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  • Chelsea Wolfe: Hiss Spun

    Sargent House / none

    Data di uscita: 22-09-2017

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Tra le voci femminili del rock alternativo, quella di Chelsea Wolfe è sicuramente una delle più autorevoli e riconoscibili. A parlare sono sei album che, dal 2006, hanno costruito intorno alla musicista californiana un’identità musicale unica nel suo genere, fatta di claustrofobiche atmosfere, cupe sonorità doom, talvolta drone, sporche contaminazioni stoner.
Hiss Spun è il suo settimo lavoro in studio, un coerente sequel di Abyss (2015) fatto di chitarre distorte, che sembrano sprofondare in un terreno marcio e cedevole (The Culling), melodie macabre e labirintiche e la voce di Chelsea Wolfe, carezzevole e distante, in un aperto contrasto con gli altri strumenti.

Sicuramente un disco ispirato, solido della produzione di Kurt Ballou (Converge), evocativo e tetro (qui entra in gioco la location in cui ha avuto luogo la registrazione: Salem), sporco nelle sonorità, ma anche molto equilibrato e coerente. Ed è forse in questo che possiamo avanzare l’unica critica: Hiss Spun non offre quei momenti di follia o le scappatoie inaspettate che ci aspettiamo da un album di Chelsea Wolfe. Più che un temporale è una nebbia scura e fredda che passa, avvolge, si dirada e scompare. Turba senza riuscire realmente a danneggiare. Una presenza impenetrabile ed inquietante.
Però, sia chiaro, questa riflessione nasce dallo sforzo che ogni ottimo album ci richiede nel trovarne un punto debole. In questo caso, tutto soggettivo.

 

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Contro

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