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Che Notte!

Una gradevolissima serata milanese finalmente libera da afa e zanzare, la bella cornice dell’Arena Civica e un pubblico decisamente folto composto sicuramente per la maggior parte dai fan dell’eclettico cantante, ma anche di spettatori all’apparenza più occasionali o forse attirati dal repertorio in scaletta: ecco lo scenario che accoglie Mike Patton per la sua nuova apparizione in Italia. Questa volta porta in tour il suo progetto Mondo Cane che, per chi si fosse distratto, si basa sulla riproposizione di famose canzoni italiane degli anni ’50 e ’60, di cui si sarebbe innamorato, secondo la leggenda, ascoltando la radio per imparare l’italiano durante il suo soggiorno bolognese.

La scaletta è molto più ampia di quella catturata sul cd dallo stesso nome; nella sua esibizione Mike è accompagnato da una sezione di archi dell’Orchestra Filarmonica Italiana, da un coro femminile e da una band elettrica, il tutto coordinato magistralmente da Daniele Luppi.

Le prime due canzoni, “Il Cielo in una Stanza” e “Che Notte!” danno già la cifra stilistica attorno alla quale orbiterà il concerto, ossia un recupero affettuoso e rispettoso, non certo parodistico, di canzoni arcinote al pubblico italiano più attempato, arricchite nello stesso tempo da un’energia rock che le rende perfettamente godibili dai giovani più o meno tatuati accorsi all’Arena.

Mike Patton sfodera tutto il suo eclettismo vocale, passando dai registri melliflui di un Modugno o un Nico Fidenco alla vena un po’ folle di un Buscaglione, invecchiando e arrochendo la voce su “Senza fine” e sfoderando le sue doti di growler in “Urlo Negro”, distorcendo qua e là la voce attraverso l’inseparabile megafono e finendo in falsetto su “Deep Down”.

L’alchimia fra voce e orchestra è eccezionale e ci regala un concerto memorabile; fra i migliori momenti, oltre a quanto già citato, vogliamo ricordare anche l’intensa interpretazione in “Dio Come Ti Amo” e la grandiosa “Storia d’Amore” con un fantastico finale da headbanging che scatena la standing ovation.

Un’ora e mezza e 22 canzoni più tardi arriva l’ora dei saluti: “Ciao belli, ci vediamo, eh? Baciotti”. E ancora il giorno dopo ci ritroveremo a canticchiare vecchie canzonette fra gli sguardi straniti dei colleghi…

Il Cielo in una Stanza (Paoli/Mina)
Che Notte! (Buscaglione/Chiosso)
Ore d’Amore (Bongusto/Migliacci/Sigman/Kaempfert)
20 km al Giorno (Arigliano/Massara/Mogol)
Quello Che Conta (Salce/Morricone)
Urlo Negro (Blackmen)
Legata ad un Granello di Sabbia (Fidenco/Marchetti)
Deep Down (Morricone)
Pinne, Fucile ed Occhiali (Vianello/Rossi)
Scalinatella (Murolo/Bonagura/Cioffi)
L’Uomo Che Non Sapeva Amare (Fidenco/Pallavicini/Mogol/Bernstein)
Ma l’Amore No (D’Anzi/Galdieri)
Canzone (Don Backy)
Ti Offro Da Bere (Morandi/Meccia)
Dio Come Ti Amo (Modugno)
Storia d’Amore (Celentano/Beretta/Del Prete)
Lontano, Lontano (Tenco)
O Venezia (Rota)
Yeeeeeeh! (Tenco/Sawyer/Burton/Bardotti)
Senza Fine (Vanoni/Gragnaniello)

Una Sigaretta (Buscaglione/Chiosso)
Sole Malato (Modugno)

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