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  • Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente

    Diretto da Daniele Luchetti

    Data di uscita: 03-12-2015

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L’aspetto più interessante di “Chiamatemi Francesco – Il Papa della gente“, il film diretto da Daniele Luchetti e dedicato alla vita dell’attuale pontefice Jorge Bergoglio, non è cinematografico ma produttivo: Medusa, che lo distribuirà nelle sale a partire dal 3 dicembre con ben 700 copie, ci ha investito 15 milioni di dollari e le quindici settimane di lavorazione hanno portato la troupe fino in Argentina.

“Chiamatemi Francesco” avrà prevedibilmente anche una versione lunga pensata per la televisione (quattro puntate da 50 minuti) ed è già stato venduto in quaranta paesi. In più, in libreria arriverà contemporaneamente un romanzo tratto dalla sceneggiatura e firmato dal direttore editoriale della TaoDue, società del gruppo Mediaset produttrice del film, Giorgio Grignaffini.

Il Vaticano non ha collaborato in alcun modo allo sviluppo del progetto, ma il camerlengo ha visto il film finito definendolo «veritiero» e la prossima settimana “Chiamatemi Francesco” sarà proiettato ufficialmente in Sala Nervi alla presenza di settemila non meglio identificati bisognosi (così li definisce il produttore Pietro Valsecchi).

Insomma, benché alla presentazione del film tutti si affannino a ribadire come l’idea venga dal genuino desiderio di esplorare una personalità illustre e indubbiamente interessante del nostro tempo, l’impressione è che “Chiamatemi Francesco” sia soprattutto un’abile trovata commerciale pre-natalizia che farà la gioia di molte parrocchie.

Ok. Ma il film com’è? Un biopic molto classico, che parte dall’arrivo di Bergoglio a Roma poco prima del conclave che lo renderà Papa, e poi torna indietro per raccontare (in maniera non particolarmente approfondita, ma in 100 minuti — e con una sceneggiatura di stampo biografico — era impossibile fare di più) i terribili anni della dittatura militare di Videla, durante i quali il giovane Jorge era Padre Provinciale dei Gesuiti.

I due attori chiamati a interpretare Bergoglio in diverse età della vita, Rodrigo de la Serna e Sergio Hernández (lo abbiamo visto nei film di Sebastián Lelio e in “No” di Pablo Larraín), fanno un buon lavoro (appiattito dal doppiaggio), ma il livello artistico generale non di discosta mai da quello di una discreta fiction televisiva.

Da vedere? No. O almeno non al cinema pagando un biglietto.

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