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Chi muore su Facebook vivrà in eterno

Chi ha un profilo su Facebook non muore mai. O meglio, pur morendo nella realtà materiale, vivrà per sempre nell’etere. Un po’ come nel film “Il Tagliaerba” di S. King.
Amen.

Succede, infatti, che la morte non sempre si faccia annunciare e chi non ha il tempo per sistemare le cose terrene, non ha neanche la possibilità di cancellare la propria identità dai social network.
Restano dunque aperte le pagine di persone non più in vita: profili che, ciò nonostante, si riempiono di commenti, inviti a giochi, frasette stupide, auguri per il compleanno da parte di persone che non sono state informate del triste evento. E ciò si risolve in un doloroso ricordo per gli amici “reali”, costretti a rivivere la dolorosa perdita, con la constatazione – amara – che nessuno potrà rispondere ai post lasciati su quella bacheca.

A ciò si aggiunge la razzia dei giornalisti, in caccia di fotografie, relazioni di amicizie, informazioni di qualsiasi tipo allorquando il defunto è al centro di un fatto di cronaca. Primo tra tutti il caso di Sarah Scazzi, che ha visto numerosi curiosi rovistare nella bacheca della ragazza, alla ricerca di frammenti di vita o altri elementi che potessero ricondurre alla verità dei fatti. Più che rispetto per la privacy, credo si dovrebbe prima ancora parlare di rispetto della memoria e del sentimento religioso.

Chi può cancellare il profilo dello scomparso? Solo lui stesso, purtroppo. A meno che gli eredi non inviino un certificato di morte e una richiesta ufficiale con raccomandata presso la sede legale del social network. Facebook, My Space, YouTube e le altre piattaforme, infatti, non hanno meccanismi automatici di cancellazione degli utenti che non sono più.

Quale soluzione dunque si affaccia per apprestare un meccanismo di maggiore tutela del consumatore? Se il social network non vuole aggiornare periodicamente gli elenchi dei propri iscritti con le liste anagrafiche, potrebbe disporre l’automatica cancellazione degli utenti che, per un periodo protratto, non abbiano posto in essere attività con il proprio account. Una sorta di eliminazione automatica come avviene con certi servizi gratuiti di email.

Ma questo passa per una sensibilità che, in questa epoca, sembrano avere in pochi. Le parole d’ordine sono “comunicazione”, “informazione”: e, in nome di esse, si cancellano anche i più basilari diritti.

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