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“Cherries & Broken Asses”

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I DiCose sono un trio di Lamezia Terme nato nel 2008 come progetto acustico e passati all’elettrico nel 2010. “Cherries & Broken Asses” è il loro EP di debutto, registrato l’anno scorso.

Sette pezzi che affondano le loro radici in un mix di grunge, alternative, noise rock e hardcore. Melodie discordi, riff semplici e brutali di chitarra, basso pesantemente distorto e batteria lanciata a testa bassa. Voce roca e gridata, ma completamente sepolta dagli strumenti. L’apertura è affidata al gustoso di riff “Fandong”, pezzo energico e dotato di groove con tuttavia un assolo non all’altezza. Si prosegue con “Fhranciskina’s Son”, pezzo hardcore grunge che richiama fin troppo i Nirvana, salvo nel break un po’ più dinamico. “This Tuck-O” vira invece sulla malinconia e a alla fine anche sulla noia, soprattutto per la perfomance vocale da dimenticare.
L’EP si riprende con “Ego Al Chiodo”, a parere di chi scrive il migliore fra tutti e sette i brani: hardcore vecchia scuola in italiano, breve e pestato così come dev’essere. La batteria incattivita e i riff ossessivi e furiosi pompano energia per tutta la canzone, mentre la voce può finalmente mettere a frutto le sue grida.
“Lucerna Tavioli” ributta giù il tutto: una ballad cupa a là Alice In Chains che non comunica niente di interessante. La band riprende un po’ di solidità con “Sidewalks”, in cui la voce procede a creare un pathos allucinato e inquietante su una base musicale lanciata in pieno thrash metal.
La settima canzone è un brano acustico “Bikini. Fast. Drive.”, un southern blues che è probabilmente l’unico a beneficiare della qualità di registrazione anni ’40 che affligge l’EP, appiattendo e smorzando i suoni. Per non parlare della scelta – o errore di mixaggio? – di seppellire la voce sotto tutti gli strumenti, al limite dell’inudibile. Un ottava traccia nascosta chiude l’EP portandolo inutilmente nel territorio del rock elettronico.

I DiCose hanno sicuramente degli spunti interessanti ma per funzionare devono fare una scelta, in primo luogo di genere: se proseguiranno sul filone grunge e alternative, avranno bisogno di suoni migliori e di un lavoro di arrangiamento decisamente più curato; se al contrario sceglieranno di buttarsi sulla vena hardcore allora sarà il caso di lasciar perdere il lato più depressivo e concentrarsi su groove e violenza.

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