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Chi vive sperando…

Dopo essersi fatti lungamente attendere e averci fatto pregustare l’evento per poi rimandarlo a data da destinarsi, finalmente i Disturbed approdano a Milano in occasione dell’unica data italiana dell’Indestructible Tour alle soglie di questa calda estate.
La scelta dell’Alcatraz come location per la serata sembra più che mai azzeccata in previsione di un’affluenza massiccia ma non debordante. Fortunatamente, vuoi per spirito di emulazione vuoi per rassegnazione, anche le tempistiche italiane si stanno lentamente, ma inesorabilmente adeguando a quelle nordiche, anticipando l’inizio dei concerti alla prima metà della serata, con grande soddisfazione dei giovani vecchi che al metal proprio non riescono a rinunciare, ma che l’indomani hanno un imprescindibile appuntamento con la sveglia.

Le poche note di apertura bastano a scatenare l’adrenalina dei fan e il dubbio negli affezionati. “Voices”, “Liberate” e “Just Stop” instillano, avvalorano e confermano le perplessità sulla qualità complessiva della performance: i volumi, indecorosamente altri, sporcano un suono già di per sé non cristallino e sembrano voler compensare un’evidente lacuna di stimoli che attanaglia il palco. Strumenti e voce viaggiano su binari paralleli, faticano a fondersi in un amalgama granitico che compensi le imprecisioni tecniche. David Draiman non lesina affetto per il suo pubblico, ma la dimensione live certo non giova alle sue qualità canore, rendendo la performance più che accettabile nelle parti veloci e graffianti, decisamente meno ispirata e convincente in quelle melodiche.

La setlist proposta scandaglia tutta la produzione dei quattro di Chicago, soffermandosi, con piacere degli astanti, sui primi lavori della band (“Prayer”, “Meaning Of Life”, “Remember” in versione acustica e “Stupify”). L’alternanza dei brani rende palese come i nostri non si siano granché evoluti nel corso degli anni e tentino di riproporre in chiave sempre più classica e accessibile quel crossover avanguardistico che li ha fatti conoscere e apprezzare dal grande pubblico ormai un decennio fa.

“Ten Thousand Fist” chiude il concerto in vista di un bis che non si fa attendere: “Indestructible”, l’assolo di batteria e l’indimenticabile “Down With The Sickness”, pezzo sicuramente più riuscito dell’evento, accomiatano gli astanti sudati per il mosh, delusi per le aspettative disilluse, esaltati perché al cuor non si comanda.

Voices
Liberate
Just Stop
Prayer
Meaning of Life
Land of Confusion (Genesis cover)
Remember
Stupify
Medley of Hell/Shout 2000 (Tears for Fears cover)/Criminal/Deify
The Game
Inside the Fire
Stricken
Ten Thousand Fists

Encore:
Indestructible
Drum Solo
Down with the Sickness

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