Home > Interviste > Chiamami col tuo nome | Incontro con Luca Guadagnino, Timothée Chalamet e Armie Hammer

Chiamami col tuo nome | Incontro con Luca Guadagnino, Timothée Chalamet e Armie Hammer

Luca Guadagnino arriva a Roma all’indomani delle quattro candidature agli Oscar ricevute dal suo “Chiamami col tuo nome” (“Call Me By Your Name”, qui la recensione): miglior film, miglior sceneggiatura (a cura di James Ivory, dal romanzo omonimo di André Aciman), migliore attore protagonista al giovane Timothée Chalamet, e miglior canzone originale (“Mystery of Love”, di Sufjan Stevens).

Con lui in conferenza stampa, anche Chalamet e l’altro protagonista del film, Armie Hammer. “Chiamami col tuo nome” mette in scena la storia d’amore tra il 17enne Elio (Chalamet) e il 24enne Oliver (Hammer), sullo sfondo dell’estate italiana del 1983: il fortunatissimo percorso del film è iniziato ormai un anno fa al Sundance e poi alla Berlinale; oggi, nel giorno dell’uscita, vanta già nutrite schiere di giovani fan attivissimi sui social (e nel mondo reale, visto il bel gruppo di cacciatori d’autografi di fronte al romano Hotel de Russie dove si è tenuto l’incontro).

A Luca Guadagnino piacciono le parole ricercate, Timothée Chalamet sembra un ragazzo eloquente e appassionato, Armie Hammer parla poco ma quando lo fa dice cose decisamente interessanti. Al trio la parola (qui anche il nostro livetweeting dalla conferenza).

Una storia d’amore gay, una storia universale, una storia sulla famiglia?

L. Guadagnino: Innanzitutto non penso che sia un film su una storia d’amore gay, senza nulla togliere ai film sulle storie d’amore gay. Penso piuttosto che sia un film sull’aurora di una persona che diventa un’altra persona, sul momento aurorale in cui ci si trasforma. Mi piace anche pensare che sia un film sul desiderio, e il desiderio non conosce definizioni di genere. E infine sì, è un film sulla famiglia, direi addirittura che con “Chiamami col tuo nome” mi sono avvicinato a un canone che ammiro da sempre, quello disneyano: un certo tipo di racconto emotivo nel quale il nucleo familiare rappresenta un luogo in cui ci si migliora a vicenda. Penso ad esempio alla trilogia di “Toy Story”: cos’è se non la storia di un gruppo di misfits, di disadattati capaci di creare un tessuto connettivo e diventare una famiglia?

La storia di “Chiamami col tuo nome” è ambientata nel 1983: l’apertura mentale che vediamo nella famiglia di Elio è figlia del 68, delle rivoluzioni culturali degli anni 70. Oggi forse ci sembra strano che dei genitori abbiano una tale capacità di trasmettere ai figli un sapere anche emotivo, ma la rappresentazione di queste dinamiche familiari è stata proprio uno dei motivi che mi hanno spinto a girare il film.

L’estetica di “Chiamami col tuo nome”

L. Guadagnino: Per me la cosa più importante è il movimento all’interno del quadro, ovvero come prende vita la scena a partire dai singoli elementi che la compongono, dall’umano che si muove nello spazio. Col tempo ho imparato che mi piace, insieme agli attori, dimenticare la sceneggiatura e ricominciare sempre da capo, e tessere con loro la tela della sequenza. Questa però è solo la prima fase, poi c’è il montaggio con il mio caro amico Walter Fasano. Al montaggio bisogna fare in modo che la tela tessuta sul set, e in particolare la verità che risiede nel lavoro degli attori, venga esaltata al massimo, portata fuori e resa scintillante. Io e Walter abbiamo una passione per l’immaginario decostruttivista, per la dissonanza: in questo senso, direi che il nostro obiettivo è trovare nella dissonanza un’armonia.

Gli attori protagonisti: Timothée Chalamet e Armie Hammer

T. Chalamet: Ciò che più mi ha attirato nel progetto è stata la possibilità di lavorare con Luca Guadagnino. Già è raro, per un attore della mia età, poter interpretare ruoli di questo genere, e lo diventa ancora di più se si aggiunge la presenza di un regista come Luca. Credo che come attore il mio compito sia rendere giustizia al personaggio e alla storia, restando aperto all’esperienza ma senza sentirmi vulnerabile. Nel caso di “Chiamami col tuo nome”, poi, sentivo anche la responsabilità di portare sullo schermo un romanzo che aveva avuto un enorme successo.

Ho parlato molto con Luca del monologo finale del padre di Elio, che nel film è interpretato da Michael Stuhlbarg: per me era un monologo sull’amore, secondo Luca invece parlava del dolore. È interessante. Quella parte mi aveva profondamente colpito già alla lettura del libro cinque anni fa, l’aveva sottolineata praticamente tutta.

Quando penso a Elio, mi fa un po’ sorridere il fatto di non aver mai vissuto una storia d’amore appassionata come la sua. “Chiamami col tuo nome” racconta un momento d’amore straordinariamente intenso, che va al di là dell’orientamento sessuale: può essere amore etero, amore gay, o amore per le pesche (capirà il riferimento chi ha visto il film, ndr). L’amore va al di là delle definizioni, delle etichette e dei confini, è qualcosa di organico. Senza dimenticare che nell’amore c’è anche il dolore. E questo ci riporta ancora una volta alle parole del padre di Elio.

A. Hammer: Luca ha una grande capacità di equilibrio, con lui si può lavorare in straordinaria libertà. La scelta di girare con un unico obiettivo 35mm – e qui voglio citare anche lo straordinario direttore della fotografia Sayombhu Mukdeeprom (thailandese, collaboratore abituale di Apichatpong Weerasethakul, ndr) – ci ha dato modo di muoverci come volevamo negli spazi a disposizione. Gli interventi di Luca erano sempre molto leggeri, mirati a mantenere la credibilità dell’azione, il suo giusto senso, attraverso domande che raramente un attore si sente porre: “in questo momento dove ti trovi, dove sei con la testa?”

Verso gli Oscar: le quattro candidature ricevute dal film

L. Guadagnino: Siamo felici e orgogliosi, cos’altro si può dire? Condividiamo il risultato con tutta la troupe che ha reso possibile questo film. Il percorso di “Chiamami col tuo nome” insegna come a volte la passione e l’inaspettato vadano mano nella mano.

T. Chalamet: Per me è incredibile. Come giovane attore, è molto bello ricevere dei segnali che ti incoraggiano a proseguire. Ora mi godo il momento.
__________

A cura di Valentina Alfonsi, Davide De Maina

Foto: Giovanni Marotta

Scroll To Top