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Chiara Dello Iacovo, da Sanremo a “L’Appena Sveglia Tour” [INTERVISTA]

PICCOLO RETROSCENA

Allora, premesso che sono un grande fan di Chiara Dello Iacovo e che aspettavo di intervistarla da eoni: è successo che, durante la nostra bella chiacchierata, il registratore ha detto CIAONE e si è disattivato a caso dopo dieci minuti, lasciandomi con addosso una frustrazione immonda, anche perché me ne sono reso conto una volta schiacciato il tasto rosso che chiudeva tutto. Immaginate la gioia che ho provato.
Chiara è una ragazza molto simpatica che non ama le interviste telefoniche, perché, mi ha detto, spesso i giornalisti travisano quanto dice.

“Non sarà il mio caso”, l’ho rassicurata, ancora ignaro del registratore traditore.
E così quella che segue è un’intervista scritta col solo auxilium della memoria.  Probabilmente a Chiara non piacerà, ma la buona fede c’è tutta.

Chiara sta presentando in giro per l’Italia “L’Appena Sveglia Tour”. Il suo primo disco è vera e propria perla del moderno cantautorato e fa ben sperare per il futuro della musica pop d’autore. Tutti la cercano e su Spotify fa incetta di ascolti.
Ho cercato di parlare con lei  un po’ di tutto e un po’ di niente, in maniera molto anarchica. Ecco quello che ci siamo detti.

Allora Chiara, intanto come stai?

Direi che sto bene! La fase del dopo Sanremo, come ho sempre detto, è sempre la più difficile. Sto affrontando il mio primo tour e sto scoprendo il mondo live, con tutte le problematiche ad esso connesse.

Nemmeno una data a Bologna, purtroppo…

Non ci sono ancora novità. Ci stiamo organizzando. Mi è piaciuto l’affetto da parte di tutti quando ho presentato il disco alla Feltrinelli. È una città in cui voglio tornare a suonare.

Sei legata musicalmente più a Torino…

Torino l’ho conosciuta prima di tutto durante un periodo trascorso alla Scuola Holden. Non è durato tanto, perché poi ho deciso di seguire la mia strada di cantautrice. È una città in cui mi sento a casa. Una città affascinante e magica. Bisogna stare attenti quando ci si trasferisce. C’è qualcosa di impalpabile che non ti fa familiariazzare completamente con questo mondo. MA, sottolineo, solo all’inizio. Poi,Ovviamente, amo anche Roma.

Per molti anni hai suonato musica classica. In che modo essa influenza il tuo lavoro?

Non lo influenza più di tanto. A 13 anni ho scoperto il pop e da lì ho capito che la mia strada sarebbe stata quella. Ho perciò un rapporto molto conflittuale con la musica classica. Lo dico con rammarico. Ovviamente il conservatorio mi è servito per imparare a suonare il pianoforte. Ho preso l’anno scorso il diploma di quinto livello.

Sei una musicista che vuole essere indipendente ed avere il controllo del proprio lavoro. Come hai vissuto la scelta di partecipare ad un talent, un mondo che a te non piace?

La scelta di The Voice (un talent che non ha un elevatissimo profilo mediatico, se vogliamo), è stata dettata da un momento della vita in cui mi sono sentita in dovere di mettermi alla prova. Era un periodo di stasi e avvertivo il bisogno di un cambiamento. Ci sono andata, ma con le mie regole. Sono stata eliminata prima delle semifinali, ma per me era andata anche troppo bene. Pensa che avevo pensato di suonare “Introverso” (che nel frattempo avevo già composto). L’eliminazione me lo ha impedito e, se vogliamo, è stata una fortuna, perché in questo modo ho avuto modo di esibirmi a Sanremo con quel pezzo.

È stato quando hai interpretato “Ti regalerò una rosa” di Simone Cristicchi che ti hanno eliminata…

Non avevo nulla da perdere. Come dice il nome, The Voice è un talent in cui si gioca soprattutto sul talento vocale. Io invece ho un altro stile. Ho quindi cercato di dare un’interpretazione molto personale.

Quasi teatrale, aggiungerei. Eri più attrice che cantante…

Sì, esatto!

Dopo quel video divertente in cui prendi in giro Ligabue, hai mai pensato di ripeterti come Youtuber?

Mai (ride). Erano video scherzosi in cui suonavo molte canzoni di Ligabue sullo stesso giro di accordi. Niente supponenza da parte mia, volevo solo divertire.

Però sei d’accordo con me e con molti altri critici nel pensare che la musica italiana odierna sia banale, soprattutto per quanto concerne il pop?

A parte Caparezza, non ascolto molta altra musica italiana. Sono artisticamente innamorata di Daniele Silvestri. Per il resto mi soffermo sui cantautori anni ’70. Purtroppo il moderno cantautorato pop italiano cerca di ricalcare lo stile inglese. Si crea un a linea melodica strumentale e ad esso si fa adattare la voce. Col classico metodo “asganaway” (ride). Io cerco un approccio più integrato tra musica e testo. Mi piace pensare che le mie canzoni nascano con tutte le componenti che vanno in parallelo.

Non usi il solito giro banale…

Io, in realtà, uso sin troppi accordi. È il mio modo di comporre. Non sempre può essere visto come pregio. Probabilmente, crescendo, limerò questo aspetto. Il difficile è risultare semplici senza essere banali.

A me piace tantissimo “Soldatino”…

È una canzone che ho scritto dopo l’ultimo anno di liceo.  Mi trovavo in quella fase strana in cui stavo decidendo che cosa fare di me. Più o meno è dello stesso periodo de “La mia Città”, dal punto di vista cronologico.

Il video lo trovo geniale…

E dire che è stato fatto in pochissimo tempo durante una pausa pranzo. Avrai notato infatti che il montaggio praticamente non c’è. Molto semplicemente, mostra un’unica inquadratura.

Senti, e che mi dici della tua scelta di andare in Nazionale Cantanti?

Mi è sempre piaciuto giocare a calcio, ma i miei non hanno mai voluto. Per molto tempo ho giocato a basket. Aver raggiunto il successo mi dà un’opportunità di rivalsa (ndr: Chiara è la prima donna a fare parte della Nazionale). Vorrei inoltre ricordare che l’iniziativa della Nazionale Cantanti è rivolta alla beneficienza e quindi è sempre utile partecipare. E poi oh, che cos’è ‘sta storia che le donne non possono giocare a calcio? (ride).

Allora io ti faccio tanti auguri per il futuro e ti imploro di passare da Bologna!

Ci proverò! E grazie.

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