Home > Report Live > Che roba!

Che roba!

Dopo l’infelice esperienza fiorentina e gli anni gloriosi di Arezzo, l’Italia Wave Love Festival è a Livorno per il secondo anno. La serata del sabato propone due nomi che non possono lasciare indifferenti: Kraftwerk e Aphex Twin sono buona parte della storia della musica elettronica. Se i quattro di Düsseldorf hanno presentato al mondo le sonorità sintetiche, il buon Richard D. James, durante gli ultimi vent’anni, le ha plasmate in tutti i modi immaginabili andando oltre ogni genere e possibilità. Insomma, i maestri e il migliore degli allievi.

Quando salgono sul palco, allestito con la consueta dedizione geometrica, minimale e germanica, i Kraftwerk danno subito atto della propria personalità e del loro approccio musicale. Portatori dell’alienazione industriale e post, questi quattro ragazzotti hanno ormai superato i sessanta ma non lo danno certo a vedere. Tutina nera, ognuno davanti alla propria postazione, producono e intrecciano suoni come se fossero alla catena di montaggio della Thyssen. Si passa attraverso quasi quarant’anni di repertorio sempre attuale. Da “Man Machine” a “Radioactivity” passando per “The Model” e “Tour De France”. Sono tutti classici della musica contemporanea e la folla apprezza scatenandosi in danze più o meno ritmate. Il concetto di musicista è azzerato (o esaltato?) e la parte visiva decisamente vintage e minimale riesce a prendersi la scena come se fossimo davanti ad una performance. Quando il main set termina, l’encore ci dà la conferma definitiva. Sul palco i Kraftwerk non ci sono più, dietro ai laptop e alle tastiere si presentano i loro alter ego. “The Robots” la suonano i robot in persona, agitati da movimenti meccanici e automatici. “We’re functioning automatik, And we are dancing mechanik, We are the robots”. Kraftwerk, che roba!

Il set di Aphex perde o rafforza (decidetelo voi) la teatralità lasciatagli in eredità. Il laptop set di Richard D. James prevede un unico e assoluto protagonista lasciando tutto nelle mani della genialità dell’irlandese. Ci si può immaginare un concerto di Aphex Twin? La risposta è NO. Hai davanti un tipo che va per i quaranta che negli ultimi venti anni ha fatto di tutto. È il maestro dell’ambient, il re dell’acido, il principe della techno, uno dei padri della drum’n’bass e del noise. C’è troppo da poter proporre e bisogna studiare come farlo. Aphex però non ha problemi a capire cosa si trova davanti. C’è un pubblico che ha ancora in mente i ritmi movimentati dei Kraftwerk e bisogna tenere alta l’atmosfera. Passando tra pezzi irriconoscibili e grandi classici, il genio di Limerick alterna di tutto un po’. Esagera un po’ con tempo, rumori e volumi in alcune parti in cui si ha l’impressione di essere nel bel mezzo di un rave, ma gli stacchi sono impeccabili. Aphex è in grado di mixare l’hardcore e la drum’n’bass con l’ambient in maniera magistrale. Ci spara addosso un pioggia di note, ci fa andare oltre ogni possibilità di comprensione. Aphex Twin, che roba!

Scroll To Top