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  • Chi è senza colpa

    Diretto da Michael R. Roskam

    Data di uscita: 19-03-2015

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Bob Saginowski (Tom Hardy) è un solitario barista di Brooklyn che lavora nel pub del cugino Marv (James Gandolfini). Il locale è da anni nelle mani della malavita cecena, inserito in un sistema di riciclaggio di denaro sporco. Una mattina, Bob trova un cucciolo di pitbull ferito e comincia a prendersene cura con Nadia (Noomi Rapace), sua vicina di casa. Nonostante il tentativo di condurre una vita normale, Bob viene coinvolto in una rapina andata male e si trova al centro di un’indagine che scava nel suo passato e in quello del quartiere.

Chi è senza colpa” è un film sceneggiato dal noto scrittore Dennis Lehane, che ha adattato il suo racconto breve “Animal Rescue”. Michaël Roskam dirige in modo asciutto una pellicola che punta tutto sulla lenta costruzione dei personaggi, usando gli elementi tipici del noir. Abbiamo un uomo dal passato oscuro, una donna che funge da fulcro per gli eventi, un vecchio criminale decaduto, un gangster senza scrupoli, uno psicopatico, un investigatore e un omicidio irrisolto.

È solo all’apparenza un crime movie: la vicenda criminale rimane sullo sfondo, mentre il film si concentra sulla figura di Bob e il rapporto con il cane, simbolo della sua possibilità di redenzione. È, infatti, subito evidente che dietro il suo carattere mite, Bob non sia ciò che sembra.

Tom Hardy è perfetto nel ruolo: riesce ad apparire timido e sommesso, senza ridurre l’intensità della sua presenza. Purtroppo, la sua performace è pregiudicata da un doppiaggio italiano non all’altezza. James Gandolfini, qui nella sua ultima interpretazione, risulta efficace, seppur con poca originalità, portando sullo schermo un Marv molto simile a Tony Soprano, ruolo che l’ha reso celebre. Noomi Rapace fa quello che può nel rendere credibile un personaggio appena abbozzato.

Il problema principale di “Chi è senza colpa” risiede però nel ritmo, monocorde e incapace di suscitare partecipazione emotiva in questo lento percorso di redenzione e salvezza, che porta a un fin troppo prevedibile climax finale. Probabilmente, è la stessa natura della vicenda narrata nel racconto breve, che viene molto dilatata, perdendo profondità narrativa, ad essere inadatta ad un lungometraggio.

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Contro

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