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Che Zeus ci fulmini

Presentati in anteprima al Giffoni Film Festival 37 minuti del secondo capitolo della saga di Percy Jackson, il semidio figlio di Poseidone nato nei romanzi di Rick Riordan. E ad accompagnare il footage della pellicola sono arrivati i due protagonisti, Logan Lerman e Alexandra Daddario, letteralmente aggrediti in mattinata dalle centinaia di fan accorsi alla Cittadella del Cinema. Davvero il divismo hollywoodiano non è minimamente in crisi, la fabbrica dei sogni continua a sfornare semidei che, come i loro personaggi in questo caso, sembrano catapultati da un dorato iperuranio nel bel mezzo del mondo reale.

Ma parliamo di quello che la Fox ci ha fatto vedere in anteprima, una selezione di scene tratte principalmente dalla prima parte del film, in alcuni casi senza la postproduzione digitale (un ciclope recita in un paio di scene ancora con tutti e due gli occhi, ad esempio). Ci sono inevitabilmente degli spoiler, io vi ho avvisato.

Vediamo inizialmente Percy impegnato in una sorta di prova atletica stile American Gladiators, dove viene sconfitto da Clarisse, la figlia di Ares. Precedentemente il regista Thor Freudenthal (scelto per il nome “divino”? Chissà…) ha montato una sorta di riassunto dell’arrivo dei nostri eroi al Campo Mezzosangue con la nascita della barriera protettiva che isola il villaggio dal resto del mondo. Percy è in crisi di fiducia e si avvicina all’acqua per rivolgersi al padre Poseidone che, per tutta risposta, gli invia Tyson, un fratellastro nato dal rapporto con una ninfa.

Apprendiamo che dall’unione tra ninfe e dei nascono i ciclopi, e infatti il buon Tyson ha un occhio solo. Il Campo viene attaccato da un gigantesco toro meccanico che riesce a rompere la barriera e ingaggia una furiosa battaglia con gli abitanti: Percy risolverà la situazione con la sua penna/spada scoprendo il punto debole del mostro. I due mentori Dioniso e Chirone (interpretati dalle vecchie glorie Stanley Tucci e Anthony Head) fanno salire Percy nella soffitta della loro residenza dove un Oracolo gli predice di essere il predestinato: potrà salvare l’Olimpo o decretarne la distruzione, dipende tutto da lui. Scopriamo infatti che la barriera si è infranta perché l’albero guida è stato avvelenato.
È Annabeth ad avere l’idea giusta: bisogna recuperare il mitico Vello d’Oro dal Mare dei Mostri. Vengono inviate due squadre: una ufficiale e una auto costituita formata da Percy, Annabeth e dal satiro Grover, che chiude il triangolo dei nostri eroi. Un salto in avanti e vediamo l’ultima scena: un viaggio marino a bordo di un ippocampo verso la barca di un personaggio che preferisco non svelarvi, perché pare che il suo ritorno sia una grande sorpresa.

Se non avete visto il primo film o non siete fan della serie quanto avete appena letto vi sembrerà surreale, ma tant’è. Nel trailer si vedono mirabolanti combattimenti con gigantesche creature, una discesa agli inferi e una serie di gigantesche creature del Mare dei Mostri, che è posizionato nel nostro Triangolo delle Bermude. I due minuti di trailer sembrano molto più allettanti di quanto visto nelle scene presentate; il film, comunque, uscirà in sala a settembre.

La formula del terzetto di eroi in lotta contro tutto e tutti e impegnati parallelamente nella crescita e nella scoperta del loro posto del mondo, da Harry Potter in avanti è ormai collaudata, DEVE comprendere due ragazzi e una ragazza, e verrà riproposta in tutte le salse finché gli incassi non caleranno. La saga di Percy Jackson è comunque più tarata per un pubblico adolescenziale, mentre quella di Harry Potter invitava gli spettatori a crescere insieme ai personaggi.

Due parole sulla conferenza stampa dei due protagonisti, svogliati e, almeno all’apparenza, poco coinvolti. Una sequela di banalità su quanto è stato bello interpretare i personaggi, sulla stranezza di recitare davanti a degli schermi che poi saranno riempiti successivamente, sull’abitudine di non rivedersi mai nei loro film perché emergerebbero solo i difetti ed altre amenità del genere. Per loro è bastato rendersi conto dell’isteria collettiva che suscitano anche qui nella vecchia Europa; che Zeus si affacci dall’Olimpo e li (ci) fulmini tutti.

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