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Thurston Moore ha ancora voglia di rockeggiare

Essendo un lavoro al quale ha lavorato Thurston Moore, non può che sentirsi l’influenza dei Sonic Youth, band di cui fu co-fondatore nel lontano 1981. Noise-rock a tratti travolgente (“Sleeping Where I Fall” ne è un manifesto clamoroso), questo omonimo è un debutto affatto sconvolgente dal punto di vista dell’inventiva e delle idee, seguendo quel filone tracciato dai Sonic Youth, dai Pixies e da tutte quelle band a loro affini. Ma non è solo rumore, come può sembrare da queste prime righe. Ci sono anche melodie e riff accattivanti (si pensi a “Empires Of The Time”), anche se si tende sempre poi a sfociare in un rock’n’roll essenziale e molto confusionario. Non male, ma nulla di esaltante.

Il buon Moore rimane fedelissimo, strumentalmente parlando, alle sue origini, e non poteva essere altrimenti. Rinnegare la militanza in un gruppo storicamente indimenticabile è impossibile. L’idea di riportare quelle idee sonore in un nuovo progetto funziona fino ad un certo punto, perché se è vero che il sound resta essenzialmente quello, provare ad accennare qualche novità non avrebbe guastato. Ciò che manca sono anche cambi di ritmo. Ci si mantiene sempre su velocità abbastanza elevate, rischiando di stancare l’ascoltatore, che potrebbe gradire del relax ogni tanto. Disco per cuori forti.

Pro

Contro

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