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Che sogno sudaticcio!

Nonostante non sia passato troppo tempo dall’ultimo concerto, c’è un buon numero di persone al Rock in Roma per il concerto dei Litfiba. Quasi i presenti avessero il timore che il gruppo nel frattempo potesse ripensarci e sciogliersi nuovamente, alle 21 inizia già ad invocarne il nome, anche se l’inizio ufficiale del concerto è quasi un’ora dopo.

Pelù, Ghigo e gli altri non si fanno attendere probabilmente anche per questo, o forse perché sanno cosa hanno riservato ai loro fan romani: una scaletta che in più di due ore ripercorre la storia della band toscana a partire dal suo secondo disco, “Desaparecido” del 1985.
Quando si va al concerto di un gruppo che ha scritto il suo nome nella storia della musica italiana e che calca le scene da più di trentadue anni, si è sempre combattuti tra il reverenziale rispetto dovutogli per quanto fatto in passato e il timore della resa nel presente. Pelù e Ghigo salgono sul palco fianco a fianco come due vecchi amici e i dubbi spariscono già dal primo pezzo, quando Pelù dopo aver dato la sua benedizione ai presenti attacca con “Dio”.

Il live è diviso in due parti. Durante la prima non si va più indietro degli anni ’90, con Piero Pelù che da anche messaggi sull’ecologia, sul pacifismo e ci tiene ad essere molto politically correct nelle esortazioni verso il pubblico a tirar fuori gli attributi, che non sono una cosa solo maschile. Per chi non avesse capito rende più chiaro il concetto dedicando “Regina Di Cuori” a Rossella Urru, una donna con gli attributi, che nonostante la brutta disavventura da cui è appena uscita, non ha escluso di tornare in Africa.

La seconda parte, invece, è quella per i vecchi fan dei Litfiba, al punto che, prima di iniziare, Pelù fa un sondaggio per capire chi, essendo nato prima degli anni ’80, può ricordare quelle canzoni. La sentenza è non molti, ma se canzoni come “Istanbul” possono lasciare la platea un po’ spiazzata, altre come “Gioconda” vengono urlate da tutti a dimostrazione del loro essere al di fuori del tempo. Così come senza tempo è Ghigo che sul finire del pezzo instaura un gioco a suon di note col secondo chitarrista lasciando il pubblico in estasi.

Per il gran finale, o bis che dir si voglia, Pelù torna sul palco a dorso nudo per dare al suo pubblico il colpo di grazia, nel caso ancora non ne avesse avuto abbastanza, con quattro pietre miliari dei Litfiba: “Dimmi Il Nome”, “El Diablo”, “Cangaçeiro” e “Tex”. Dire su quale i fans si scatenino di più è impossibile: anziché sentire la stanchezza per due ore di concerto, il pubblico alza la dose e su “El Diablo” pogare diventa inevitabile.

Anche i Litfiba d’altronde non hanno un attimo di cedimento e vanno avanti tutta la sera con un’energia incredibile anche per dei ventenni.

Tra una benedizione satanica e una scomunica, domani Pelù ha invitato tutti i presenti ad andare in ginocchio sui ceci a chiedere scusa a San Pietro, ma per adesso El Diablo ha trionfato e nessuno ne metterebbe in dubbio il potere.

“Dio”
“Maudit”
“Grande Nazione”
“Prima Guardia”
“Barcollo”
“Fiesta Tosta”
“Regina Di Cuori”
“Il Volo”
“Fata Morgana”
“La Mia Valigia”
“Brado”

“Sparami”
“Lo Spettacolo”
“Gioconda”
“Lacio Drom”
“Istanbul”
“Il Vento”
“Apapaia”
“Resta”

Bis:
“Dimmi Il Nome”
“El Diablo”
“Cangaçeiro”
“Tex”

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