinese dalla chioma rossa fuoco aveva in serbo il solo repertorio del primo e unico album. Ma sebbene il concerto, come era prevedibile, sia stato piuttosto breve, Florence ha avuto il tempo necessario a lasciare il segno. Accompagnata da cinque elementi, tra cui una bionda tastierista e un arpista, lei troneggia al centro del palco tenendo a fianco un tamburo che di tanto in tanto percuote per dare il tempo e incoraggiare il pubblico urlante a battere le mani.

Alta, con un vestito nero attillato e lunghe frange che pendono da una silhouette androgina, sa come muoversi, con gesti teatrali che si sposano bene con la strumentazione un po’ melodrammatica della sua musica. Dark e sognante, il pop di Florence è romantico ma con decisione. La serata si apre con “Bird Song”, e alla terza canzone, “Kiss With A Fist”, la platea è ormai calda.

Lo strumento che vince sugli altri è la voce della ragazza, che lei modula con grande padronanza dai toni più bassi e sensuali, quando è accompagnata solo dall’arpa dell’incipit di “I’m Not Calling You A Liar” per esplodere con improvvisa e armonica potenza mentre entra il riff di chitarra. Una volta compiuto il giro di boa e arrivati a “Dog Days”, la canzone più famosa e amata, è un delirio di cori e braccia sollevate.
“Lungs”, polmoni. Eh già: la ragazza ne vanta un potente paio.

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